Diabolus Hotel


Foto di Lorenzo Barberis 2012

Un ultimo post sulla mostra "Diabolus In Musica 2012" per mettere in risalto la nostra eccellente location, l'antico albergo Lion d'Oro di Mondovì Piazza. Il nome fa pensare a un'origine dell'albergo piuttosto remota, pre-ottocentesca, poiché Lion d'Oro derivava di solito da Li On Dort, Lì si dorme.




Nel 1879 ad ogni modo l'hotel aveva ospitato Carducci, reduce dal suo "Inno a Satana", che dedicò alla città i versi "Al dolce Mondovì (t)ridente". E l'hotel ha di sicuro un'aria vagamente diabolica, a cominciare dal portale d'accesso che accoglie i visitatori con una stella rovesciata. Anche le scale sono riccamente decorate con affreschi, come pure le stanze, che però non ho avuto modo di fotografare.




La decorazione ricorrente è questa grottesca in cui dei Delfini-Draghi (simili a quello che staziona a Breo, davanti a San Pietro, anche lui della fine dell'Ottocento) guizzanti attorno a una coppa graaliana incoronano un cigno bianco racchiuso in una cornice centrale. Una serie di simboli piuttosto enigmatica: i delfini, ricorrenti molto nelle decorazioni cittadine, possono richiamare il tema del Drago, alchemicamente legato alle correnti di energia che a Mondovì scorrerebbero copiose; il cigno, specie bianco, è qui piuttosto misterioso. Il Cigno Nero è tuttavia il primo ordine iniziatico fondato dai Savoia, a metà del Trecento, e soprattutto nel Lohengrin un Cigno Bianco trascina l'eroe omonimo al suo ingresso trionfale.





Nel mito arturiano Lohengrin è il figlio di Parsifal, il Par Si Foul, Puro e Folle, ritrovatore e custode del Graal.  La sua prima apparizione avviene nel Parzifal (1210 c.) del cavaliere Wolfram Von Eschenbach, ritenuto molto vicino ai templari: egli, simbolo di purezza, va vestito di bianco, su una nave trainata da un bianco cigno, alla ricerca del Sacro Graal.

Nel mito più noto che lo riguarda tuttavia egli giunge - sulla nave del cigno - alla corte di Enrico l'Uccellatore, sui primi del 900 d.C., per salvare dalle calunnie Elsa di Brabante, accusata di aver ucciso il fratello. Egli sfida e uccide il suo accusatore e la sposa, ma poi lei gli domanda il suo nome (cosa che lui le aveva proibito di sapere). Egli lo rivela, ma poi deve lasciarla, e tornare alla Montagna Sacra dei cavalieri del Graal.

Il mito riscrive, ovviamente, quello di Amore e Psiche, con in più un sottotesto templare. I cavalieri del "convento delle bianche stole", l'ordine iniziatico interno ai templari, di cui Lohengrin (come Parsifal, più simbolo però dei Catari, "i puri") è indubbiamente un simbolo, possono agire nel mondo solo in modo segreto; se la loro identità è scoperta e sono costretti a palesarsi, devono ritornare nell'ombra che gli compete. Il Cigno Bianco (palese) deve ri-divenire un Cigno Nero (occulto).




Quindi un indizio, l'ennesimo, del ruolo templare di Mondovì? Appare possibile pensarlo, anche perché nel 1848 Wagner aveva celebrato la grande rinascita del mito templare di Lohengrin, e le decorazioni dell'Hotel risalgono probabilmente al secondo Ottocento, poco prima di quando deve averle viste lo stesso Carducci. La A inscritta nel cerchio che ricorre su parte della mobilia, che ha certo altra motivazione formale, ricorda del resto molto da vicino il compasso della massoneria.

Insomma, una sede indubbiamente ermetica, che sono contento ci abbia ospitato per questo sogno di una notte di mezza estate.


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