Tiziano ad Alba


Foto di Lorenzo Barberis

Durante la visita ad Alba, ho avuto modo di ammirare un altro artista oltre a Carrà.
La capitale delle Langhe ospita infatti il San Lorenzo di Tiziano.
(vedi qui per ulteriori indicazioni).
Opera prestigiosa, realizzata dall'autore per la chiesa dei gesuiti di Venezia.
Alba l'ha restaurata e ora la espone per un periodo limitato, presso la Banca d'Alba finanziatrice.
Nella sede centrale, presso il signorile palazzo neoclassico con tanto di torre goticheggiante.







San Lorenzo, del resto, è il patrono della città, con la sua bella cattedrale gotica.
A due passi dalla Banca.
Le quattro statue in facciata sono i simboli apocalittici:
Aquila, Leone, Bue e Angelo, in quest'ordine, in modo da formare l'acrostico di Alba.




Il San Lorenzo trionfa nello splendore dei suoi cinque metri d'altezza, appena restaurato.
La critica lo considera tra i quattro grandi capolavori dell'autore.
Un quadro tizianesco che non può non piacermi, essendo dedicato al mio santo omonimo.
La vicenda è romanzesca: l'opera è pagata dal ricco Lorenzo Massolo, per l'omonimia col santo.
La vera committente pare sia Elisabetta Querini, la coltissima moglie.
Amore platonico di Pietro Bembo, amico di Tiziano, che è il mediatore della committenza.
Un figlio di Elisabetta, Pietro Paolo, aveva per pazzia ucciso la nobile moglie, Chiara Tiepolo,
poco dopo il matrimonio. E si era fatto frate col nome di Fra Lorenzo.

Nel 1544 inoltre Elisabetta aveva incontrato Giovanni della Casa, inviato da Roma a stroncare l'eresia.
Nel circolo ermetico e neoplatonico di Elisabetta tra i due era nato l'amore. E un figlio, riconosciuto 
col nome di Quirino dal padre. Riconosciuto dalla madre solo in punto di morte.
Ma effigiato, pare, ugualmente nel quadro.

Tiziano ci lavora per oltre dieci anni, dal 1546 al 1558.
Quando lo completa, ha effigiato una scena di 1300 anni prima esatti: la notte del 10 agosto 258.
Che, a questo punto, diviene anche una celebrazione della battaglia di San Quintino.
La vittoria di Spagna e Savoia contro la Francia, avvenuta il 10 agosto 1557, che cambia per sempre
gli equilibri italiani.


Il santo in primo piano muore nella posa del Galata Morente, vista da Tiziano a Roma.
L'imponente tempio a colonne corinzie è quello di Vesta, la dea del fuoco.
Come pure la statua che sormonta il santo, adornata di due mascheroni diabolici (altri due nascosti).
Le bandiere dell'impero romano sono quelle dell'aquila nera su sfondo rosso: come il Sacro Romano Impero.
L'imperatore d'Austria aveva commissionato tele non pagate a Tiziano. Pare che si sia vendicato così.
L'opera è uno dei più grandiosi chiaroscuri della storia dell'arte.
La luce delle fiamme, e delle fiaccole, dal basso, contrasta con la luce divina, dall'alto.




Lo stesso Tiziano si è ritratto nel quadro, in basso a destra, in una misteriosa figura con-turbante.
Consapevole del particolare valore del quadro, il proprio testamento pittorico, ha voluto porre la propria figura a firma e sigillo. Parte anch'egli, quale autore principale, di questo grande e forse indecifrabile sigillo patrizio della Venezia del '500.


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