Century


(Chissà se è Moore il barbuto sullo sfondo)


La cover dell'opera, con le tre Mina

Tra i regali di questo Natale c'è stato il meraviglioso "Century" di Alan Moore, ultimo capitolo (per ora) della saga della Lega dei Gentiluomini Straordinari (ovviamente, spoiler alert vari sul corpus mooriano, come al solito). Il ciclo della Lega era iniziato nel 1999 e ambientato nel 1899, con un'operazione che voleva andare a riflettere sulle origini dell'idea di super-eroe popolare prima del fumetto, nelle sue radici ottocentesche. Ecco quindi che i personaggi dei vari universi immaginari passati (quello holmesiano, quello vampirico, quello verniano, quello wellsiano...) vengono fusi in una unica Justice League dal servizio segreto di sua Maestà.

L'opera ricalca in parte l'operazione compiuta, nel 1988, sulla figura di Jack The Ripper (1888) da Moore stesso; e lo Squartatore ritorna, a margine, anche in questo ciclo, in una nuova lettura. Ma se là si era scelto, almeno superficialmente, un rigore documentario minuzioso, qui si dà più spazio ad una reinterpretazione più libera del mito (pur mai casuale, ovviamente). In "From Hell" the Ripper approfittava dell'incarico ricevuto dal governo inglese per costruire un suo personale rito esoterico che doveva fermare il movimento femminista e condannare anche il secolo successivo al dominio patriarcale. Il rito era reso in parte imperfetto solo dal mancato omicidio di una delle vittime sacrificali predestinate, ma sostanzialmente esso riusciva nel frenare la liberazione femminile nel XX secolo. I Secoli hanno grande rilievo nell'esoterismo (eonico?) mooriano, come denotano anche le coincidenze di date abbastanza precise tra redazione e ambientazione delle opere.


La signorile Mina nera del 1910

Il tema ritorna, ovviamente, in questo "Century" (scritto nel 2010), che analizza appunto il XX secolo, partendo dal 1910, anno di ambientazione del primo episodio, per poi chiudersi col 2009.

Personaggio centrale, che attraversa tutti i capitoli della serie finora realizzati, si conferma il personaggio di Mina Murray, la vittima sacrificale del Dracula di Bram Stoker, resa immortale dal morso vampirico. Eroina femminile, è qui affiancata da Allan Quatermain, la figura maschile più umana e quindi positiva (reso immortale, a sua volta, dall'aver bevuto la fontana della giovinezza in Africa) e l'immortale bisex settecentesco Orlando, che aveva già affascinato Kubrick.

Il trio deve combattere il piano oscuro di Oliver Haddo, alter-ego di Aleister Crowley come personaggio letterario del romanzo di Somerset Maugham, "Il Mago" (1908). L'immagine negativa va ascritta ovviamente al personaggio letterario e non all'esoterista, di cui Moore dimostra qua e là un certo apprezzamento. Haddo persegue sostanzialmente il piano di The Ripper, spostato di altri cento anni: evocare un Anticristo che segni, in chiave oscura, il XXI secolo. O, forse, visto il passaggio eonico del 2000 (o del 2012...), che condizioni tutto il nuovo millennio (così come il Messiah ha segnato, di sicuro, l'Eone appena trascorso).



La psichedelica Mina rossa del 1969.

Dopo il cupo inizio nel 1910, il secondo capitolo, nel 1969, è segnato anche visivamente dal colore e dall'apparente, positivo spirito "acquariano" che caratterizza la New Age degli anni '60. Tuttavia, sotto le luminescenze psichedeliche la lotta tra archetipi continua: Haddo cerca di incarnarsi in un immaginario divo del rock (probabilmente, allusione ai Led Zeppelin, che esordivano nel 1969 e che non hanno mai fatto mistero del loro culto crowleyano), ma viene fermato in una dura battaglia psichica da Mina stessa.


Il duello astrale tra Mina e Haddo.

Egli si impadronisce quindi del corpo di un docente di Arti Oscure che sta approfittando di Mina Harker in trance, e decide in subordine di utilizzare il suo corpo, meno potente, per evocare il Moonchild, il Fanciullo Lunare, il suo anti-Messiah.


Nelle indagini sui piani di Haddo Mina viene poi consigliata dal "viaggiatore temporale" (una sorta di osservatore che dà in ogni capitolo enigmatici responsi sibillini al trio) di non indagare sull'occultismo cinematografico. La cosa ha già un primo livello sul piano dell'opera: da un lato, infatti, è uno dei motivi per cui, come vedremo, il trio non intuisce i nuovi piani di Haddo (che utilizza proprio questo occulto ai suoi fini).

Ma è sicuramente anche un inside joke sul pessimo rapporto tra Moore e il cinema (come noto, ha scomunicato in modo virulento gli adattamenti delle sue opere) e forse l'espressione di una generale sfiducia di Moore sul medium cinema, ovviamente controllato da "illuminate" multinazionali americane di Hollywood per quanto concerne l'intrattenimento popolare (a differenza del più libero e pauperistico fumetto, di più antica e nobile ascendenza esoterica dagli egizi in poi).


L'avvertimento a Mina sul cinema (con Moore sullo sfondo?)

Ma c'è anche la possibilità che sia un riferimento al mito delle pellicole maledette, in particolare la più celebre di tutte:  “Un dia en Lisboa” (1964), un filmato maledetto legato alla morte di Soledad Miranda, attrice feticcio del regista Jesus Franco il quale, dopo la morte di Miranda nel 1970, ritenne davvero che il suo spirito tornasse a possedere altre sue attrici, tra cui la moglie Lina Romay.

Gli anni, come vediamo, sono proprio quelli dei nostri eroi; e quindi è plausibile che un collegamento al "Necronomicon" (reale, però) del cinema esoterico ci sia. Tanto più che, come vediamo nella vignetta sopra, si parla non genericamente di cinema, ma proprio di "pellicole", "celluloide", "prendere fuoco": quindi l'aspetto fisico del film stesso, l'oggetto-feticcio e talismano magico.

Naturalmente, dato che il mito del film maledetto - recentemente ritrovato - è stato magistralmente ripreso, dal bel romanzo "Tutto quel nero" della fossanese Cristiana Astori (che conosco, e di cui ho il piacere di avere copia autografata...), mi domando se Moore non sia stato, in qualche modo, influenzato a sua volta dalle ricerche dell'autrice (in mezzo, ovviamente, alla miriade di altri riferimenti alla scena ermetica del Novecento che letteralmente pullulano nelle affollate pagine di Century).


Cristiana Astori

Un dubbio pressoché impossibile da sciogliere, per la labilità del riferimento (che sarebbe però, se confermato, centrale). Un possibile rimando potrebbe essere il fatto che Mina è, in quella sola scena dell'incontro cinematografico, rossa di capelli, proprio come Cristiana (che ha, tra l'altro, da poco pubblicato un sequel a Tutto Quel Nero, "Tutto Quel Rosso", che devo ancora aver il piacere di leggere). 


La Mina castana del 2009, al finire degli Anni Duemila.

Nel 2009 l'atto finale della trilogia centuriana: Mina e i suoi due compagni devono affrontare la materializzazione dell'Anti-Messiah di Haddo, che però è riuscito a realizzarne solo una versione parziale e indebolita. Per quanto non citato esplicitamente, si tratta della figura di Harry Potter, il mago creato dalla Rowling nel ciclo di romanzi (1997-2007) resi poi famosi appunto dalla trasposizione filmica (2001-2011), che è stata il meccanismo che ha reso davvero il ciclo un fenomeno mondiale.


L'Harry-Christ

Moore non cita ovviamente Potter in modo diretto, per ragioni di copyright, ma l'allusione è esplicita. "Non mi piaci come mago" dichiara Haddo, deluso dall'allievo che ha educato come Tom Marvolo Riddle o anagrammaticamente Lord Voldemort. Un'investitura ad Arci-Nemico che viene da lontano, dalla celebre "scomunica" di Ratzinger ancora cardinale nei confronti dell'opera che, per i fondamentalisti, è l'ennesima iniziazione dei giovani alle arti oscure.

In effetti comunque la magia di Harry Potter, almeno a un livello superficiale, non può piacere nemmeno a un esoterico come Moore, ridotta com'è ad effetto speciale da videogame (con tutto il rispetto...) piuttosto che rituale complesso e simbolico. E così il mago, pur all'apparenza potentissimo, è un gigante dai piedi d'argilla e viene vinto da Mina e i suoi nella classica "battaglia finale" del genere supereroico.

Il secolo è salvo, o perlomeno, come riconosce il morente Haddo, Mina e i suoi l'hanno segnato in un'Apocalisse ugualmente terribile, ma diversa da quella che lui aveva progettato. "Il secolo è vostro" concede alla fine. E questo è il massimo di ottimismo che Moore può concederci. Visti i tempi non proprio fausti, mi sa che ci dovremo accontentare.

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