1500. Il Duomo Perduto.


Elementi della vecchia cattedrale murati nel chiostro interno dell'attuale duomo.
Foto di Lorenzo Barberis. 



Con questo post, continuo i miei asistematici appunti per una controstoria dell'arte monregalese. Una pagina di estremo interesse, indubbiamente, è quella che segna la storia della Cattedrale Perduta. Nell'anno 1500, all'aprirsi di un nuovo secolo, il vescovo Amedeo di Romagnano avvia a Mondovì la costruzione della cattedrale cittadina dedicata a San Donato, che diverrà la più grande dell’intero Piemonte, in competizione con quella avviata da Meo del Caprina a Torino. Il duomo monregalese si completerà nel 1507, poco prima dell'inizio della grande stagione cinquecentesca del libro illustrato monregalese, che inizierà nel 1508 col Berruerio.



Il Simbolo Apocalittico dei quattro evangelisti. Foto di Lorenzo Barberis. 


Si tratterà dell’unico edificio a cupola absidale della zona prima della grande cupola del santuario, che segnerà invece il passaggio al '600. L’evento segna l’arrivo in città del vento del Rinascimento ermetico fiorentino: come nella cattedrale di San Giovanni a Torino e nella vicina san Lorenzo di Saliceto, il portale è un florilegio di simbolismi ermetici. 



Pilastro del portale. Foto di Lorenzo Barberis. 

In particolare, i due pilastri del portale presentano, in modo pressoché identico, un basamento cubico che regge un'asta attorno a cui si avvolgono figure di delfini-draghi (un tema poi ampiamente ripreso dall'arte monregalese, nella fontana di San Pietro e non solo) e i volti del Bafometto templare, fino a unificarsi nel volto bafomettiano sulla sommità dei due pilastri.



Bafometto superior. Foto di Lorenzo Barberis. 



Bafometti mediani. Foto di Lorenzo Barberis. 


Insomma, le colonne - oltre ad altri elementi, quali coppe dall'aspetto graaliano e trionfi d'armi sacre - presentano ciascuna tre volti del bafometto, due di profilo, sul modello di Giano, che si unificano in alto in un volto unico. I volti e gli altri elementi sono armoniosamente fusi in un decoro floreale, che richiama l'idea che il Bafometto altro non sia che l'eterno dio capro, il Certunno dei celti, il Pan o Fauno della civiltà greco-romana, divenuto nel medioevo in varie declinazioni l'homo selvatico, l'homo dei boschi, le chevalier vert e così via, fino al plausibile recupero templare (e muratorio-gotico), tra 1100 e '300, e infine alla nuova rivelazione della natura pagana di Pan col rinascimento classico-ermetico fiorentino, tra '400 e '500.



San Sebastiano a Biella.


Assunta di Roccaverano.


Cattedrale di San Giovanni a Torino.


San Lorenzo a Saliceto.

La cattedrale di Mondovì sarebbe così divenuta la quinta chiesa rinascimentale del Piemonte, assieme ai già detti Torino e Saliceto, e in più a San Sebastiano di Biella e all'Assunta di Roccaverano (Asti), progettata addirittura dal Bramante. Inoltre, assieme a San Giovanni di Torino, Mondovì sarebbe stata l'unica altra cattedrale rinascimentale. Ma nel 1573 il duca di Savoia Emanuele Filberto ne ordinerà la distruzione.

Egli infatti fece avviare al proprio architetto di fiducia, Ferrante Vitelli di Perugia, conclamato eretico, la costruzione di una Cittadella militare sul corno più alto del monte di Vico, altura “sacra” per la presenza di numerose chiese: la cattedrale, la chiesa dei domenicani, quella dei disciplinanti di Sant’Antonio, la tomba di Caterina Mazzucchi e la chiesa gesuitica. Secondo una tradizione segreta monregalese, l’eretico Vitelli aveva scelto quel luogo per abbattere le molte chiese che si radunavano sul territorio per voluto spregio, in una dimostrazione dell’influsso che il “protestantesimo alchemico” esercitava sulla dinastia sabauda.

L’accusa rivolta al Vitelli era in realtà estendibile al Duca stesso, da cui la città aveva mal sopportato la cancellazione furbesca dell’antica facoltà, dopo la finzione di una generosa concessione dello studio sabaudo. Distrutto il culto donatiano, la città riorganizzerà la propria devozione attorno a un culto della Madonna, che emergerà di lì a poco a Vico.

La distruzione della cattedrale monregalese e delle chiese del Monte Sacro di Mondovì diveniva ancor più significativa considerando che la cattedrale, massima del Piemonte, inaugurata dal Romagnano era stata la Cattedra di Ghislieri, papa col nome di Pio V nel 1566, dannosissimo ai calvinisti, appena scomparso l’anno precedente. Oltre alla damnatio memoriae dell’arcinemico, la nuova cittadella ha una configurazione ermetica: la sua forma di stella a sei punte ricorda il Sigillo di Salomone, la figura cabalistica della concordia discors, ancora più curiosa se si tiene conto che viene l’anno dopo della cittadella pentagonale di Torino (1572), pentacolo ermetico di difesa che Emanuele Filiberto dichiarava di aver cara come il suo gioiello più prezioso, ben intuendo che da essa dipendeva la conservazione della capitale e quindi del regno, anche in virtù del suo significato alchemico-simbolico.

Come quella torinese, anche la fortezza mondovita era collegata alla ricca rete dei sotterranei cittadini, con funzione pragmatica ma anche alchemico-sacrale. La cattedrale fu comunque spostata nella chiesa di San Francesco, l’attuale sito, mentre i francescani furono inviati alla Chiesa di Sant’Andrea, con campanile la Torre dei Bressani, l’attuale Belvedere. Ironicamente, il duca rispose alle proteste della curia papale sostenendo che egli operava tale distruzione e nuova edificazione per stroncare l’eresia locale, molto radicata (pur affidando il progetto a un eretico conclamato).

Nel 1576 la nuova costruzione fu completata. Nel 1577, i gesuiti dovranno lasciare la città, privati della loro sede e e della loro missione originaria, attorno all'università monregalese ugualmente scomparsa. Ritorneranno comunque dopo solo vent'anni, nel 1597, col rinascere del culto della Vergine a Vico. Ma questo è un altro significativo capitolo della storia artistica - e iniziatica - della città.

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