Only Lyon


Lorenzo Barberis, "Only Lyon" (2012)

Finalmente tornato da Lione posso scrivere un aggiornato e personale resoconto sulla capitale esoterica dei cugini francesi. Avrei potuto integrare il post precedente, ma ho preferito una riscrittura (in progress) che rendesse meglio ragione delle mie nuove scoperte.


Lorenzo Barberis, "Doppio Triangolo" (2005)

Lyon forma, con Torino e Ginevra, il triangolo "minore" (per dimensioni) dell'esoterismo europeo, mentre Ginevra, Londra e Praga formano quello "maggiore". In entrambi i casi, si tratta di due triangoli isosceli rettangoli, due mezzi quadrati tagliati sulla diagonale, insomma. Il vertice assoluto è dunque il lago di Ginevra, in cui i due triangoli convergono, formando una croce sulla Roma della Riforma: e anche tutte le altre città sono accomunate da un particolare collegamento con l'eresia protestante, oltre che con l'esoterismo.

Lione, in particolare, ha un legame particolarmente intenso con Torino, a parte il recente e combattuto TGV: le accomuna infatti il legame con uno dei due animali sacri simbolo della regalità egizia, nel suo caso ovviamente il Lione. Il Leone come allegoria della città è presente in Lyon in modo ancor più insistito di quanto avvenga per il Toro a livello torinese; e in generale, come vedremo, gli animali simbolici svolgono un ruolo particolare nell'esoterismo cittadino.

A Torino l'accomuna inoltre il fatto di sorgere sulla confluenza di due fiumi, uno maschile e uno femminile: il Rodano e la Saona. Un fatto che solitamente produce una particolare affluenza di duplici energie, maschili e femminili, in un luogo, accentuandone la natura magica. A Lyon, i due fiumi tripartiscono di fatto la città, come diremo meglio oltre: la collina della vecchia Lione al di là della Saona, la penisola ottocentesca tra i due fiumi, e la città moderna al di là del Rodano.


Asterix visita Lugdunum nell'albo "Il tour di Gallia" (1965), dove Beaufix, il leader dei galli sotto l'occupazione romana fa perdere le tracce ai romani nei Traboules gallici (evidente citazione della resistenza...)

L'origine del nome di Lyon in verità è celtica, Lug-dunum nella sua versione romanizzata, fortezza del dio Lug, Lvx, dio solare della Luce, che del resto ben si sovrappone alla sfinge leonina dei faraoni egizi, incarnazioni terrene del dio sole. Fondata nel 600 a.C. (secondo la tradizione dal druido Momoros), la città mostra tracce di presenza di commercianti romani verso il 200 a.C..


Lorenzo Barberis "Anfiteatro di tutte Gallie a Lugdunum" (2012) 

Nel 43 a.C. avviene la conquista ad opera di Cesare, cui segue la nomina a capitale della Gallia (16 a.C.) con conseguente costruzione del santuario di tutte le Gallie sulla collina della Croix Rousse (dal nome di una croce medioevale, forse templare, poi perduta) e del vicino anfiteatro con i posti per le delegazioni delle sessanta tribù galate, che si riunivano qui ogni primo d'Agosto per celebrare le rituali feste solari di Lug.


Lorenzo Barberis, "Teatro e Odeon di Lugdunum" (2012)

Sulla collina di Fourviere, simmetricamente, venne edificato appunto il Forum Vetus, il foro romano, il Teatro di diecimila posti, cosa che fa pensare a una città di centomila abitanti per la Lugdunum celto-romana. Il vecchio Foro e la Croce Rossa, le due alture, che saranno poi nominate dal Michelet "la collina che prega" e "la collina che lavora", per la loro duplice successiva specializzazione, replicano dunque la duplicità delle acque lionesi anche nelle sue duplici alture.

Nasceva inoltre nella città di questi anni, nel 10 a.C., il futuro imperatore Claudio, che sarà quarto imperatore della dinastia Giulia fondata da Cesare e Augusto, il primo a non essere di origine italica, che nel 54 verrà detronizzato da Nerone, che porterà la dinastia alla sua rovinosa fine. Nel suo regno, egli concesse inoltre la cittadinanza romana agli abitanti di Lugdunum, favorendo l'ulteriore sviluppo della città nella sua primazia nelle Gallie romane.

Nel 100 d.C. a Lione sorse infatti anche l'Odeon musicale, con tremila posti, sempre sulla Fourviere, accanto  segno della prosperità del centro ermetico romano: unico edificio di questo tipo nelle Gallie, segno della centralità del centro romanizzato.


Santa Blandina e i Leoni di Lione.


La centralità di Lione si rimarca anche nella nuova era cristiana: verso il 170 d.C. la città è il luogo della prima diffusione del cristianesimo in Gallia, e nel 177 d.C. vi sono i primi martiri, nell'Anfiteatro della Croix Rousse,  con la figura di Sainte Blandine, che viene sottoposta a martirio nell'arena ad opera prima di Leoni, poi di Tori feroci, forse un rimando simbolico alla triade Leone-Toro-Vergine / Lyon-Torino-Ginevre. Il tema figurativo di Blandine è molto diffuso nell'arte francese, trattato anche in figurazioni moderne che sono più esplicite nel riconoscerne la natura simbolica.

Dopo Blandine, la figura egemone della scena lionese diventa Ireneo, vescovo della città, uno dei primi teologi cristiani, e il primo ad occuparsi delle eresie gnostiche che qui erano presumibilmente fiorenti nel suo "Adversos Aeresis" (180-190 c.). Del resto, Lione è vicina alla Provenza, dove avrebbe predicato, secondo il mito, la Maddalena, giuntavi a Marsiglia, venerata dagli gnostici quale più autentica versione del cristianesimo. Da qui, prospererà poi il culto della Maddalena quale custode del Sang Real, che diverrà il centro dell'esoterismo moderno, sfruttato anche dalla corona francese per proclamarsi erede della stirpe davidica.




Ireneo di Lione, in tenuta crociata.
La casa che brucia sullo sfondo
forse è di qualche eretico impenitente.


Di lì a poco, comunque, un altro lionese sarebbe divenuto imperatore, Caracalla, il quale (forse anche in virtù della sua natura di "provinciale") nel 200 d.C. estese a tutti i sudditi dell'Impero la cittadinanza romana, favorendo il consolidamento della cultura romana e classica nell'Europa ancora celtica, benché politicamente, nell'immediato, la mossa non fu sufficiente ad evitare la crisi imperiale.



Santa Eulalia crocifissa a X,
 dai bassorilievi dell'omonima
cattedrale di Barcellona.

Col crollo dell'impero, Lione venne occupata dai Burgundi (430) che ne fecero la loro capitale (461),  causando il declino del centro sul modello di quanto avveniva anche altrove. Ma con l'avvento dei Merovingi, verso il 534, la città si conferma nel suo antico ruolo sacrale: Roi Child-ebert dei Merovingi infatti portò in città dalla Spagna, nel 547, la reliquia di Sant'Eulalia, istituendo una chiesa che diventerà poi la Comanderia dell'Ordine Giovannita dei Cavalieri di Malta, erede dei templari. Eulalia, come Blandine, è un simbolo stesso delle martiri del periodo glorioso delle persecuzioni, forse figura della Maddalena stessa e comunque, in una chiave "sang-realista", del principio dell'eterno femminino che ella simboleggia.

Dopo un certo tono minore della città sotto i carolingi, forse legato alla cancellazione dell'antica sacralità merovingia, il ruolo di Lione si accentuò col millenarismo: la città divenne infatti lo snodo francese del sacro cammino di Santiago di Compostela, e da qui iniziavano il Cammino iniziatico i pellegrini francesi, sotto la benedizione della Vergine Nera di Notre Dame de Fourviere, antico retaggio della Dea oscura celtica. 




Il Lux Lucet In Tenebris valdese, l'Ex Tenebris Lux massonico

Il perdurare della sacralità lionese contribuì al particolare riconoscimento papale, che nel 1078 rese il suo vescovo Primate delle Gallie, memoria dell'antica supremazia pagana; titolo che si conserva tuttora. Nel 1157 egli assommò anche il potere temporale, fattore che forse fu scatenante nel suscitare in città il più resistente movimento cataro, che sopravvisse alle persecuzioni antiereticali del Duecento: i Poveri di Lione di Pietro Valdo, anche detti Valdesi. 

Il movimento, simmetrico ai "poveri cavalieri di Cristo del Tempio di Salomone", ovvero i Templari provenzali del 1118, mirava a divenire una mascheratura apparentemente meno esoterica di fronte alle incombenti persecuzioni, e infatti sopravvisse alla grande crociata albigese del '200 fino ai nostri giorni. Il suo motto, "Lux In Tenebris", alludeva al mito dell'Israele delle Alpi, ovvero della vera fede (gnostica) conservatasi nella Provenza catara; in seguito il motto sarà ripreso dalla massoneria, con allusione anche alla sopravvivenza segreta dell'ordine templare all'interno delle corporazioni muratorie.

Poco prima della nascita dei Valdesi, comunque, nel 1168, era attestato il sorgere di una cappella cristiana sulla pagana Fourviere, presso l'antico tempio di Cibele, forse non casualmente vicino all'emergere della grande eresia tardo-gnostica. Su quella prima presenza sorgerà il grande santuario tardoottocentesco.



Lorenzo Barberis, "Rue des Templiers" (2012)


Nel 1236 abbiamo la conferma dell'edificazione di un convento templare, presenza forse preesistente almeno dagli inizi del '200; oltre alla Rue des Templiers, i templari lionesi controllavano i traffici fluviali della Saona, nei pressi della quale sorge Rue du Port du Temple. Poco dopo, forse in connessione con la preziosa presenza templare, Lyon diviene libero comune (1240), che ne facilita la prosperità commerciale e prelude alla grande stagione dei concili lionesi.



Lorenzo Barberis, "Rue Du Port Du Temple" (2012)


Nel 1245, poco dopo la conclusione della crociata di Simone di Montfort, vinta con la presa di Montsegur nel 1243, a Lione si tenne infatti un primo Concilio Ecumenico per riorganizzare la cristianità. Un secondo venne convocato nel 1274, cui partecipò il santo eremita Pietro di Morrone, poi papa angelico col nome di Celestino V (cantato da Dante, e costretto al "gran rifiuto" dal diabolico Bonifacio VIII). Il mistico papa incontrò i Templari, che si difendevano nel concilio da un primo tentativo di soppressione e fusione agli Ospitalieri, che per il momento fu scampato. Dall'incontro forse nacque una qualche iniziatica alleanza segreta.



Lorenzo Barberis, "Theatre Du Celestins" (2012)


Di questo rapporto tra i templari e il papa angelico infatti resta traccia nella centrale Rue des Celestines e nell'omonimo teatro, vicino appunto alla Rue des Templiers. La zona infatti era l'imponente quartiere templare della città, e il teatro sorge al luogo della chiesa dell'ordine: il palco prende il posto dell'altare centrale. Dopo lo scioglimento dell'ordine, a Lione i possedimenti del tempio non andarono infatti solo ai cugini legalitari, i Giovanniti, che occuparono l'antica comanderia templare (e l'attuale chiesa di San Giorgio) ma la più parte all'ordine dei Celestini fondato dal Papa Angelico frattanto asceso (e prontamente disceso) al soglio pontificio; e qui rimarranno fino al suo scioglimento nel 1779, passando poi al potere civico, che vi erigerà il laico (e un po' massonico) teatro, forse anche in un pizzico di spregio antireligioso.



Lorenzo Barberis, "I Bafometti di Saint Jean" (2012)


Il 1307 che segna l'avvio del processo templare, comunque, è una data significativa: Lione infatti passò sotto il dominio della corona di Francia di Filippo il Bello, e al contempo vi si tenne il conclave che portò all'elezione a papa di Clemente V, primo papa della cattività avignonese, vicino al sovrano francese.

Il ministro francese che si occupa dei templari di Lione è il Chevrier, il "Caprone", forse nome dal significato simbolico. Del Tempio di Lione non si parla molto al processo, nonostante cruciale per i traffici d'Outremer: forse proprio per quello.

Nel 1316, dopo la repentina morte del papa e del re responsabili della loro distruzione (forse per la "vendetta templare") si tenne sempre a Lione, sotto l'egida del dominante re di Francia, il conclave che portò all'elezione di Giovanni XXII (papa confermatore della cattività avignonese, il cui nome infatti non fu a lungo ripreso). Non a caso, il conclave si tenne nell'ex convento templare edificato nel 1236.

Nel corso del '300 si edifica inoltre la cattedrale gotica di San Giovanni, nome caro ai templari poiché connesso alla loro tradizione ermetica. Appare possibile che i mastri costruttori dell'ordine, reduci dalla "crociata di pietra" in Outremer e ormai dispersi, si siano riciclati anche qui nelle maestranze massoniche, influenzandone i potenti simbolismi gotici: in questo caso, ricorrono in particolare le stelle a cinque punte, sulla pavimentazione, riferimento esoterico per eccellenza, connesso al culto templare del Baphomet e alla forma pentacolare del Sigillo, appunto, di Salomone. Tale forma ricorre spesso, in forma accennata, nei portali di altre chiese lionesi, di matrice gotica e goticheggiante.

I bafometti posti a guardia della cattedrale, invece, si distinguono per essere rielaborazioni molto varie di differenti tipi di animali, cosa che rimanda a un certo polizoomorfismo dell'immaginario lionese.




Lorenzo Barberis, "Le tribolazioni dei traboules" (2012).
De l'Orme lascia la sua orma ermetica sulla città.


Con l'inizio del Quattrocento giungono a Lione anche diversi italiani in fuga dalla travagliata situazione della penisola, che importarono in città l'industria della seta, i cui lavoratori saranno detti Canuts, "canuti", forse nel senso di "antichi". Forse è possibile che, qui, sia in questa corporazione, ancor più che in quella muratoria, che i templari si siano rifugiati. 

Comunque sia, con gli italiani  ben presto giunsero sulla scena anche le banche fiorentine (1466), l'avvio dell'ars tipografica (1472) e con esse la cultura del rinascimento ermetico, creando intorno alla cattedrale il più grande quartiere rinascimentale d'Europa per estensione.

Questo del resto si doterà di una sua specifica e riconoscibile architettura:carriera ideando la rete dei Traboules (avviata verso nel 1494), i "trans-amboules", i condotti di trans-ambulazione, passaggi coperti che fanno penetrare nel tessuto urbano della città a partire dalla Rue Saint Jean che si diparte dalla cattedrale.

Una unicità costruttiva che non manca, sicuramente, di un richiamo iniziatico nel suo ingresso in un luogo celato e nascosto, quasi un simbolo della "fase latomica" della massoneria templare. L'idea del passaggio segreto, del resto, è segno in sé stesso di un luogo iniziatico e segreto. In questo, la città si lega a Torino, nota per la difficoltà con cui un "vero torinese" fa o meglio faceva accedere alla propria casa.



Lorenzo Barberis, "La Borsa di Lyon" (2012)


Lorenzo Barberis, "Rabelais, Hotel Dieu" (2012)

Il cinquecento lionese vede l'apertura della prima Borsa francese (1506).  Nel 1532-34 opera in città il grande esoterista e medico Francois Rabelais, che con lo pseudonimo di Alcofribas Nasier pubblica i suoi due capolavori, il Gargantua e il Pantagruel, le cui avventure sono subito messe all'indice dalla chiesa per gli elementi comici di cultura pagana ed ermetica. Pochi anni dopo, nel 1536, la forma del Traboule è confermata dalla ripresa autorevole dell'architetto lionese Philippe de l'Orme, il principale architetto del periodo.


Lorenzo Barberis, L'ermetica terrazza di Place Terraux (2012)

I traboules favoriranno le grandi rivolute urbane tipiche di Lione, imprendibile a differenza di quel che sarà Parigi, con la progressiva creazione di una opposta rete di strade ampie, spianate e senza vie di fuga laterali. Nel 1529 scoppia una prima grande rivolta, a cui fa seguito nel 1539 quella dei tipografi. Nel 1551 la città vede, come il resto di Francia, ulteriori scontri per le persecuzioni contro i protestanti. Sempre in chiave anti-protestante, nel 1630, verrà creata una nuova statua della Vergine Nera, che nel 1643 salverà la città dalla peste; nel 1646, nella Place Terraux destinata alle esecuzioni capitali, verrà eretto il nuovo Municipio, nuovo centro della città ormai vicino alla Croix Rousse, la collina che lavora dei Canuts. Saranno soprattutto loro a farne dei traboules un'arma determinante nelle loro periodiche rivolte urbane, importandoli dalle pendici di Fourviere alla loro nuova città di Croix Rousse.


Lorenzo Barberis, "Willermoz" (2012)

In una città templare come Lione, comunque, è normale che i fermenti iniziatici siano ripresi con forza con l'Illuminismo massonico. Nel 1750, venne iniziato in città il grande esoterista e avventuriero veneziano Giacomo Casanova; nel 1765 il Willermoz, fondò il suo rito scozzese rettificato, ispirato ai principi del Martinismo di Martinez de Pasqually, un massonismo mistico il cui altro grande adepto, Louis Claude de Saint Martin, soggiorno sempre a Lione ospite del Willermoz, nel 1773-4. Nel 1778 Willermoz convocò a Lione il grande congresso di tutte le Gallie (anche gli ermetisti massoni, come la chiesa e i pagani prima di loro, riconoscevano una certa centralità sacrale di Lione) che, unendo le logge italiane, francesi e svizzere, tentò di definire per il massonismo continentale la questione della discendenza dei mastri muratori dai santi cavalieri dalla rossa croce.

Il congresso fallì, e nel 1785, sempre a Lione, un altro grande iniziato, Cagliostro, fondò il Rito Egizio della massoneria, che collegava i suoi misteri addirittura ai mitici creatori delle piramidi. Lo stesso anno Cagliostro avrebbe avviato le sue cospirazioni per creare lo Scandalo della Collana, che avrebbe condotto al tracollo della corona e all'avvio della rivoluzione francese. 

Lione comunque era un centro della scienza e della tecnica: nel 1783 vi si era creato il primo battello a vapore, nel 1784 i Montgolfier vi avevano fatto decollare il loro primo aerostato. Date queste premesse, però, durante la rivoluzione francese Lione, unica città oltre ai 100.000 abitanti oltre Parigi, si oppone strenuamente alla rivoluzione francese, originando un movimento di resistenza, dal 1790 al 1793, che verrà stroncata solo nel 1794 con quasi duemila condanne a morte. Inoltre venne progettata una colonna d'infamia, recitante: " Lyon fit la guerre à la liberté ; Lyon n'est plus.". 

La condanna drastica non ebbe ovviamente pieno effetto, specie dopo il "ritorno all'ordine" del Direttorio e del Napoleone. Nel 1799 riprendeva il primato nella scienza "ermetica" di Lione, con Ampere che avviava in città i suoi studi che l'avrebbero portato alla scoperta dell'elettromagnetismo, e nel 1806 - ormai con Napoleone imperatore - Jacquard vi crea il suo primo telaio meccanico, le cui schede perforate di programmazione ispireranno, pochi anni dopo, il primo calcolatore di Charles Babbage, inutilizzabile ma corretto nella sua concezione.

Dopo la restaurazione, verso il 1830, la natura tessile della città la rende il primo centro industriale del paese, con la costruzione di una delle più antiche ferrovie.



Lorenzo Barberis, "Fourviere, l'Elefante a Rebours" (2012)


Il massonismo ottocentesco celebrerà l'ermetismo cittadino nella statua allegorica della Gloria della Repubblica, posta innanzi alla stazione ferroviaria di Perrache. Per celebrare la salvezza di Lione dalla invasione prussiana del 1870, nel 1872 si avvia inoltre la costruzione di un grande santuario della vergine nera a Fourviere, dove un tempo campeggiava il tempio di Cibele. Terminata nel 1884, la basilica (collegata alla Vieux Lyon da una funicolare, coperta, identica a quella di Mondovì...) ha una insolito stile bizantino, che forse richiama l'orientalismo templare. Al suo interno è celebrata con enfasi la vittoria di Lepanto sugli islamici, del 1570, con un trionfale ritratto di Pio V, il pontefice monregalese, che pare coordinare misticamente la flotta cristiana, come nel mito. Huysmans, l'esoterico autore di "A Rebours", "A Rovescio", la definì con efficacia un "Elefante rovesciato", immagine che, pur volendosi denigratoria, appare simbolicamente interessante: in fondo, l'Elefante è col Leone l'altro grande simbolo della regalità africana, "l'altra faccia della medaglia", che viene così a sommarsi al tradizionale simbolismo del Leone lionese.



Lorenzo Barberis "Grande Operà a Lione" (2012)


Con la prosperità industriale ottocentesca Lione diviene una sorta di altra Ville Lumiere, simmetrica a Parigi: anzi, più legittimamente di questa, perché ella ospita appunto il laboratorio dei fratelli fotografi Lumiere, che fra il 1892 e il 1895 vi creano il cinematografo, estensione della fotografia come eliografia, "pittura di luce solare". Una delle loro prime opere, l'arrivo dei fotografi al congresso di Lione, è appunto ambientata nella città. In ogni cosa Lyon cerca di imitare la capitale, in una sorta di criptica duplicazione ermetica: nel 1887 commissiona una statua al Bartholdi, lo scultore ideatore della statua della Libertà (dono dei francesi agli americani, a saldare l'alleanza delle "due rivoluzioni"), il cui bozzetto è custodito a Parigi (vi è ambientato, letteralmente, tutto il Pendolo di Foucault, in un certo senso): la Libertà a bordo del suo carro, realizzata in fusione unica e posta nella centrale piazza del municipio (dietro al quale sorge anche l'Opera di Lyon). Nel 1889, a imitazione della Tour Eiffel, un privato ne realizza una copia autorizzata a Fourviere.



Lorenzo Barberis, "Fourviere, Saint Jean e la Fake-Eiffel" (2012)


Nel 1933, primi scavi portano alla luce le tracce dei teatri romani, che rinsaldano il senso di antica superiorità ermetica della città. Durante la seconda guerra mondiale i Traboules rendono Lione il centro riconosciuto della resistenza contro i nazisti, qui stanziati nel territorio della collaborazionista repubblica di Vichy. Nel secondo dopoguerra la città continua la sua espansione, divenendo il secondo centro dopo Parigi assieme alla cintura, intorno al milione di abitanti. La Croix Rousse, quartiere operaio e antifascista, diviene la roccaforte del '68, ritrovo di intellettuali ed artisti. 


Lorenzo Barberis, "Il Principe e l'Aviatore" (2012)


Nel 1975 l'aeroporto cittadino, secondo della Francia, è dedicato al mistico aviatore Saint-Exupery, l'autore del Piccolo Principe (1943), libro iniziatico per eccellenza, anch'egli originario di Lione. Da allora, la storia ermetica di Lione continua, sotterranea e impercettibile nel nuovo trionfare dei moderni grattacieli del quartiere di Port Dieu, nell'alta piramide dell'Hotel Radisson, nuovo landmark cittadino, nella sua metropolitana interamente automatizzata, prima al mondo nel 1991, in un'orgogliosa avanguardia della tecnoscienza che fa adottare alla città, caso singolare per una realtà francese, un motto anagrammatico inglese: Only Lyon, "solo Lione", "Lione l'Unica". Ma sotto le luci scintillanti e metalliche della Lyon del futuro, continua a trionfare la magica energia dell'eterna Lugdunum.



L.B., "Lyon Omnium IUS (est)" (2012)

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