Da Goya a Tabusso



Bella mostra di Francesco Tabusso inauguratasi oggi a Mondovì.
Un intenso omaggio al pittore torinese, scomparso all'inizio di questo 2012:
la città gli offre i suoi due principali spazi espositivi, Santo Stefano a Breo, l'Antico Palazzo di Città a Piazza.
(per l'Inferno di Dalì c'era stato anche il centro espositivo a Mondovicino, ma era appunto Dalì).

Tabusso è uno dei migliori allievi di Felice Casorati, esordio nel 1954, subito alla Biennale di Venezia,
che nel 1966 gli dedica una sala personale.
Un autore affascinante e complesso. 
Apparentemente semplice, ma in realtà affascinante proprio perché complesso.
All'apparenza c'è una superficie naturalista, realista, addirittura naif.
Ma con un giusto elemento di unheimlich che spinge ad indagare maggiormente le sue opere.

La locandina e il bel catalogo della mostra di Mondovì, ad esempio,
riportano un suo dipinto del 1977, "Laboratorio di restauro".




All'apparenza quasi un neorealismo aggiornato ai '70 (e inserito in una carrellata legata ai mestieri, infatti).
Ma, come giustamente qui si coglie, mettendolo in cover della mostra, una riflessione sulla pittura.
Sulla pittura post-moderna, in particolare. Su cui in quegli anni rifletteva l'iper-realismo, tra l'altro.
Tabusso è realista, non certo iper-. Ma la sua riflessione è ugualmente molto interessante.
L'enigmatica fanciulla in rosso al centro del quadro sta restaurando il quadro sullo sfondo.
Davanti a lei, gli strumenti di ritocco. Per ora, però, la fanciulla è in fase preparativa.
Sta pulendo il quadro. O, forse, lo sta cancellando.
Osservando il quadro, notiamo che la figura femminile in alto, luminosa, 
è incongruente con lo sfondo di case in basso. Fluttua come senza corpo, nell'aria.
Un rimando ad un altro dipinto rielaborato da Tabusso.
L'Asmodea (1823) di Goya. 




L'Asmodea. Uno delle ultime "Pinturas Negras". Quadri enigmatici di loro. Ermetici per la morte dell'autore.
Si possono fare solo ipotesi sull'Asmodea.
Asmodeo (maschile) è un demone della lussuria, sposato a Lilith, il demone femminile.
L'opera ricorda molto nella composizione "Atropos", un altro dei quattordici "neri" di Goya.
Qui sono le parche a portare in volo un mortale, mentre ne tagliano il filo.




Per simmetria, se le parche sono il volto della morte, Asmodea è quello della lussuria, della vita.
Come potrebbe confermare anche il colore rosso della sua tunica.


Nella parte bassa dell'Asmodea vediamo del resto una scena di fucilazione, tagliata.
Forse Asmodea sta sottraendo l'uomo al suo destino.
Forse Goya va citando la sua opera, forse, più famosa.



Le fucilazioni del 3 maggio 1808 a Madrid. Da parte dei francesi invasori di Napoleone.
(Il Pozzo e il pendolo, un racconto di Poe che è caro a questo blog, ha la stessa ambientazione.
Ma Poe, ovviamente, fa il tifo per i giacobini francesi contro l'inquisizione).

La montagna sullo sfondo dell'Asmodea, del resto, è probabilmente la rocca di Gibilterra.
Il rifugio dei patrioti spagnoli durante la dominazione napoleonica,
elemento che conferma il sottotesto patriottico dell'opera.
Ma l'inquietudine che emana va ben oltre lo spunto storico, che è comunque utile capire.

Quella di Tabusso pare una ripresa adeguata. Le sue opere, anche le meno inquietanti
(all'apparenza) condividono con le Pitture Nere di Goya i toni cupi e vagamente disturbanti.
Mai disgiunto da un certo erotismo, sublimato e conturbante.



Sabba di Goya e Tabusso (non in mostra a Mondovì però).

Indubbiamente, una mostra da vedere. Fino al 13 gennaio 2013, per chi fosse interessato.

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