Pa(e)ssaggi In Arabia


L'intrigante arabesco in copertina del libro di Silvia Pio, di Gianni Bava (2012).


Bella presentazione, l'ultima sera di novembre, del nuovo libro di Silvia Pio.
Visto che Laura ha scritto una interessante recensione dell'opera, mi limito a riportarla qui sotto sul blog.
Limitandomi a inframmezzare il tutto con qualche immagine e qualche riflessione, in didascalia, sull'Orientalismo.




La spedizione di Napoleone in Egitto del 1798 (due anni dopo la sua presenza a Mondovì) è la data di inizio della corrente "ufficiale" dell'orientalismo ottocentesco. 


Il 30 novembre 2012, ore 21.00, presso il Museo della Ceramica, si è presentato il terzo libro della scrittrice Silvia Pio, diviso in tre parti. Terzo e tre. Quasi a sottolineare qualcosa di magico. Come le parole.
Il titolo è “Passaggio in Arabia", zona in cui l’autrice ha vissuto per un periodo.

La copertina del libro è di Gianni Bava e a me sembra un mix di scrittura araba, dune e silouette di colline, giusto in tema con le prime due sezioni dell’opera. La prima il deserto, la seconda le langhe e la terza è una raccolta in inglese.

Dunque, sediamoci su queste sedie, dune di plastica, vediamo col cuore e lasciamo che le parole di Silvia Pio luccichino come gocce d’acqua in un’oasi.




1834, Le donne di Algeri. L'orientalismo di Delacroix coniuga esotismo e (raffinato) erotismo, che diventa la cifra del movimento.




L’introduzione è di Gabriella Mongardi e afferma che “se ci aspettiamo un diario di viaggio con spiegazione di usi e costumi non è così”. L’autrice parla tramite paesaggi per indicare l’interiorità umana.

Un ulteriore avvio è dato dalla musica delicata e struggente del maestro Bruno Baudissone che richiama un altro mondo: facendo scivolare le dita sui tasti ci fa scivolare in un altro paese.

Tanti versi mi emozionano, ma due in particolare per la loro intensità.

“Come nel deserto dimoro senza riparo”. Così anche nella vita cerchiamo sempre un rifugio in cui essere sicuri, ma spesso non lo troviamo.

“La parola muta rende conoscibile l’estasi e l’esilio celato.” Come a ricordare la celebre frase “A volte un silenzio vale più di mille parole” e può trasformare un momento in un attimo unico e magico.

Per dar maggior rilievo alle sue parole la poetessa Silvia Pio si è avvalsa della collaborazione di due donne: con la voce intensa e suggestiva di Liliana Fantini e con la comunicativa fotografa Bruna Bonino.

Le immagini della fotografa, riguardanti la sezione “deserto”, a me sembravano proprio sottolineare quello spiegato da Gabriella Mongardi. Erano finestre, panni stesi, treno in corsa, gente in strada come se fosse il nostro paese e non un altro. Tantomeno un diario per testimoniare le loro usanze.

La seconda parte parla della sua terra natale, Alba, situata nelle Langhe. Zona di colline, viti e vita.
Le foto della parte “langhe” erano principalmente foglie , alberi, prati, colline autunnali, ma anche fiori, spighe, girasoli e viti.



1923, Odalisque. Matisse porta l'Orientalismo nell'arte del XX secolo. Dove si perde e disperde, fino ad oggi (Silvia inclusa).


“Ci troviamo a scavalcare una nuova collina…”

Come le conche dei colli, così le parole poetiche di Silvia Pio attraversano ciascuno di noi e ci fanno vedere la realtà in un altro modo. La vita come un qualcosa in più.

La terza parte “passa” dall’italiano a un’altra lingua: l’inglese. Altri versi ci arrichiscono.

E giunti alla fine abbiamo una piccola sorpresa: una breve lettura dal suo primo libro “Tuono che tace”. Una parte mi colpisce “ed io ad ammirare il mio mutare … ed io ad ammirare il mio invecchiare.”

La serata si conclude con la musica di Baudissone: allegra e nostalgica… come se il mutare e invecchiare non fosse così tragico. E forse è questo il segreto: accettare e ammirare lo scorrere inesorabile del tempo, gustando anche i contro. E forse anche Silvia Pio ha colto questo.

Laura Blengino

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