Lyon D'or(t)


Place Bellecour, Luigi XIV


Fotografie di Lorenzo Barberis 2012

In mancanza d'altre nuove, per ora, torniamo a spulciare un po' di foto di Lyon. Oggi tratterò a grandi linee della "città templare", sospesa ai due lati della Saona, tra Vieux Lyon e Bellecour (vedi cover) città invisibile ormai cancellata ma sempre presente subliminalmente nei riferimenti di questa zona lionese.

Gli hotel che si chiamano Lion d'Or, Leone d'Oro, sono solitamente eredi di locande piuttosto antiche: nel '600 infatti i primi alberghi erano definiti tutti "Li On Dort", lì si dorme, da cui la successiva, nobilitante evoluzione. Il nostro hotel a Lyon, il Kyriad, era un grazioso hotel del centro, con bel bar-ristorante a tema dei Lumiere. Mi è piaciuta però soprattutto questa scritta sulle pareti dei vari piani, all'altezza degli ascensori, che sembrava un invito a prendere la propria visita della città come una esplorazione esoterica.


Questo è l'atrio della storica Gare Perrache, il landmark del centro storico cui il nostro albergo era attaccato. La stazione è storica, ma ha subito un pesante redesign non solo moderno, ma quasi futurista, come mostra il lampadario centrale, simile a una sorta di discoteca cyberpunk.


Place Carnot, la piazza immediatamente antistante la stazione (dove il terrorista anarchico italiano Sante Caserio assassinò il presidente della repubblica Sadi Carnot, nel 1894) è contraddistinta da questa statua della Repubblica decisamente ermetica, eretta poco prima, nel 1889, come si legge anche dalla foto.


Sul basamento della statua difatti fa bella mostra di sé tra due cornucopie questo triangolo ermetico, dove da un Occhio onniveggente pende a piombo in una sorta di pozzo una specie di Pendolo: in realtà, lo strumento che serviva alle corporazioni muratorie per tracciare mura diritte. Un simbolo massonico equivalente alla Squadra, dunque, ma che qui appare con una interessante forma variata. Per dissimularlo meglio, o per un preciso messaggio ermetico? Da appassionato del Pendolo ermetico per eccellenza, ovviamente, spero proprio nella seconda ipotesi.


Da Place Carnot si diparte via Victor Hugo, altro pezzo da novanta legato alla realtà lionese. Per rendere onore all'autore del Gobbo di Notre Dame, la via è ricchissima di bafometti decisamente inquietanti, come quello qui sopra, che spuntano qua e là dalle facciate.


A metà di Via Hugo troviamo il monumento ad Ampere, il lionese scopritore dell'Elettromagnetismo: una composizione anche qui abbastanza ermetica, con tanto di doppia fontana con sfinge che custodisce il monumento dell'elettroalchimista. Il percorso avviato a Mondovì dall'abate Beccaria nel 1750 si conclude in qualche modo con Ampere, nel 1799, e le sue definitive scoperte, che danno al flusso elettromagnetico anche il nome del suo sistema di misura.

Vicino alla statua dell'elettromagnetista mi è capitato un incontro curioso: con ben tre volanti e nove agenti la polizia lionese ha bloccato la zona ed arrestato un signore dall'aspetto abbastanza innocuo, seduto a pochi passi da dove sostavamo noi. Questi non si è scomposto e ha dato il numero del suo avvocato; non ci siamo trattenuti a vedere come finiva. Spero comunque fosse anche lui un faccendiere occulto alla Aglié, piuttosto che un banale boss del narcotraffico locale.



Alla fine comunque si giunge in Place Bellecour, dove sotto il monumento a Luigi XIV trionfa la Francia con annesso Leone, simbolo lionese che appare un po' dappertutto.


Dalla "bella corte" della centrale Bellecour ci si può addentrare nei quartieri templari, di cui ho già postato due foto nel post precedente. Come ho già avuto modo di dire, nulla resta, se non il nome, della Rue du Temple e della Rue du Port du Temple, che chiudevano i quartieri dell'ordine nei pressi della Saona, di cui i templari controllavano i flussi di pellegrini e crociati (dall'altro lato del fiume, la loro antica Commanderie, poi passata agli ospitalieri). Da questo lato della Saona, invece, sono i Celestini ad essere subentrati ai templari, l'ordine del papa angelico Celestino V; e sebbene anch'essi soppressi con la rivoluzione, nella centrale piazza templare, l'attuale Place des Celestins, resta almeno il teatro costruito dai giacobini al posto della loro chiesa, ricco di dettagli piuttosto esoterici come le due sfingi lionesi che circondano il mascherone della facciata.


La cosa più curiosa e inquietante è però questo bar dell'area ex-templare, ovviamente intitolato al Leone, ma che presenta una curiosa scelta per la birra Thurn Und Taxis, che come sa chi ha letto "L'incanto del lotto 49" (1965) di Thomas Pynchon, il modello del Pendolo di Foucault echiano, è la famiglia sospettata di ordire un complotto mondiale per il controllo dei mezzi di comunicazione.


Passando dall'altra parte della Saona, verso la Vieux Lyon medioevale asserragliata sulla collina, non si può mancare di apprezzare, nel ponte pedonale, questo bel graffito di una ragazza che si spara alla tempia che invita implicitamente i passanti a compiere suicidio (rituale?).


Il ponte pedonale ci sbarca proprio alle spalle della Cattedrale, nei pressi del Palazzo di Giustizia, in tipico stile di tempio neoclassico ottocentesco.


La cattedrale di Saint Jean è ancora ai limiti dell'area templare, e comunque molti negozietti ci marciano ancora, esponendo discretamente in vetrina il sigillo dell'ordine come specchietto per le allodole per gli iniziati.



Saint Jean, orologio esterno ed interno

A Saint Jean non mancano i bafometti, come ho evidenziato con foto nel precedente post lionese; ma la cattedrale si distingue soprattutto per il più antico orologio astronomico francese, presente al suo interno. Da qui si diparte poi la rue Saint Jean, il fulcro del centro storico, da cui si ramificano i celebri ed ermetici traboules.




Il cuore della città templare è lì vicino, a Place de la Commanderie, centro di comando templare poi passato agli ospitalieri, con la chiesa (neo)gotica di San Giorgio che, pur non essendo originale ma ottocentesca, fa comunque la sua figura. Anch'ella ha i suoi bafometti, e in particolare è curioso uno, con la singolare forma di elefante, dato che Huysmans sosteneva che Fourviere, il landmark simbolo di Lione edificato sulla collina dopo il 1870, fosse un "elefante rovesciato". Forse una iniziatica connessione tra i due luoghi...


E a concludere il percorso della città templare non può mancare il discreto edificio della Sinagoga, anch'essa ai margini del "Leone templare" della città che, seppur cancellato dalla storia, "dorme" sotto la nuova città che l'ha sepolto.

Post più popolari