Il Giorno Della Civetta.


La cover originale del libro.

Ieri sera inizio in grande stile della stagione teatrale di Mondovì, con "Il giorno della civetta".
L'opera più celebre di Leonardo Sciascia è stata adattata per il teatro da
Gaetano Aronica, che interpreta il viscido politico legato al clan mafioso, per la regia del nipote di Sciascia,
Fabrizio Catalano (in un ruolo minore nell'opera: è l'autista omertoso della scena iniziale).
Un degno modo di celebrare i cinquant'anni del primo romanzo sulla mafia.
Una nuova trasposizione teatrale, dopo la prima del 1963 (e il film del 1968, con la Cardinale).
"Il giorno della civetta" infatti è dell'ormai lontano 1961.
L'adattamento è fedele e potente.
In origine, i mafiosi dovrebbero essere collocati in un palco in alto, a indicare il loro potere.
Una soluzione non possibile a Mondovì, per il palco ristretto del Baretti.
Ecco allora una soluzione originale, unica per questa rappresentazione:
i mafiosi parlano tra il pubblico. Una rottura della quinta parete forse ancora più inquietante.
A ricordarci che la mafia è tra noi.
Sul palco, invece, l'ufficio dei carabinieri, scena fissa della vicenda.
Il capitano Bellodi è un credibilissimo Sebastiano Somma.
Somma (nato nel 1960, quando il romanzo veniva scritto) è attore-simbolo della legalità.
I suoi ruoli celebri sono tutti legati a figure di investigatori di alto senso civico.
Le tre stagioni di Sospetti, dal 2000, e poi le cinque stagioni di Un caso di coscienza, tutt'ora in corso.
(Da blogger ermetico, non posso mancare di ricordarlo come venditore di giornali nella Firenze
di Hannibal di Ridley Scott, il migliore della serie filmica - e il più iniziatico).
Don Mariano invece è un eccelso Orso Maria Guerrini, Morgana Forcella è un'intensa vedova di mafia.
Ma in generale tutto il cast è a ottimi livelli.


Claudia Cardinale, nei panni della vedova. Scarmigliata e bellissima.


Morgana Forcella. La vedova attuale.

Da prof. di lettere, lo spettacolo è anche un occasione per riandare all'opera originale.
Si vede quando Camilleri (forse un po' sopravvalutato) debba a Sciascia.
Ma anche i rimandi alle opere immediatamente precedenti: Pirandello, che Sciascia aveva studiato con cura,
ma anche il recente Gattopardo (1958) di Tomasi di Lampedusa, citato nell'opera.
E poi tutta la cultura classica, l'ambiguo orgoglio dell'eredità della Magna Grecia nella bocca del mellifluo politico (devo verificare se la citazione di Erasmo da Rotterdam, mescolata nel fluire ipnotico della cultura ginnasiale, sia già presente in originale o sia un omaggio come il blazer blu).

Ad ogni modo, in tempi come questo, dove la sacra corona della mafia estende i suoi artigli
sulla scena nazionale ai suoi più alti livelli, in un turbinio inquietante di escort, truffatori, capibastone,
manovalanza - italica e straniera - tesorieri, avvocati e ovviamente politici di primo piano,
rinfranca riassaporare la lezione di Sciascia in una versione viva ed attuale.

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