La capitale delle mongolfiere. 2013, l'anno della tartaruga.



Fotografie di Laura Blengino 2013.


Smaltiti i post post-natalizi, il primo vero post dell'anno è quello sul raduno internazionale di mongolfiere di Mondovì. Come ho già accennato gli anni scorsi, infatti, Mondovì è la capitale italiana del volo aerostatico, per varie ragioni: la presenza in loco dell'autorevolissima scuola del nostro illustre concittadino John Aimo, e la sussistenza di condizioni che lo rendono uno dei luoghi più congegnali d'Europa per il volo in pallone.




Naturalmente, le mongolfiere, normali tutto l'anno nel cielo monregalese, aggiungono qualcosa di surreale alla natura già ermetica della città; tanto più che, come è noto, le mongolfiere sono collegate alle Nazca Lines della civiltà peruviana degli Incas. Un elemento che all'indomani dell'apocalisse precolombiana è, se possibile, simbolicamente ancora più forte (del resto, se l'idea degli incaici in possesso di mongolfiere fa storcere il naso agli archeologi più tradizionalisti, per il milieu ermetico sono solo una tecnologia residuale, e i giganteschi allineamenti di Nazca - impossibili da percepire da terra - erano in origine sfruttati, ovviamente, da astronavi aliene).



Di solito, provvedo io stesso a fotografare il festoso sciame di pseudosfere colorate che occupa il cielo della città, almeno da quando, nel 2006, ho comprato una macchina fotografica digitale. Tuttavia, causa indisposizione (la maledizione del 2013 sembra farsi sentire, e non sono per me, purtroppo...) quest'anno le foto sono state realizzate dalla mia dolce metà, che ha deciso di darsi anch'ella all'arte fotografica.



Laura si è dimostrata piuttosto brava a scattare foto, avendo del resto già pratica con le riprese video; inoltre, come ogni buona fotografa diliettante, ha fatto tesoro del vantaggio del digitale, ovvero quello di poter scattare un numero altissimo di foto senza alcun dispendio. Ecco quindi che sulla mole di scatti ho potuto isolare un po' di immagini che mi sembrano decisamente belle.

L'immagine qui sopra, ad esempio, mi ha colpito per la scritta identificativa della mongolfiera, bene in vista, che a un primo impatto ho letto come "OPPIO", mentre in verità si tratta di un G-PPIO (riferimento al pulcino o al cappuccino?).





A parte le solite multicolori, molte erano come tutti gli anni le mongolfiere sponsorizzate. Tra queste, spicca indubbiamente quella dei Pan di Stelle, in cui la mongolfiera è parte stessa dello spot, a livello diegetico, dove i due bambini assumono il biscotto stellato e sono rapiti in cielo da una mongolfiera di luce, proprio sopra il Colosseo. Mi sarei trattenuto volentieri da letture occultiste per evitare di sembrare eccessivo, ma c'è già chi ha fatto il parallelo prima di me, l'autorevole Italian Illuminati, che si sofferma sulla natura rovesciata della stella dello spot.



Laura poi ha voluto strafare e si è andata a vedere anche il Night Show, lo spettacolare show notturno dove le mongolfiere sono illuminate a turno, a tempo di musica (quest'anno, ovviamente, l'immancabile Gangnam Style).




Ne è uscito, tra gli altri, uno scatto particolarmente suggestivo, come questo, dove delle quattro mongolfiere è illuminata (con scritta perfettamente leggibile) quella della "Book People", quasi a indicare che "il popolo del Libro" sono i veri "Illuminati" (anche nel senso banale che solo la lettura dà la vera illuminazione).










La guest star speciale di quest'anno, comunque, era questa tartaruga proveniente dal Belgio, resa vagamente angosciante dal gigantismo, che fa pensare inevitabilmente alla Gamera (1965) del ciclo di Godzilla (benché non volante) oppure a una delle tante tartarughe robotiche inviate sulla terra dagli invasori di vega nel ciclo di Mazinga (1972).





A rendere più inquietante il tutto, l'elegante tartaruga infiocchettata di rosso compie con la sinistra il gesto benedicente, una sorta di ciclopico papa spaziale rettiliano di Futurama (1999) - anche se la benedizione del papa galattico di Matt Groening è rovesciata, rivolta quindi verso di sé. Insomma, se ne avevamo bisogno, l'ennesima riconferma che i rettiliani sono tra noi.



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