L'Antichristus



L'età apocalittica che stiamo vivendo mi stimola a riproporre sul blog una autorevole evocazione dell'Anticristo avvenuta in area monregalese, all'epoca del fiorire della stampa. Ma andiamo con ordine.

Mondovì era divenuta un importante centro culturale nel 1388 con l'istituzione della Diocesi, cui si lega anche il nascere in città, verso il 1440, di due cartiere, per ottemperare alla maggiore richiesta cartacea prodotta dalla burocrazia curiale. Si ipotizza anche che presso la cattedra vescovile ci fosse un'annessa università, come spesso accadeva, poi "rimossa" per dare maggior lustro allo Studio sabaudo che sarà istituito, in città, nel 1560. 

Ad ogni modo sulla base della ricca scuola pittorica monregalese (anche questa, un portato della dignità vescovile...) e della presenza di una fiorente industria della carta, Mondovì nel 1472 ospita la nascita della stampa in Piemonte, a sei anni dall'arrivo in Italia a Subiaco. Ma molto più, nel 1476, avvia una tradizione di stampa tipografica illustrata, con le incisioni dell'Esopo moralizzato, il primo libro illustrato monregalese. 

Il testo riprendeva le favole sugli animali di Esopo per poi "moralizzarne", ovvero ricavarne un principio "morale" di tipo simbolico, così come avveniva nei Bestiari. Il testo è in verità piuttosto piano, ma alcune incisioni, come quella sovrastante, hanno un gusto ermetico che mi ricorda, per certi versi, le tavole immaginarie del Delomelanicon.

In questo caso, un uomo disarmato vince un cavaliere in armatura nella corte di un castello sotto gli occhi stupefatti degli astanti, che si affacciano dalle finestre. La merlatura ghibellina ricorda quella tipica della Torre o del Palazzo dei Bressani, i signori antichi di Mondovì.



Nel 1508 giunge a Mondovì (dove si è appena completata la nuova cattedrale) un nuovo editore, Vincenzo Barruerio, che sembra sviluppare in modo decisamente occulto la tradizione monregalese del libro illustrato, ponendosi sulla scia dell’Aesopus quattrocentesco ma con passo decisamente più esoterico. Nel 1508 Barruerio pubblica infatti il Libellus de natura animalium, attribuito erroneamente dal Sanders ad Alberto Magno (1193 – 1280), il più importante alchimista medioevale, da molti ritenuto l’alter ego di Christian Rosenkreutz, cui l’accomuna l’appartenenza monacale, il culto per l’alchimia egizia di cui è il primo divulgatore, la longevità eccezionale e miracolistica. 




Si tratta di un nuovo bestiario di creature fantastiche, decisamente più fantasioso di quello dell’Aesopus, in cui una intera sezione è dedicata ai serpenti draghiformi. Autorevoli critici internazionali l’hanno paragonato per importanza addirittura all’Hypnerotomachia Poliphili , a dimostrazione della rilevanza dell’opera, tutt’altro che periferica o provinciale. Nel Libellus sono particolarmente significative due incisioni, la Fenice e il Pellicano, riprese nello stesso anno da Lorenzo Sormani che scolpisce il nuovo altare della cattedrale monregalese.




Curiosamente, l'anno prima a Cuneo era stato stampato un libro illustrato di sentenze dell’Albertano, cortigiano alla corte dell’Imperatore alchemico Federico II. Vi sarà stato un riferimento al quasi omonimo Alberto Magno di Mondovì, dell’anno seguente? Ad ogni modo, una presenza di testi in qualche modo "ermetici" nell'arte della stampa locale.



Nel 1510 comunque Berruerio pubblica una nuova opera dal sapore esoterico, il Juicio de la fine del mundo definito anche spesso Antichristus, in cui viene descritta l’apocalisse e l’avvento del demonio. Notare che nel titolo l’Apocalisse è definita come fine del mundus, nome iniziatico di Mondovì nella marca tipografica di Berruerio.

La “fine del mondo”, volto al maschile ne “il fine del mondo” potrebbe essere anche lo scopo dell’edificazione esoterica di Mondovì. L’opera inizia con una colta dissertazione che raccoglie i vari passi biblici in cui si parla dell’apocalisse, che l’autore cita e utilizza autorevolmente per la sua ricostruzione della fine del mondo. Dobbiamo pensare quindi a un predicatore dotto, probabilmente un semiereticale fraticello del libero spirito, addentro a una mentalità di tipo “universitario” quale quella che sussisteva presso lo studium della cattedra diocesana monregalese di utraque iure, legata o meno a una peraltro probabile università laica di medicina e astronomia. Dell’opera si è conservato, misteriosamente, un solo volume.

L’opera, magistralmente illustrate dalle incisioni della scuola di Giovanni Mazzucco, si apre con il predicatore autore del libro che fustiga i sette peccati capitali (presentati nella vicina San Fiorenzo di Bastia Mondovì, sempre della scuola del Mazzucco, nel 1472); annunciando che l’Anticristo sta venendo, come annunciato, da Babilonia, e mostra al suo pubblico “li diavoli de lo inferno che goardano li soy libri”, libri mastri contabili con segnati i peccati degli uomini, per riscuoterne il credito (ma ovviamente ci seduce più l'idea che essi guardino inaccessibili Grimoires di magia oscura, magari lo stesso Necronomicon).



Appaiono poi Enoch ed Elia che tentano di ravvedere gli uomini, ma appare l’Anticristo (effigiato come un sovrano con corona e manto d’ermellino, corta barba bianca e capelli lunghi e fluenti, il classico re delle carte, con un diavoletto nero sulle spalle a fargli da occulto suggeritore) e, dopo aver cercato invano di convincere i due ad adorarlo (essi gli danno dell’orribile “dragone”), li fa uccidere.

Si rivolge quindi al papa, che lo chiama Ante Christus separato (da allora in poi scritto così), e uccide anche lui, come poi l’Imperatore. Si rivolge poi ai re di Francia e Spagna (Arragona) e a tutti i nobili, invitandoli a credere in lui. Essi, il Mondo, sono più possibilisti e dicono che, se dimostra di essere Cristo salendo in paradiso, sono disposti a credere in lui.



Allora l’Anticristo si rivolge ai Giudei, “miei benedetti”, e li prega di appoggiarlo: dimostrando di essere il loro vero Messia spera di convincere anche i cristiani residui. Allora appare San Michele il quale attacca l’Anticristo e lo uccide, per evitare che un eventuale errore degli ebrei induca a cadere anche i cristiani. I Giudei si disperano: hanno avuto fede in Makometo (Bafometto) Giuda e hanno sbagliato: si pentono e si convertono.



Appena questo avviene, secondo le antiche profezie, torna Cristo sulla terra, assieme ai quattro evangelisti suoi trombettieri (loro identità, quindi, coi quattro cavalieri apocalittici). Appare anche Maria e Giovanni il Battista, come procuratori dell’umanità nel giorno del Dies Irae. La Madonna inizia a perorare affinché il giudizio esiti finché agli uomini non sia dato di convertirsi.

Intanto San Michele trattiene Satanas Diavolo, che vuole avere subito il suo bottino, chiamandolo Diavolo Tenebroso. L’Anima Bona e quella Cativa si disperano, entrambe timorose – l’una a torto, l’altra a ragione – di non aver fatto a sufficienza per salvarsi. Lucifero allora evoca Crida, che con le sue urla spaventi i peccatori, e Gramatel (dal piemontese per malvagio, Gram, come gramo, gramigna), affinché scaldi i calderoni per preparargli il suo succulento pranzetto.

Egli mostra la sua divisione in quattro calderoni: uno per i pagani, uno per gli ebrei, uno per i cristiani comuni e uno per i nobili. Quindi Satana, preparandosi a prendere la terra, elenca i peccatori, dando preminenza non alla tradizionale superbia regale (re dei vizi, che trascina gli altri dietro di lui incatenati nella Bocca degli Inferi del Dragone, secondo un diffuso motivo iconografico locale), ma la superbia dei dotti seguita strettamente dall’avarizia dei mercanti; le due categorie dominanti in Mondovì, strettamente collegate (tanto che in un inferno Giuda sarà sostituito da Avvocati e Procuratori, tipiche figure di laureati al servizio del sistema mercantile-bancario).

Nel citare “quelli che a gli altri mostreranno la via” (primi nella fila della Camminata dei Vizi) l’Ultimo Predicatore cita Medici, Speciari (Speziali, da species, le varie tipologie delle sostanze curative) “cativi e più malvaxi”, Caligari (Chirurghi; come non notare una corrispondenza col mefistofelico Doktor Caligari del cinema espressionista tedesco?); seguono gli altri artigiani e mercanti (meno dotti e quindi meno superbi, ma ugualmente avari) e in ultimo, ma qui veramente last but not least, gli studenti, che strappano al demonio un’ampia risata (“ho ho gli studenti cum la sua parrucella, che a le donne fanno virar le cervella”) e le sanno spogliare in camicia, in gonnella, farle cantare, ballare e fare “altra cosa più bella”.

Di tutti questi farà una “salinella”, ovvero una sola salsa, ovviamente per cibarsene succulentamente. Davvero qui gli studenti (che sono gli studiosi, più che gli studenti come discepoli dei primi, nell’universitas medioevale che li unifica tutti) fanno pensare a uno studium medioevale che possedesse quel famoso volume monregalese di Avicenna di poco precedente, preesistente all'Università sabauda e poi cancellato per maggior gloria dei Savoia.



Poi Lucifero, che ammette di non saperne di diritto e diffida grossolanamente dei suoi avversari (Maria e quel mato de Gioanni, che veste di pelli di pecora, cui darebbe volentieri un calcio in faccia), incarica Barzabuch (Beel Zebub, il Signore delle Mosche), suo procuratore, di far valere i loro diritti. Questi assicura: “Meistro Nostro, ne avremo più della mietade” e, da buon leguleio, dichiara che a lui gli avvocati sono più cari che gli altri (ovvero, sono le anime più nere).

L’ultimo predicatore appare, e spiega all’umanità che, senza Maria, nessuno si salverebbe: la Vergine infatti insiste a dismisura con Gesù Cristo irato, ottenendo che questi dilazioni il più a lungo possibile l’inizio della punizione in modo di dare agli ultimi la possibilità di convertirsi. Poi tuttavia Gesù inizia il suo giudizio, salva la Buona Anima e condanna quella Cattiva, mostrandole il Trionfo delle sue Armi (che appare in Santa Croce, dalla Visione di San Gregorio), rimproverandogli tutte le sue sofferenze. Infine i giusti vanno in cielo e i peccatori all’inferno. Al demonio è impedito di prevaricare, certo, ma nel tetro e ambiguo dualismo tardomedioevale (ma ormai in pieno rinascimento) il demonio ottiene la sua parte: non è con-dannato con le anime in pena ma loro signore e padrone soddisfatto ai loro danni.


L'Antichristus è quindi l'opera più "ermetica" di quel primo Cinquecento monregalese.

Dopo una pausa di tre anni nella tipografia monregalese (1512-1515), probabilmente dovuta all’avvicendamento dei figli Giuseppe e Geronimo (in seguito, possiamo presumere, alla morte del padre) nel 1515 la produzione riprende con un’opera dedicata alla venuta della Maestà del re di Francia in Italia, riferita alla calata di Francesco I appena salito al potere, con cui il sovrano francese intendeva estendere il proprio influsso sulla Penisola, priva di un potere centrale, e una sulla Rotta di Suizer avvenuta nel 1515 a Marignano, oggi Melegnano, presso Milano, dove il re francese, con una schiacciante vittoria sui mercenari svizzeri della Lega Santa dell’Impero e del Papa, consolidava militarmente le proprie pretese di influenza. Tale battaglia fu fra l’altro la prima in cui l’uso dell’artiglieria fu assolutamente determinante, come intuì Ariosto nel suo Furioso e come fallì invece Machiavelli nella sua Arte della Guerra, ambo di tale periodo. Anche Mondovì, come i due grandi intellettuali dell’epoca, riflette di fatto sull’evento.

L’inasprirsi della pestilenza che gravava su Mondovì dal 1517 spinse nel 1522 Giuseppe Berruerio a lasciare la città per la Liguria dove, come abbiamo visto col caso di Santa Brigida, non mancavano committenti e contatti. Del resto, la Liguria era già l’idea originale perfino del finanziatore monregalese Baldassarre Cordero che solo un’altra pestilenza aveva spinto a operare in Mondovì.

I Berruerio a Savona pubblicarono poi nel 1523 una nuova opera "ermetica": il Lamento del Capitano dei Cavalieri di Rodi per la perdita della loro capitaneria generale, che consentirà all’ordine di ottenere la definitiva sede di Malta (El lacrimoso lamento che fa el gran mastro de Rodi con li soi caualieri a tutti li principi de la christianità ne la sua partita da Rodi.).

Forse una connessione con l'ordine templare iniziatico, se seguiamo la linea della contro-storia massonica. Ma ormai, purtroppo, questa nuova pubblicazione non è più collegata a Mondovì. L'Antichristus resta la  grande gloria della sua prima stagione tipografica.

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