L'avvocato del diavolo



"L'avvocato del diavolo" è un'espressione che indica, certo in modo informale, il procuratore ecclesiastico che sostiene "l'accusa" nei processi di canonizzazione di un santo della chiesa cattolica. L'espressione è poi passata ad indicare qualsiasi avvocato di abilità e perfidia sovraumane, come ambiguo - e a volte ironico - complimento. Ad esempio qui a Mondovì "l'avvocato del diavolo" è stato, alle ultime elezioni, il giovane candidato dei centristi, per aver osato allearsi al centrosinistra (facendo dunque un patto coi diabolici bolscevichi, secondo la visione del centrodestra locale).

"L'avvocato del diavolo" (fedele al titolo originale, per una volta: "The devil's advocate") è un bel film del 1997 diretto da Taylor Hackford, onesto professionista americano il cui film più noto, forse, è il celebre "Ufficiale e gentiluomo" del 1982; e anche qui dirige con l'indubbia perizia della migliore Hollywood. (Ah, spoiler alert, come al solito).

Un film che avevo, ovviamente, visto alcuni anni fa, dato il mio interesse per il cinema a sfondo "esoterico": ma che ho avuto occasione di rivedere in tempi recenti, in un contesto abbastanza inconsueto, proposto da una collega di religione, in una quinta superiore, per riflessione sulla concezione teologica della libertà. Scelta a mio avviso azzeccata e abbastanza coraggiosa (non per la - molto relativa - scabrosità di alcune scene, ma per la critica convincente che il film muove anche alla visione religiosa dell'esistenza), che ho apprezzato.

Dato che la collega fa parte del numero di coloro che apprezzano una collaborazione interdisciplinare, ho cercato alcune informazioni sul film per un commento post-visione; ed essendo emersi degli spunti interessanti, ne sono uscite le considerazioni di questo post.


L'opera originale

La palma autoriale del film, il suo "marchio del diavolo" possiamo dire, va probabilmente però più al suo sceneggiatore, Andrew Neiderman (n. 1940), autore del romanzo del 1990 cui l'opera è ispirata, da lui scritto come ghost writer di Virginia Andrews (dopo la di lei morte nel 1986). Non avendo letto l'opera originale (chissà se è reperibile) è difficile valutare l'aderenza o meno all'opera. Almeno i dettagli sembrano rispettati, però: colpisce che un film del '97 non presenti i cellulari (nell'elite newyorkese, poi), mentre è abbastanza plausibile a fine anni '80, epoca di ambientazione più ragionevole del romanzo originale.

La trama è semplice e abbastanza nota: il giovane e vincente avvocato Kevin Lomax (Keanu Reeves), figlio  della fanatica fondamentalista Alice, viene reclutato dal potente avvocato newyorkese John Milton (un Al Pacino in grande forma) come giovane promessa del suo studio, diretto dal rampante Eddie Barzoon.

Kevin scopre però gradualmente di essere il figlio di John Milton, che altri non è che Lucifero in persona in una sua riuscita incarnazione. Lo scopo del principe delle tenebre è di fare unire i suoi figli, Kevin e la affascinante Cristabella Andreoli. 




*



Due calchi palesi dal film: la scena del coltello e quella delle ferite diaboliche.

A tale scopo Milton e i suoi accoliti (in buona parte, si intuisce, demoni infernali) si applicano a far impazzire Mary Ann, la moglie di Lomax (la bella Charlize Theron), in una sequenza parallela che è un calco palese della follia di Mia Farrow in "Rosemary's Baby" (1968), l'inquietante capostipite del cinema "diabolico" 

Come è arcinoto, sulla base del film, preso sul serio, Charles Manson e la sua setta uccisero la moglie del regista Roman Polansky, l'attrice Sharon Tate; cosa che rende ancora più inquietante (e di un certo gusto macabro) la citazione.

Ovviamente, cambia lo scopo dell'azione diabolica: perché se da Rose-Mary il diavolo voleva il figlio, nel caso di Mary-Ann vuole solo toglierla dai piedi in modo che la sua progenie, unendosi incestuosamente, possa dare vita, con libero arbitrio, all'Anticristo.

Pur restando insuperato il capolavoro di Polanski, teologicamente è più affascinante questa seconda ipotesi, in cui l'alfiere dell'Apocalisse può essere generato solo con un consenso umano (ricalcando, ovviamente, al modo del diavolo "simia dei", scimmia di Dio, il libero consenso necessario alla venuta del Messia).




Il Lucifer di Milton interpretato
dal romantico incisore Gustave Doré,
e il Milton di Al Pacino 
(dalla locandina del film).

Tutto il film, del resto, è intriso di raffinate citazioni. La più vistosa è quella di John Milton stesso, che prende il nome dell'autore del "Paradise Lost" (1666). Lo scrittore inglese, per la prima volta, mette in scena un diavolo per così dire "romantico", non solo mostro disumano ma essere dotato di una sua oscura grandezza e di un ambiguo fascino. "It's better to reign in Hell than serve in Heaven": è meglio regnare all'Inferno che servire in paradiso, il suo celebre motto che ne riassume il pensiero, titanico e ricco di hybris.

Più o meno la posizione assunta anche dal Milton del film, che riesce ad essere, da buon avvocato, più suadente e insinuante, specie nella sua arringa finale all'umanità. Lomax, all'apparenza, non si fa convincere, ma la sua natura diabolica continuerà ad orientarlo verso il peccato di orgoglio, lo stesso del padre, permettendo a questi di continuare a tentarlo.



Cristabella Andreoli e un possibile padre putativo.

Milton a parte, il film è impreziosito da altri rimandi alla letteratura "diabolica". Nella scena finale, i gironi che appaiono alle spalle di Milton che mostra il suo regno al figlio rimandano all'Inferno dantesco; la figlia prediletta, Cristabella Andreoli, italiana nel film originale (per ragioni di marketing, nella versione italiana questa dimensione è stata sottaciuta), nel cognome rimanda forse al più noto politico italiano, associato a Belzebù dai suoi avversari politici. 

Un rimando plausibile, dato che il film scherza (in sottotono, ma in modo percepibile) sulla vicinanza politica tra il diavolo e la destra americana. Un gioco che, va detto, almeno alcuni esponenti di questo mondo paiono gradire, dimostrando perlomeno humour anglosassone: il senatore che Milton presenta a Lomax è Al D'Amato, un reale senatore newyorkese, "il partito repubblicano di New York"; Don King, il discusso procuratore sportivo del pugile Mohammed Alì, offre a Milton i suoi posti in prima fila al Madison Square Garden; Donald Trump ha prestato le sontuose location della festa (a cui, dice la segretaria di Lomax nel film, "non è potuto venire").

Per Lomax non ho rinvenuto citazioni plausibili: ma in un certo senso questo torna, poiché Keanu Reeves deve interpretare l'uomo della strada, il John Smith della situazione, per rendere credibile allo spettatore l'inquietante "De te fabula narratur". Curioso al limite che l'attore sia, due anni dopo, interprete di un altro Messia (questa volta positivo e vagamente gnostico) nel suo ruolo più celebre, Neo di Matrix (1999). Evidentemente, l'aria stranita con cui si aggira nei film si addice bene a un Eletto malgré soi.




I due Barzoon / Burzum

Il direttore dello studio avvocatizio, infine, Eddie Barzoon, rimanda probabilmente all'omofono Burzum, la band di Varg Vikernes, star del black metal satanico norvegese, condannato nel 1993 per gli incendi di numerose chiese e soprattutto per l'omicidio rituale del collega Aarseth (e recentemente scarcerato, complice la blanda legislazione scandinava, nel 2009). Un accostamento gustoso, in questo caso, per il contrasto tra il cantante, un tipico volto del "satanista" nell'immaginario collettivo, e il satanista in doppiopetto Eddie Barzoon, ben più dannoso ma dall'apparenza rispettabile.

"Il più grande inganno del diavolo è stato convincerci che non esiste" osservava con perfida genialità Baudelaire, alla metà dell'Ottocento, con una accurata preveggenza degli sviluppi di un secolo in cui questa trasformazione, ormai in atto, non era affatto così evidente. E questa pare essere anche la morale del film, sviluppata con una credibilità realistica particolarmente disturbante.

*

Non mi resta che lasciarvi, quindi, sulle immaginarie note di "Simpathy for the devil" (1969) dei Rolling Stones. Canzone suppostamente "diabolica", che in realtà, tutt'altro che una venerazione, esprime sia pure con caustico realismo l'idea del "diavolo dentro di noi". Forse, le vicende di John Milton prima della sua incarnazione dei '90.

Please allow me to introduce myself 
I'm a man of wealth and taste 
I've been around for a long, long time
Stole many a man's soul and faith,

And I was round when Jesus Christ 
Had his moment of doubt and pain 
Made damn sure that Pilate 
Washed his hands and sealed his fate 

Pleased to meet you 
Hope you guess my name 
But what's puzzling you 
Is the nature of my game 

I stuck around St. Petersburg 
When I saw it was a time for a change 
Killed the czar and his ministers 
Anastasia screamed in vain 

I rode a tank 
Held a general's rank 
When the blitzkrieg raged 
And the bodies stank 

I watched with glee 
While your kings and queens 
Fought for ten decades 
For the gods they made 

I shouted out, 
Who killed the Kennedys? 
When after all 
It was you and me

And I laid traps for troubadours 
Who get killed before they reached Bombay 

Just as every cop is a criminal 
And all the sinners saints 
As heads is tails 
Just call me Lucifer 
Cause I'm in need of some restraint 

So if you meet me 
Have some courtesy 
Have some sympathy, and some taste 
Use all your well-learned politess
Or I'll lay your soul to waste.


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