Anagrammando Mondovì


Lorenzo Barberis, "Mondovì Sky Island, particolare" (2012)



Si è concluso, col post di ieri, la pubblicazione dei racconti della prima stagione di "Ascoltando Mondovì", il progetto emerso dal Laboratorio di Scrittura de La Meridiana Tempo, l'associazione culturale monregalese di cui faccio parte. 

I racconti, pubblicati in cartaceo sull'Unione Monregalese nel 2012, con le belle foto di Lorenzo Avico qui riproposte, riguardavano scorci della nostra città riletti sotto un profilo inedito e personale.

A breve dovrebbe partire una seconda tranche di pubblicazioni, tra cui un mio nuovo racconto: e a tempo debito riferirò qui sul blog.

Per intanto, il lavoro dell'amico Marco Roascio, che con la Cabalinguistica indaga anagrammaticamente i sensi segreti di frasi, parole e concetti, mi hanno stimolato a un lavoro simile: anagrammare "Ascoltando Mondovì" per vedere cosa ne veniva fuori. 

Ovviamente, sono troppo pigro per mettermi a giocare con le tessere di Scarabeo: mi sono dunque fidato di un programma online di anagrammi, su nomix.it, pensato soprattutto per anagrammi di nomi (ma funziona bene anche per brevi frasi).

Il programma ha trovato oltre cento variazioni. Molte, ovviamente, non hanno senso, o sono variazioni minime dello stesso concetto (qui sotto ho cercato di non ripetere mai la stessa parola, anche in anagrammi diversi). Ma alcune non sono male. In teoria, potrebbero essere spunti per possibili racconti (di ambientazione monregalese?) di cui l'anagramma viene ad essere il titolo. Ma come Borges insegna con "Finzioni", a volte basta l'idea stessa del racconto (o addirittura del romanzo), senza doverlo per forza sviluppare. Addirittura, potremmo ipotizzare di connettere i racconti anagrammatici in un ciclo, come ho ipotizzato qui sotto. 

"Non addolciva mosto": questo racconto potrebbe riguardare un viticoltore, evidentemente un onesto contadino d'altri tempi, visto che non sofistica il proprio prodotto, magari con metanolo o robaccia simile. Una sorta di versione pedemontana dei Malavoglia, probabilmente, con l'onesto contadino che rifiuta l'ottica del profitto ad ogni costo sconfitto dalla agricoltura moderna.

"Calmando, do 'sto vino": all'opposto, un sequel di questo primo racconto / romanzo agreste (genere molto in voga nella letteratura locale, specie in lingua piemontese) potrebbe narrare di un contadino che fa il salto al lato oscuro, e che calmando le acque, distribuisce il vino adulterato o, perlomeno, cede sulla qualità per fare il salto alla quantità e alla ricchezza. Per analogia col parallelo con Verga prima accennato, potrebbe essere il "Mastro Don Gesualdo" della situazione. Il secondo tassello del ciclo dei vinti verghiano, che si potrebbe anche cercare di seguire come traccia.


"Do molto scandinavo": il protagonista di questo potenziale racconto è chiaramente biondo e con gli occhi azzurri, assumendo appunto un aspetto nordico. Non c'è un elemento esplicito, ma il titolo suggerisce l'idea di un personaggio dall'aria comunque aristocratica, nobile (potenzialmente anche femminile: il sesso non è identificato). Per cui, potrebbe essere l'equivalente della "Duchessa di Leyra" nell'ipotetico ciclo dei vinti monregalese, narrando di una nobiltà acquisita, magari col peccato originale del vino adulterato di cui al racconto cronologicamente precedente.


"Mondo, voto, scandali": un racconto di ambientazione politica, chiaramente. Seguendo sempre la linea verghiana, potrebbe essere l'equivalente dell'"Onorevole Scipioni", la figura del politico nel ciclo dei vinti, il passaggio successivo nella scala evolutiva sociale. Il nostro eroe esce dal cosmo ristretto del paese, entra nel Mondo tramite il meccanismo del Voto, ma anche qui si invischia negli Scandali che inevitabilmente dominano la corrotta scena nazionale. Probabilmente c'entra sempre la cospirazione vinicola, magari nell'eterna sfida con la più potente rivale Alba, in una guerra condotta alternamente nel collegio elettorale monregalese e nelle sontuose sale dei palazzi e dei salotti romani (ovviamente, ribadisco che il nostro Onorevole è un personaggio di pura fantasia, che non si sa mai).


"Calando, smonto divo": un racconto su un divo sul viale del tramonto, che viene "smontato", demitizzato, nella sua fase calante. Così avremmo anche l'equivalente dell'"Uomo di Lusso" nel ciclo di Verga, ovvero l'artista, ultimo prodotto del processo decadentista. Mondovì potrebbe essere dunque il buen retiro di questo divo calante, il discendente del politico corrotto, che dopo aver dissipato le ricchezze di famiglia ritorna al paese natio come segno della sua decadenza.

Il ciclo dei vinti di Verga si arresta qui. Ma il pessimistico verista non inseriva (intenzionalmente, per diffidenza) l'elemento della modernità industriale, col suo personaggio tipico, il Tecnico, indagato invece da altri autori (pessimisticamente, come nel "Si Gira" di Pirandello, o ottimisticamente, come ne "La Chiave a Stella" di Primo Levi). 

Su questo, gli anagrammi ci offrono un perfetto personaggio monregalese con "Sto comandando voli": un pilota di mongolfiere, chiaramente, dato che Mondovì è la capitale del volo in pallone frenato. Una chiusura volta magari a un moderato ottimismo come quello che la Mongolfiera tendenzialmente ispira. L'ultimo discendente della decaduta stirpe di viticoltori rinuncia a velleità particolari di successo sociale e si rifugia nella passione vagamente onirica per la mongolfiera, raggiungendo con questa l'equilibrio che era sfuggito ai suoi predecessori.

Sei possibili racconti, sia pure solo abbozzati, che lascio ad altri, se lo vorranno, di sviluppare, secondo l'indicazione già del grande maestro Borges. Del resto, dopo i primi due, perfino Verga è giunto all'idea dell'inutilità di sviluppare i suoi. Forse anche lui era un Cabalinguista, e nemmeno lo sapeva.




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