The Raven



Un blog come questo non poteva ovviamente farsi mancare di recensire "The Raven" (2012), l'ultima fatica di James McTeigue dedicata alla figura di Edgar Allan Poe, cui il blog è appunto (per un terzo...) intestato. Proprio "Il Pozzo e Il Pendolo", del resto, campeggia nella non eccelsa locandina al fianco di John Cusack, interprete dello scrittore protagonista del film.

(Allerta spoiler, as usual).

I film tratti dalle opere di Poe sono innumerevoli, ma qui viene tentata una strada originale. A un primo livello, con una innovazione ispirata, mi pare, a quella compiuta nei recenti Sherlock Holmes con Guy Ritchie, qui ottenuta contrapponendo Poe a un serial killer che si ispira alle sue opere. A un livello più raffinato, con un costante gioco letterario col lettore colto.

Del resto McTigue è l'allievo dei fratelli Wachowski di Matrix e l'autore del discusso V for Vendetta del 2005, un film infedele e all'apparenza modesto, ma che è stato il vero tramite del successo dell'esoterica opera di Alan Moore quale moderno simbolo della rivolta globale e che già solo in virtù di ciò meriterebbe una più attenta rilettura.

Il gioco di The Raven inizia dal titolo: il film infatti non parla del più celebre lavoro di Poe, tranne per l'apparizione di un corvo psicopompo nella conclusione della trama, a inizio e fine dell'intreccio dell'opera nella sua struttura circolare. Ma Poe, nella prima scena della trama (la seconda, appunto, dell'intreccio), dichiara di offrire da bere a chi sapesse completare il suo celebre verso sul Corvo. Un modo per dire, insomma, che il film vuole offrire un secondo livello al lettore accorto. Infatti nessuno degli "americani" ci riesce, ma la coglie un raffinato lettore "europeo", francese (in effetti, tramite Baudelaire, erano i lettori francofoni dell'epoca ad apprezzare Poe più che i suoi conterranei).

Il riferimento francese è costante nell'opera:numerose citazioni della Francia sono inserite dal killer nel corso del film e infine è lì che Reynolds si reca, per conoscere e sfidare un nuovo scrittore, Jules Verne.



L'originale Elmira Shelton

Siamo nel 1849, l'ultimo anno della vita dello scrittore di Baltimora, durante il suo fidanzamento con Elmira Shelton (qui Emily Hamilton). Nel film, per ovvie ragioni sceniche, la fanciulla è resa molto più giovane dell'autore, facendola nata nel 1826; nella realtà, invece, ella era sua coetanea, e nel 1826, quindicenne, aveva avuto un primo flirt col sedicenne Poe, troncato (su questo il film corrisponde) dall'intervento del padre, che vedeva in Poe, non del tutto a torto, un pessimo partito. E, in effetti, i due si erano ritrovati nel 1848, un anno prima della morte di Poe, riallacciando una relazione dopo la morte della moglie e cugina Virginia Clements (nel film, Clements è il coroner). Nel film, la fanciulla è rapita e sepolta viva, secondo le migliori Poe traditions, dal serial killer in persona, e non può mancare un'intervista della bella Alice Eve che sottolinea la paura che tali scene le hanno causato (vedi qui).



Alice Eve come Emily Hamilton

In effetti Poe morirà in circostanze mai chiarite, venendo trovato in fin di vita e spirando dopo tre giorni in ospedale. L'ipotesi dell'omicidio è stata avanzata, tanto più che il buon vecchio Edgar aveva effettivamente ripetuto ossessivamente il nome "Reynolds" prima di morire (il nome dato qui al killer e collega dell'autore nel lavoro al giornale). In realtà, non si è mai appurato chi Reynolds potesse essere, ma l'ipotesi dell'omicidio va comunque a cadere su un rivale nella scena collerica del giornalismo locale (come ricorda il film, era il giorno delle elezioni, cosa che ha portato alcuni a credere a una connessione: ma molto semplicemente, un eventuale killer di Poe potrebbe aver deciso di sfruttare tale distrattore mediatico per farne passare la morte sotto silenzio).


Emily sepolta viva

"Ludwig" Griswold, il critico letterario rivale di Poe che viene ucciso nel film tramite il Pendolo, in verità gli sopravvive di otto anni, che dedica - dopo l'inquietante morte dell'autore - nello screditarlo come alcolista, folle e drogato, per vendicarsi dei loro dissapori letterari in vita, in un velenoso epitaffio firmato appunto con lo pseudonimo di Ludwig. Ovviamente, questo alone famigerato contribuirà al successo di Poe creandone il mito romantico, invece di distruggerlo presso la buona società letteraria americana come sperava il perfido recensore. Griswold è probabilmente il sospetto n. 1 nel caso dell'ipotesi di omicidio, in piena sindrome di Salieri (allora perché Ludwig come pseudonimo, e non un riferimento a Mozart?) e quindi la vendetta simbolica di eliminarlo nelle scene iniziali è piuttosto azzeccata.

Il film non tace nemmeno lo scontro con Longfellow, il decano della letteratura USA dell'Ottocento, di cui Poe aveva smascherato, da buon giornalista-detective, alcuni plagi piuttosto disinibiti. Il fondatore della Dante Society (che in altri libri è divenuta una società esoterica...) poteva avere dunque a sua volta buone ragioni per eliminare Poe. E dato che il film elimina Griswold, resta un ottimo sospettato.



Una locandina più efficace, che continua ad evocare il Pendolo.

Solo il detective Fields, dunque, sfugge a quanto pare a questo gioco di citazioni incrociate, riducendosi ad una abbastanza inetta spalla di Poe. Lui e il procione Karl, l'animale domestico di Poe nel film, che l'autore nutre cibandolo col cuore rivelatore. Un vero peccato che l'elemento sia apocrifo, specie vista la mia passione per i roditori (magari più inoffensivi) come animali domestici. Questi due elementi però, Fields e Karl, servono come incongruità rivolte al lettore appassionato, forse come indizi. Fields ha letto le opere di Poe, ma le conosce poco bene: dopo aver detto di ricordare i Delitti della Rue Morgue, gli chiede se ha mai scritto un'opera su un marinaio, e Poe risponde di no, con l'aria ironica e distaccata che ha in tutto il film (vi è anche "La discesa nel Maelstrom", tra l'altro).

La presenza del roditore ha la ragione, secondo il regista del film, di giustificare la morte dell'autore. "When they got to writing the script, there were all these theories about how Poe died. And one of these theories is that he died of rabies, amongst many other theories. So we thought it might be fun to show him with a pet raccoon, and suggest that maybe that was how he got the rabies that killed him.". In verità però la rabbia poteva venire a Poe anche da qualsiasi altro animale (un cane, ad esempio...), e quindi appare una copertura.  Il procione si distingue per essere un animale mascherato, un riferimento alla "mascheratura", al doppio livello che percorre il film, e che ritorna anche nel centrale ballo mascherato collegato al racconto della Morte Rossa.

Dato l'anno in cui siamo, il 1849, un anno dopo il Manifesto comunista, il nome di Karl per il procione non può che rimandare al suo più importante sottoscrittore, tanto più che questi non era immune da influssi gotici, dato l'incipit "Un fantasma si aggira per l'Europa..." (di nuovo, un rimando europeo...). E la Morte Rossa, del resto, è il racconto di Poe in cui più marcatamente si evoca la distruzione sui ceti dominanti, in un rovesciamento della cornice dei racconti del Decameron boccaccesco.

Del resto, l'autore di V for Vendetta inserisce in tutto il film un sottile sottotesto anticapitalista: Poe apprezza le poesie delle dilettanti sue fan che contengono una critica della mostruosa società industriale che va nascendo in America, e - senza scadere nella caricatura di un romanticismo adolescenziale - rappresenta il valore dell'arte fine a sé stessa contrapposto a un ambiente ossessionato dal valore economico della produzione letteraria. L'editore Maddox, il capitano Hamilton ma la stessa Emily, che gli chiede "quanto hai guadagnato con The Raven?", sia pure in modo ironico (nove dollari, per l'esattezza, risponde Poe).




E chiudiamo dunque con una divertente immagine della promozione del film, più efficace della copertina un po' troppo B-Movie anni '80. Che ci ricorda che, in fondo, Poe è il regista occulto di questo blog. E forse, in fondo, delle nostre vite. Più di quanto non ci piaccia ammettere.




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