Generation Lost


"Lost Generation" della Marvel (2000)

Mentre ero via a Lione, tra il fervore dello spirito olimpico di Londra ZION, pardon, 2012, il premier Mario Monti ha avuto modo di dichiarare per una volta la verità sullo stato attuale delle cose. A una domanda dell'intervistatore sulle misure che avrebbe preso per risolvere la situazione pensionistica degli attuali trenta-quarantenni, il capo del governo ha replicato che non farà nulla, se non qualche placebo, dato che si tratta di fatto ormai di una "Lost Generation". Al limite, quando i Baby Boomers saranno defunti, e saremo noi, forse, in (mezza) pensione, ci sarà uno spiraglio per un miglioramento per chi verrà.

In effetti era una cosa piuttosto evidente, e del resto altrove il termine "Lost Generation" è già diffuso per definire i nati tra il 1970 e il 1989. Ci fanno pure dei film, per dire: vedi sotto. Cosa dire? In fondo, è un sollievo che abbiano trovato una soluzione all'incognita, promuovendoci dalla definizione di X Generation del 1991 a qualcosa che ha, comunque, una definizione.



Peccato che, ovviamente, non si tratti di un nome originale: la Lost Generation era già quella della Prima Guerra Mondiale, secondo la definizione fornita da Gertrude Stein negli anni '20. Quella dopo, del resto, era la Beat Generation, la generazione battuta e beata. Forse le definizioni sociologiche hanno sempre un penchant per l'apocalittico, ma del resto appare giustificato per chi ha vissuto le due prime guerre globali, e del resto la definizione di Baby Boomers era ispirata invece all'ottimismo: quindi c'è il rischio che l'etichetta riciclata si riveli abbastanza credibile.



Forse c'è stato un altro elemento che ha sedotto mari e Monti alla nuova definizione: "Lost", ovviamente, il grande serial televisivo degli anni 2000, dal 2004 al 2010, concluso appunto col finire della sua decade. "Lost" è in effetti divenuto un forte identificativo generazionale: inaugura e segna il passaggio a una diffusa serialità televisiva "artistica", ma rielabora al contempo il presupposto televisivo "basso" degli anni 2000, il reality show, un'"Isola dei famosi" nel mondo reale. E poi, ovviamente, la caduta di un aereo che spazza via ogni certezza, e fa cadere in un turbillon di speculazioni complottistiche: il 9/11, naturalmente.

Ai sociologi e ai tecnici, forse, ha interessato più il fatto che la X Generation, in effetti, ciondolava nel nulla, sull'ultima spiaggia deserta del precariato esistenziale, collassando come i nullafacenti protagonisti dei reality, ma con problemi di sopravvivenza più simili a quelli dei naufraghi del patriarca Abrams. Non c'è che dire, la corrispondenza è perfetta: del resto, anche in questo caso, giunti al punto in cui siamo della nostra Lost Story si può ormai dire con certezza che il finale sarà deludente.

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