Shreck-It-Ralph.




Tra i film visti al cinema in queste vacanze il più interessante è stato "Wreck-It-Ralph", "Ralph Spaccatutto", il più recente cartone digitale della Disney, ambientato nel mondo dei videogame.
(Spoiler Alert, as usual).

Il presupposto è molto semplice: Toy Story ambientato nel mondo dei videogiochi.
Se in Toy Story - il primo cartoon digitale, nell'ormai lontano 1995 - erano i giochi ad animarsi, qui sono i protagonisti dei video-giochi a prendere vita autonoma quando gli utenti non li vedono.

Ovviamente, ci sono alcune differenze: oltre che nella trama, nell'idea di fondo.
Il mondo dei giocattoli è comunque il mondo reale, che viene interpretato dal cartoon digitale.
Il mondo dei videogiochi e quello della grafica 3D, invece, coincidono.
Peccato che anche le parti nel mondo reale siano in animazione 3D, togliendo forza al paradosso.
Avrebbero dovuto essere in cinema tradizionale, o meglio ancora eliminate del tutto.

Anche il tema centrale è diverso.
In Toy Story, protagonista era Buzz Lightyear, eroe spaziale che ignora di essere un giocattolo.
Un tema che rimanda a Pirandello: la scoperta che la vita è solo una finzione, che siamo maschere nude.

In Ralph, ci sono dei videogame inconsapevoli del loro ruolo finzionale: anch'essi sono legati al tema
della fantascienza. Sono i cy-bugs, insetti cibernetici (ma bug rimanda anche all'errore nel mondo informatico) troppo poco intelligenti per giungere alla consapevolezza del loro ruolo virtuale.

Il tema portante è però quello del cattivo che vuole uscire dal ruolo che gli è imposto.
Ralph è in sostanza, come già detto da altri, uno Shreck riuscito.

Elemento di modernità, se vogliamo, è l'abbandono dell'estetica anni '50 "I sogni son desideri": Ralph fa un lavoro di melma (nel vero senso della parola: lo gettano ogni giorno in una pozza di melma) e non ne esce: continua  a farlo, ma felice poiché il suo ruolo è riconosciuto come necessario.

Una posizione in fondo più credibile nei nuovi tempi in cui ci troviamo a vivere, in cui è ormai defunto l'American Dream.

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Tuttavia, da buon ermetico, ho ovviamente letto il film in controluce per identificarvi una eventuale metafora gnostica, come quella che pervadeva l'ottimo Wall-E, forse il più esoterico, finora, dei cartoon digitali.

E, in effetti, le rispondenze sono più significative di quel che sembri a prima vista.

Nel suo cosmo, Niceland, il rosso e furioso Ralph è cacciato nella discarica per far posto all'edificazione di Niceland, che egli decide di distruggere. Ma l'azzurro e serafico Fix-It Felix Jr., col martello d'oro donatogli dal padre, ogni volta ripara quel che lui distrugge, vincendolo ciclicamente. Un perfetto dualismo zoroastriano, che non verrà modificato nel corso della storia: semplicemente, i nicelanders capiranno che il principio distruttivo non è il Male, ma il necessario contraltare del principio costruttivo, tributando i dovuti onori anche a Ralph stesso.

*

Per ottenere il giusto riconoscimento che gli manca, Ralph scardina il suo cosmo (condannandolo alla rovina) e si reca in Hero's Duty. Anche qui, come in Niceland e poi in Sugar Rush (i tre cosmi sono diversi ma simmetrici) vi è un'alta torre centrale che gli eroi devono ri-conquistare, osteggiando i cybugs che li assaltano, e che al termine della partita vengono cancellati dalla luce che emerge dalla Torre stessa. 

Egli tuttavia, infrangendo le regole di separazione dei Mondi a suo vantaggio, porta i cybugs fuori da Hero's Duty, in Sugar Rush. Qui i cybugs iniziano ad evolversi e a infettare questo mondo, dove non esiste la Torre Luminosa che li cancella alla fine della partita.

La rottura degli equilibri, tuttavia, in questo caso è proficua, perché va a bilanciare un equilibrio cosmico già turbato. 


Il videogame del 1981 che ha ispirato la figura di Turbo. 




Il re del mondo di Sugar Rush, King Kandy, è infatti in verità Turbo (già il nome rimanda, oltre che alla velocità, al turbamento dell'ordine costituito). Il suo aspetto è quello di un vecchio che usurpa il posto della legittima principessa del regno, Vanellope (mix di Vanilla e Penelope), da lui ridotta al rango di Glitch, "bug" del programma da eliminare o comunque non far interferire nel gioco. L'aspetto di Turbo è quello di una sorta di crociato, con l'elmo bianco segnato da una T rossa (anche il martello di Felix Jr. è una T, in fondo...).

Il parallelo gnostico che viene in mente, ovviamente, è quello del papato maschile che ha detronizzato il principio femminile, il quale attende pazientemente il momento in cui avverrà la giusta restaurazione (il riferimento alla paziente Penelope?).

Ralph scopre alla fine i piani di Turbo, e sconfigge i cybugs (con cui egli, "Bug" consapevole colonizzatore di altri mondi di gioco, si fonde alla fine per aumentare il suo potere) ricreando, sul monte Diet Cola, una "Torre di Luce" che distrugge i bugs invasori.

L'ordine è dunque restaurato: Vanellope ritorna al suo legittimo posto nel mondo di Sugar Rush, e anche Ralph ritorna al suo posto di "demone" consapevole di Niceland, dove tuttavia ora il suo ruolo è riconosciuto e apprezzato.

Naturalmente, l'ipotesi più probabile è che si tratti, semplicemente, del ricorrere e del mescolarsi di archetipi universali. Comunque sia, se non altro, anche questo cartoon dimostra la vitalità di alcuni antichi archetipi esoterici (il principio distruttore non è in sé malvagio, ma dualisticamente necessario; il principio femminile è stato detronizzato, e anch'esso non va demonizzato ma riconosciuto come indispensabile; infrangere l'equilibrio cosmico è sempre folle e dannoso, una Torre "luminosa", in contatto con il Cielo, come centro del mondo...) che sono più presenti nella cultura moderna di quanto piaccia immaginare.

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