Portale dello Zodiaco


Fotografie di Lorenzo Barberis 2012

Nell'ultimo post sulla Sacra di San Michele ho già trattato del Portale dello Zodiaco, il suo elemento indubbiamente più ermetico. Ritengo però che la sua importanza sia tale che meriti tornare ad approfondirne il significato più nel dettaglio. Non esiste (o almeno non ho trovato), tra l'altro, su internet una analisi sistematica di tipo ermetico; tenterò quindi di realizzare un articolo di sintesi al proposito, collegando i vari elementi sparsi e con qualche ulteriore ricerca bibliografica.

Il sito di riferimento più valido per uno sguardo di tipo globale è
http://www.medioevo.org/artemedievale/Pages/Piemonte/Sacra.html
da cui ho tratto anche alcune immagini per l'analisi ermetica del portale stesso.

Il Portale dello Zodiaco è costruito verso il 1100 da Mastro Niccolò, una delle rare opere firmate in quel periodo. Esso è posto alla fine del ripidissimo Scalone dei Morti, dove erano custoditi i corpi dei monaci defunti. La collocazione appare a tutti singolare, tanto più che i simboli astrologici dello Zodiaco, che danno nome al portale, sono rivolti verso l'interno, e non verso l'esterno come era logico pensare, mentre verso l'esterno appaiono alcuni simboli, più criptici e meno analizzati, di animali terrestri.

Le due colonne interne dello zodiaco, che non ho purtroppo avuto modo di fotografare, presentano i segni zodiacali all'interno di undici circolari di stampo floreale, che rimandano all'Albero della Vita, posti sulla colonna di destra, e altre costellazioni, all'interno di riquadri quadrati, sulla colonna di sinistra.


Il primo in alto è l'acquario, la cui figurazione è perfettamente regolare.


Seguono i Pesci, anch'essi perfettamente ordinari; notiamo solo la linea che li collega  e che bipartisce perfettamente il loro cerchio nella duplicità dello Yin Yang (il punto nero nell'emisfero bianco e viceversa sono segnati, con discreta precisione, dagli occhi dei due pesci). Nulla però di nuovo rispetto alla figurazione tipica del segno.




Proseguiamo in modo prevedibile con l'Ariete e con il Toro: con questi quattro segni, tra l'altro, abbiamo completato i segni eonici delle quattro Età Astrali: l'età del Toro (4000 - 2000 a.C.), del Capro (2000 - 0), dei Pesci (0 - 2000) e dell'Acquario (2000 - 4000 d.C.), l'età solo attesa ma già annunciata nel Medioevo come Età dello Spirito.


Il segno dei Gemelli è ancora perfettamente regolare, all'apparenza, ma la stretta tra le due figure ha già una sua ambivalenza tipica del segno: un abbraccio, oppure una lotta? Segno volutamente ambiguo, di una ambiguità che tornerà in altre figure dei capitelli, come vedremo.



Col segno distruttivo del Cancro (il Granchio) iniziano le prime perplessità. Infatti, se rovesciato, il segno sembra dare il volto di un vescovo con tanto di mitra, e con un'espressione certo non rassicurante.



Molte leggende collegano la fondazione della Sacra a Papa Silvestro II, il papa dell'Anno Mille, esperto di astronomia, che cercò di imporre il ritorno dell'impero a Roma e l'uso dello zero arabo, suscitando il terrore dell'Apocalisse. In verità, la Sacra è precedente, ma Silvestro avrebbe potuto presenziarvi come vescovo, Gerberto d'Aurillac.







Appare quindi lo Scorpione, che è curiosamente unificato alla Bilancia. La Bilancia – giustizia – equilibrerebbe così lo Scorpione, emblema di pulsioni primordiali e distruttive. Va notato che il simbolo, rovesciato, assume di nuovo la forma della "testa di vescovo", con forse il significato che la Bilancia può equilibrare i riti occulti del "vescovo diabolico" Gerberto d'Aurillac.





Concludono la serie Vergine, Sagittario e Capricorno, tutti e tre disposti in modo scorretto, ovvero ruotati a destra di novanta gradi rispetto agli altri simboli e rispetto all'orientamento della porta. Il Capricorno, in più presenta due ali che lo fanno apparire, decisamente, più simile a un drago infernale.

Il lato sinistro presenta invece sedici formelle effigianti altre costellazioni, di ancor più difficile reperimento via internet: ne mostro qui sopra cinque che sono riuscito a reperire, tra cui riconosco con certezza solo l'Idra, l'ultimo mostro a sette teste, e forse il Centauro, che regge però una figura di "appeso" a testa in giù che non saprei decifrare.




In alto, gli otto capitelli presentano simbologie molto interessanti, di una lettura tutt'altro che univoca per la difformità dei simboli raffigurati.

Iniziando dal lato sinistro interno, una donna che offre i seni ai due serpenti è un plausibile simbolo femminile del Vizio, in particolare della Lussuria, e quindi apocalittica Donna Scarlatta in connubio col Serpente cosmico che Michele combatte, ma ricorda anche l'eterna Dea dei Serpenti di Creta ed altre divinità più primigenie a cui ella rimanda.

Al suo fianco, si intravvede un capitello su cui svetta un trionfo di Aquile, forse le Aquile imperiali che Gerberto d'Aurillac voleva, coi suoi riti psicomagici, tornare a far svettare su Roma.




La serie prosegue sul lato esterno: vizioso è anche tritone che le fa da specchio, immagine a sua volta - ma maschile - del Vizio, e forse del Serpente Cosmico. Non si può non pensare all'Abraxas, il sigillo gnostico del dio sapienziale di quelle eresie ofitiche volte alla rivalutazione dell'Avversario in un riequilibrio dualistico: anch'esso infatti era effigiato come un sirenide maschile a due ampie code, simbolo della sua eterna dualità. Al suo fianco, una figura leonina, altro simbolo dell'Impero, occhieggia imponente.




Nel lato destro interno, Caino e Abele completano il quadro delle colonne del Male su un capitello che si accompagna invece a una pura decorazione corinzia, all'apparenza: ma se esaminiamo con cura le foglie d'acanto, notiamo che tra esse si celano delle pigne molto simili a pannocchie di granturco, secondo tradizione l'elemento che significa iniziaticamente il fatto che l'ordine templare - e dei costruttori di cattedrali - aveva già scoperto l'America in età medioevale, pur tenendo celato questo evento. L'associazione coi due fratelli edenici potrebbe alludere al fatto che l'America, oltre che Atlantide, è anche l'Eden, posto da Dante in effetti al centro dell'opposto emisfero delle acque.



Sul lato destro esterno, invece, troviamo ufficialmente Sansone e Dalila e e Sansone che abbatte il tempio dei Filistei. Notiamo che Dalila non taglia qui i capelli a Sansone nel sonno, ma i due sono intenti a lottare, appunto, "accapigliandosi", ovvero prendendosi per i capelli. Una ierogamia, dunque, presentata non come unione armonica tra principio maschile e femminile, ma disarmonica, in forma di lotta, con una connessione al tema del "Vizio" che contraddistingue molto del portale. Anche il "muoia Sansone con tutti i filistei", dunque, va forse visto in una chiave diversa, e l'uomo collegato alla colonna non sta tentando di abbattere l'edificio, ma all'opposto lo sta reggendo, e simboleggia dunque i costruttori dell'Abbazia, forse lo stesso Mastro Nicolao.




Sul pilastro centrale non può mancare, ovviamente, una figurazione di un Baffometto, l'idolo templare, i cui lunghi "baffi" (appunto) si dipartono in questo caso dalla bocca spalancata.




L'immagine della bocca spalancata da cui fuoriesce una pianta di dimensioni cosmiche ritorna nel basamento delle due colonne, sul lato esterno, che raffigurano le "potenze della terra" (o degli inferi?) in opposizione alle "potenze del cielo" A sinistra la bocca spalancata è vista in prospettiva laterale; è innegabile l'aspetto diabolico, con le orecchie a punta, baffi e pizzetto.






Nel viticcio che ne fuoriesce, in forma di tralci di vite (anche se, come al solito, i grappoli sembrano più pannocchie...) sono intrappolate varie creature fantastiche, ma anche una singola sagoma umana.



La seconda colonna inizia invece, all'esterno, con una Bucca Inferos vista in prospettiva centrale, da cui fuoriesce una identica pianta in cui sono intrappolati di nuovo varie creature.





La figura umana intrappolata in quest'altra colonna presenta una figurazione scurrile, che rimanda probabilmente ai riti "bogomili" praticati dagli eretici e, pare, anche dai templari.


Il ciclo si conclude, in alto, con un uccello, ultima creatura intrappolata nell'alta spirale della pianta.


Per concludere, il basamento delle colonne presenta un grifone che si ciba di una testa umana.

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