La Mondovì che non ti aspetti



Foto di Lorenzo Avico. Sito internet: Imagevintage.it

Con il brano di Laura Borio si conclude la pubblicazione dei racconti di "Ascoltando Mondovì" (vedi post precedenti). 

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Non sono nata a Mondovì né vi sono cresciuta, l’ho adottata in età adulta. Pensavo che il mio fosse un amore maturo, completo e invece l’idea di spingermi senza meta in ascolto tra le vecchie vie di Breo mi ha riservato qualche sorpresa. Non sono abituata a percorrere questo borgo a naso in su, Breo è il cuore commerciale di Mondovì, gli occhi sono catturati dalle vetrine dei negozi, le orecchie intente ad ascoltare la musica diffusa dai locali ed il vociare dei loro frequentatori, ma stavolta, partendo da piazza San Pietro imbocco via Cottolengo, pochi passi e la musica del bar si affievolisce fino a lasciar posto ad un silenzio quasi irreale e inizio la scoperta.

Alzo gli occhi, il cielo è terso, c’è una bella luce ma solo qualche angolo, parete o finestra può goderne mentre il resto dovrà attendere altre ore. Gli edifici rimandano ad epoche passate, visibili i segni del tempo, qualche muro scrostato, talune facciate sono state ingentilite con la pittura, tendine colorate interrompono la sobrietà dei palazzi ed insieme alle fioriere che adornano i balconi costituiscono una piacevole nota allegra. Antichi usci, odore fresco di terra fuoriesce dalle  grate. Un muro, più che recinzione, sembra fare da argine alla collina di Piazza.

Ad un tratto sulla sinistra si apre uno spiazzo, uno spazio geometricamente irregolare, più che progettato sembra avanzato dalle costruzioni, troppo ampio per essere una via, stretto per essere una piazza e lì, quasi non ci credo, un’immensa facciata barocca in cotto si erge di fronte a me, la Chiesa di San Filippo Neri. I canti liturgici che fuoriescono dal portale non fanno che accrescere il mio senso di stupore. Una chiesa così grande incastonata nel rione e non me ne sono mai accorta? 

Ho perso i riferimenti, mi affaccio sul lato opposto a quello da cui sono arrivata e, più in basso, collegata da una gradinata, si apre piazzale Roma. Questo luogo mi è più familiare ma, passeggiando in via Beccaria, non ha mai attirato la mia attenzione parendo al mio sguardo, mi rendo conto ora assai distratto, un semplice parcheggio. In effetti l’edificio che ne delimita quasi un lato intero mi sembrava un po’ bizzarro e a ben pensarci nel panorama che colgo quasi ogni giorno percorrendo in auto via Cornice, dove non manco di lanciare uno sguardo sull’abitato di Breo, c’è un campanile che si erge proprio in quella zona. Certo, se la facciata fosse prospiciente piazzale Roma l’effetto sarebbe alquanto diverso, ora appare defilata e curiosa la sua posizione ma, in passato, magari erano altre le direttrici, i percorsi più battuti e la mia mente insegue immagini di donne a passeggio modellate nei loro corsetti e uomini che le accompagnano senza dimenticare di indossare un copricapo. I canti che odo provenire dall’interno ne testimoniano la vita reale, autentica, non il suo essere solo un monumento di fede. La curiosità c’è ma non entro, quasi a volermi punire della mia superficialità. Devo ammettere che per un attimo ho pensato “ma l’hanno costruita ieri?”.

Laura Borio

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