L'arte di Stefano Di Lorito


LORENZO BARBERIS

Cosa viene dopo un post sulla Metafisica? Ovviamente, un post sulla Trans-Metafisica. Ovvero, su ciò che viene dopo (post, appunto) la metafisica. Ma andiamo con ordine.

In rete, cercando informazioni sull'ermetismo, un dipinto di Stefano Di Lorito, qui.

Tuttavia il quadro mi colpì positivamente.  La sintesi del tratto mi sembrò vagamente riconducibile a un certo design pubblicitario futurista, mentre certamente le geometriche rovine classicheggianti sullo sfondo e i personaggi senza volto mi fecero subito pensare ad atmosfere dechirichiane. Ma c'era indubbiamente qualcosa di più. Due corpi, uno maschile, uno femminile, sullo sfondo di rovine classiche, e con un titolo di rimando all'ermetismo (anzi, nella versione italiana, spesso citata, proprio al "corpus hermeticum" stesso). Non so perché, ma mi venne fatto di pensare a una moderna versione di questo:



Giorgione Cigna, "La Tempesta" (1506)


Il quadro più ermetico della tradizione rinascimentale, forse, e anche un dipinto, scoprii poi, con possibili connessioni monregalesi (vedi qui). Ma ancora qualcosa non mi tornava del tutto. Comunque, quegli "Hermetical bodies" erano davvero iniziatici, in un qualche modo che, sul momento, non mi soffermai più di tanto ad indagare.

Avrei potuto approfondire ma, in base al gioco che mi ero ironicamente riproposto di condurre, decisi che avrei atteso il classico segno del destino.

Un segno che si è riproposto, appunto, in questi giorni, quando l'amico Marco Roascio, il Cabalinguista monregalese, ben noto ai lettori del blog, mi segnala una sua collaborazione con un collega di anagrammi artistici, con tanto di link al suo sito, qui. Ovviamente non mi ricordo, a distanza di anni, il nome dell'autore: ma l'immagine a commento dell'articolo appartiene alla stessa ricerca degli Hermetical Bodies.




A questo punto, ovviamente, scattava la molla dell'interesse per la singolare coincidenza di ritrovare quell'antico elemento di ispirazione del blog. Tramite l'amico Marco, entravo così in contatto con il cortese Stefano Di Lorito, e dopo un breve scambio di informazioni iniziai ad elaborare questo post sulla base del materiale - davvero vasto, e di ottima qualità - dell'autore, cercando di determinare quanto fossero radicate le eventuali "aperture ermetiche" nell'opera dell'artista.

Stefano Di Lorito è nato a Genova l'ultimo giorno del 1963, l'anno della Pop Art americana e del Gruppo 63 del postmoderno italico: una coincidenza forse non casuale. La sua opera artistica si definisce come Trans-Meta-Fisica, in un riferimento alla Metafisica come fondamento platonico della filosofia greca più che un rimando alla corrente pittorica italiana. Riferimento, quest'ultimo, che comunque aleggia inevitabile, data l'importanza storica della Metafisica stessa in pittura: gemella, tra l'altro, di quello che la Poesia Ermetica fu, nello stesso periodo, in letteratura (e il cerchio si chiude).

All'apparenza, la Trans-Meta-Fisica potrebbe sembrare, per elisione, un puro ritorno alla Physis (e quindi un ritorno al piacere concreto del fare artistico, come quello evocato dalla Trans-Avanguardia, altro spettro che aleggia linguisticamente). Ma, ovviamente, le cose non sono così semplici.

Di Lorito argomenta con grande pregnanza il senso della sua opera nel Manifesto della propria corrente artistica, richiamandosi ad Emanuele Severino e in sostanza ricollegando la sua produzione artistica agli odierni approdi della ricerca filosofica, ovvero quel relativismo (""L'assolutamente relativo stende ormai la sua ombra sulla scienza, sulla filosofia e sulla religione, sulla politica e sulle società, sul singolo e su ogni strutturazione, naturale o artificiale", afferma l'autore) nato dalla Nietzche Renaissance francese degli anni '60, e che in Italia ha visto un momento importante, benché forse talvolta sottovalutato, nell'elaborazione del Pensiero Debole degli '80.

Ecco quindi che l'arte Transmetafisica, "Nel compenetrarsi di strutture e di nuvole, nel disegnare forme che richiamano ai graffiti preistorici, agli ideogrammi e alle pitture stilizzate delle avanguardie figurative, questa pittura, così astratta e così concreta, così storica ed anti-storica al tempo stesso, cerca la strada per porre l'individuo di fronte alla propria coscienza di essere relativo", sostiene sempre l'Autore.

E, in effetti, Di Lorito tiene poi fede alle promesse, usando con magistrale abilità numerosi registri espressivi sempre in una chiave indubbiamente post-moderna, ma fedele alla sua personale elaborazione teorica. Opere pittoriche e grafiche, racconti, poesie ricavate da strabilianti sequenze di anagrammi rivelatori, senza escludere più di una puntata nel campo del fumetto, arte tuttora ingiustamente marginalizzata e che è, invece, uno dei fondamenti indispensabili del discorso del post-moderno artistico, secondo la lezione di Warhol.



Stefano Lorito, La principessa di Star Worse

Eccellente, a tale proposito, è la saga di Star Worse, un distopico Guerre Stellari che sta al neoclassico mito galattico come il Satyricon sta all'Eneide. L'idea è indubbiamente geniale (e di grande attualità in questi giorni, in cui l'acquisizione da parte della Disney del marchio dell'esalogia di Lucas fa temere in una ulteriore normalizzazione del mito) anche se, forse, si potrebbe accentuare ancora un certo spirito di omaggio dissacratorio, più accentuato in altre elaborazioni singole, non fumettistiche (salvo immagini davvero notevoli, come quella sopra riportata).



Un Iron Man domestico di Stefano Di Lorito


Il recupero dell'immaginario fantascientifico (il vero e moderno erede dell'immaginario ermetico come ho spesso argomentato su questo blog), spesso fumettistico-supereroico, è infatti a mio avviso ancora più riuscito nelle numerose rielaborazioni singole in Photoshop, in una caustica decostruzione del patrimonio archetipo della science-fiction, che l'autore riesce a centrare in azzeccate e graffianti riletture.





Dopo l'immersione del De Lorito di oggi, torno così con uno sguardo nuovo ai Corpi Ermetici del 2008. L'evoluzione delle ricerche grafiche dell'autore ha lasciato il segno, e ora non posso fare a meno di giudicare più optical che futurista la trama di tasselli colorati che compongono la piatta trama del dipinto. La donna sdraiata ora mi ricorda Wonder Woman per la fascia gialla in testa, una presenza ricorrente, anche se non dominante, nelle rielaborazioni dell'autore, mentre l'uomo seduto, con vezzoso cappellino da flapper anni '20, mi rimanda decisamente alla creazione di Adamo, specie se scomponiamo il tassello più luminoso in cui è incorniciato il busto. O forse anche Superman, nelle sue tipiche pose plastiche, non so se per suggestione della sua controparte femminile o per reale corrispondenza subliminale, magari legata al piccolo triangolo rosso sul petto.





Superman?






Wonder Woman?


Ecco allora che forse i Corpi Ermetici sono quelli dei Nuovi Dei, rinascita in chiave pop di antichi archetipi da tempo operanti, l'Amazzone Diana Prince(ss) e l'Erculeo extra-terrestre sotto mentite spoglie. Ma naturalmente nessuna spiegazione è mai totalmente esaustiva del significato d'un'opera, specie di un'opera ermetica. Ogni sintesi è sempre provvisoria e momentanea, e non escludo che in futuro ci saranno altri ritorni sull'arte di Di Lorito. Se l'autore (e il Fato) lo vorrà.

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