Arte Regale.



Marco "Cabalinguista" Roascio

Sono finalmente riuscito a trovare una soluzione per esporre in casa mia il bel pezzo di cui Marco Roascio, il Cabalinguista, mi ha omaggiato, nell'ambito della nostra recente ma proficua collaborazione in alcuni eventi. L'opera è la rielaborazione di un dipinto di Dario Liboà, uno dei più recenti esponenti della tradizionale scuola paesaggistica monregalese, recentemente scomparso. Di Liboà, che aveva esordito negli anni '70 ponendosi in continuità, secondo la critica locale, di Lattes e Colombatto, avevo avuto modo di scrivere nel 2007 per AprilArte.


Dario Liboà

Il lavoro di Marco, un pezzo a mio avviso molto riuscito visivamente, viene a porsi potenzialmente come un primo tassello di un'ipotesi di lavoro che mi è capitato di suggerire a Marco, che opera rielaborando immagini preesistenti: ovvero una rilettura critica della storia dell'arte monregalese, una controstoria dell'arte del Monte Regale in cui far emergere, come egli sa fare, il filone eretico e irregolare della stessa, a dispetto di un'apparente placidità provinciale.

In questo senso, l'opera di Roascio si pone non solo come una riscrittura / omaggio di Liboà, ma anche del patrimonio visivo a cui Liboà e gli altri si sono ispirati. In questo caso, in primo luogo, la torre civica dei Bressani in Belvedere, il simbolo stesso di Mondovì.

La torre è un simbolo civico certo non a caso: oltre alla sua netta visibilità sullo skyline della collina monregalese, che col vicino campanile del duomo settecentesco forma il profilo tipico della città, la torre dei Bressani è il più antico landmark della città, presente fin dalla sua fondazione (nonostante, ovviamente, la sua attuale struttura dipenda anche da rimaneggiamenti successivi). 


Lorenzo Barberis, "Angelo 1200" (2010)

Mondovì nasce infatti nel 1198, alle soglie del ‘200 gotico, col nome alchemico di Monte Regale, per la sua autoproclamata indipendenza. La città alta, il “Monte di Vico” originale, è difatti tutto gotico, come la Torre del Belvedere o dei Bressani, il Palazzo Bressani e gli edifici della Piazza nella loro struttura originale. Di quest'epoca abbiamo poche testimonianza pittoriche, tra le quali spicca l'angelo (molto simile a una sfinge...) che campeggia in un angolo nascosto del Palazzo del Governo, sommerso dalle fastose allegorie cinque-secentesche.


La Cupola

L'intervento di Roascio su questo sostrato è, come al solito, ironico ed efficace, proiettando nel futuro questo usuale (e forse anche ab-usato) scorcio mondovita. La torre e il campanile sono rialzati su un basamento metallico e posti sotto una vitrea cupola protettiva (ormai un po' scheggiata...), nella migliore tradizione del cyberpunk: un ultimo cristallizzato residuo simbolico della Mondovì antica che sopravvivrà, in modo avulso da ogni contesto, all'espansione urbana. L'impressione è addirittura che il brandello di centro storico graviti addirittura nell'aria, trasformato con qualche sistema antigravitazionale in una città volante, altro grande classico fantascientifico (da Laputa in poi). Magari, e lo spazio bianco rafforza quest'ipotesi, colto proprio nell'attimo di staccarsi da terra.


Il Drago

Il guizzare di linee di energia che circonda la cupola il drago dall'aspetto meccanico e le quattro enigmatiche sfere rossastre che orbitano attorno al monolite di cristallo confermano l'ipotesi di una Mondovì gotica sospesa in un cielo futuro caotico e affollato.


Il Tunnel

In basso a destra, una casa del paesaggio originale è stata trasformata in un tunnel di comunicazione verso la città bassa di Breo, dove possiamo immaginare una evoluzione tecnologica ancora più frenetica e trasformante. La stazione orbitale, dunque, è frenata al suolo e connessa al pianeta tramite un qualche corridoio orbitale, sul modello ad esempio di quello che collega Ieros a Salem nel nipponico fumetto Alita.


Le Sfere

Ancora una volta, dunque, Roascio si rivela capace di dissacrare (per rinnovare) la tradizione monregalese a volte eccessivamente impolverata nella sua illusoria immutabilità. Vedremo se all'interno della sua produzione l'artista saprà individuare un filone carsico destinato a questa "reinvenzione della tradizione", o se questo bel pezzo resterà un elemento isolato.

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