Welcome Metropolis








"Sayonara" (2012)

L'idea di un robot così perfetto da poter simulare una persona umana è abbastanza antica nella fantascienza. La troviamo proprio alla sua origine, nel Sandman (1817) di Hoffmann, all'indomani della prima rivoluzione industriale, dove la bambola meccanica Olympia fa innamorare di sé il protagonista, fino a condurlo alla follia una volta reso consapevole della sua natura artificiale. Il tema ritorna nel primo film di fantascienza, il Metropolis (1926) di Fritz Lang, dove l'eroina Maria, leader religiosa dei lavoratori, è duplicata in una versione robotrix malvagia e folle. Negli stessi anni "Minnie la Candida" (1928) di Bontempelli si convince di essere una macchina artificiale e per questo si suicida, anticipando gli automi di Philip K. Dick del secondo dopoguerre, "electric ants" indistinguibili dagli umani. Dick, nato nello stesso anno della pubblicazione della Candida, sarebbe morto nel 1982, quando Ridley Scott porterà sullo schermo la paranoia dei suoi robot umanoidi in "Blade Runner". Il film ispirerà il Cyberpunk, di cui l'ossessione per l'androide sarà una parte importante, meno del cyberspazio, del cyborg e della mind-machine interface, ma comunque presente e rilevante. E in tempi recenti, è stato "Battlestar Galactica", dalla metà degli anni 2000 in poi, a creare un universo narrativo incentrato su androidi dickiani all'interno del rinascimento delle serie televisive.

Il tema ha sempre attratto un mio particolare interesse, sia come appassionato di fantascienza, sia - e la cosa è ovviamente connessa - come autore di una vecchia tesi in storia del teatro sugli automi teatrali, nel fatidico 2000. Quindi mi ha particolarmente affascinato la notizia di questi giorni che vede giungere anche in Italia uno spettacolo teatrale dove recita una perfetta robotrix androide, Gemynoid F. Il ruolo da lei assunto è appunto quello di una macchina futuribile, incaricata di assistere l'altra attrice, l'americana Bryerly Long (ma naturalizzata giapponese), che interpreta il ruolo di una fanciulla morente.

Un ruolo realistico, dato che i robot umanoidi saranno probabilmente usati per assistere gli anziani e, in misura minore, i più rari bambini, come nel famoso Robbie (1939) di Asimov.  La regia è di Oriza Hirata, della compagnia teatrale Seinendan di Tokyo. E in teoria un ruolo anche rassicurante, lontano dai robot ribelli dell'eterna tradizione faustiana del golem e dell'homunculus. Eppure, non posso fare a meno di trovare queste bellissime immagini sottilmente inquietanti. E, indubbiamente, proprio per questo, affascinanti. Il futuro di Battlestar, lentamente ma inesorabilmente, sta arrivando.

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