2013, La Fortezza.




E così siamo al 2013.

Dato che la SF è l'esoterismo proseguito con altri mezzi, questo blog ha sempre rilevato il valore scientifiction degli anni in cui viviamo, man mano arrivavano.
Ma finora non si era ancora giunti ad un anno identificato con la SF fin dal titolo in modo così inequivoco.
Un pessimo film di SF, ovviamente.
Ma rimasto impresso più del sequel di 2001, ad esempio.
Il film è del 1993, vent'anni fa.
La locandina è ottima, nel senso che evoca già tutto il suo squallore.
Sono gli anni del cyberpunk, e il film cerca di far pensare alla realtà virtuale a quadrettoni dei tempi.
Quella che poi non venne mai sviluppata. Sono vent'anni che la aspetto. Invano.




Lo spirito ingannevole è già proprio della locandina inglese, che rimanda agli effetti fluo de "Il Tagliaerbe" del 1992, primo (modesto) film sulla realtà virtuale. Ma almeno la grafica è più dignitosa e, tra l'altro, si fa riferimento a un 2017, non al 2013. A parte che così potrò rivendermi il post d'inizio d'anno tra un quadriennio, la cosa si spiega probabilmente con la scaramanzia reciproca, sul 13 negli USA, sul 17 in Europa.

Comunque, il film parla appunto di un carcere di estrema sicurezza, una fortezza, coniugando il genere carcerario con la distopia SF. Anche qui, una cattiva imitazione di Alien Cube (1992), uscito l'anno precedente, dove la contaminazione avveniva a ben altri livelli.





Alcuni spunti, comunque, sono buoni. Ad esempio, si pensa all'estensione agli USA della norma cinese di allora, che vietava alle copie (in via ordinaria) di avere più di un figlio. 
I due protagonisti sono incarcerati per tale ragione.
Un tema però usato in modo puramente pretestuoso,
incluso il finale in cui il super-cattivo cerca di forzare la moglie a un cesareo per poi portarle via il figlio.

Per il resto, il solito vago gusto cyberpunk di quegli anni:
la megacorp cattiva mescolata al governo, l'intelligenza artificiale che controlla il complesso, ZED. 

L'immancabile direttore del carcere fanatico umano, curiosamente, si chiama Poe. Una citazione che deriva, quasi sicuramente, da Il Pozzo E Il Pendolo, capolavoro di claustrofobia carceraria, che è anche il titolo di questo blog. A interpretarlo Kurtwood Smith, il convincente cattivo di "Robocop" (1987), altra pellicola con cui il film condivide il distopismo sociale, a un livello meno elaborato.

Spero comunque che 2013 La Fortezza non sia un film profetico.
Perché vorrebbe dire che l'anno che viene ci sta portando in un mondo cyberpunk, dominato da spietate megacorporation e da una sorta di stato di polizia, dove non si possono certo mettere al mondo dei figli. Ed oltretutto girato in modo piuttosto sciatto. Il vostro futuro non è Blade Runner, è 2013 La Fortezza.
Così deprimente da essere vero. Sto quasi rivalutando tardivamente il film. 

E su questi allegri auspici, un buon 2013 a tutti!
L'Apocalisse è ormai alle spalle, no? Di cosa dobbiamo preoccuparci?

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