V for Watchmen


Le elezioni sono passate, e bisogna dare ragione a Grillo: lo tsunami è arrivato.
Fuori Fini, Casini, Di Pietro, la sinistra radicale (in coalizione o meno col centrosinistra).


Monti è vivo per un pelo, nonostante l'appoggio del Vaticano. In compenso, è saltato il suo referente politico Oltretevere, ed è probabile che anche la Chiesa si smarchi, dopo il magro risultato.

Evidentemente, le foto con un Pastore Tedesco non gli hanno portato bene.

Restano in piedi tre grandi partiti, e due vincitori.
Uno è, ovviamente, Grillo, primo partito in tutto il paese, partendo da zero.
L'altro è Berlusconi, giunto a un incredibile pareggio col PD.
Quanto al PD, è oramai un gigante coi piedi d'argilla.
Il fallimento è netto, e sebbene all'apparenza i voti si siano conservati, al prossimo giro perderà probabilmente consensi in favore di Grillo, l'unico che sembra in grado di rottamare la vecchia classe politica.
La sfida, così, si propone ormai a due, come evidenziato nell'immagine di copertina:
il verde ed incazzato Grillhulk contro il Berlusjocker del suo ultimo Killing Joke.

Nel post pre-elettorale avevo evidenziato il culto della sinistra per i fumetti: confusionario quello di Ingroia, che infatti ingoia una durissima sconfitta, velleitario quello di Bersani, che si era paragonato a un Batman in lotta contro i cinque volti della destra.



Simbolicamente, questa scelta potrebbe sembrare quasi un cedimento a Grillo, che di un fumetto ha fatto da tempo il suo stesso simbolo: V for Vendetta, il fumetto ermetico di Alan Moore divenuto un modesto film hollywoodiano negli anni 2000 e il simbolo della rivolta degli Anonymous negli anni 2010, all'indomani della crisi globale. Solo Grillo ha saputo però andare oltre la generica protesta in piazza e via web e catalizzare tali energie in un partito in grado di sovvertire una grossa democrazia occidentale, giocando tra l'altro sul simbolismo del numero 5 (la V latina, le cinque stelle, la stella a cinque punte) che caratterizza tutta l'opera di Moore.

Ma se proprio dobbiamo rappresentare la politica a fumetti, a questo punto, possiamo elaborarne una più raffinata che non la semplice opposizione Hulk-Joker presentata in cover, riesumanto l'altro capolavoro di Moore che permette di riassumere, in sintesi, la situazione, il notissimo Watchmen (spoiler alert...).




Berlusconi è infatti sovrapponibile allo psicotico miliardardio Ozymandias, che usa le sue ricchezze e la sua piramidale struttura di potere per condizionare l'opinione pubblica.




Grillo è, per sua stessa insistita autodefinizione, "Il Comico", con cui condivide l'aggressivo e distruttivo sarcasmo che lo rendono l'unico in grado di fermare il piano di dominio di Ozymandias.




Anche Bersani trova la sua collocazione in questa metafora: egli ha voluto essere Batman, ma in verità è molto più vicino alla sua metafora in Watchmen, "Nite Owl",il grigio uomo comune che un costume non è in grado di rendere un supereroe, nello scontro tra giganti ben più potenti e carismatici di lui.




"Watchmen" offre anche un suggerimento a Berlusconi sull'unico modo in cui potrà affrontare forse, Grillo (a parte alcuni aiuti "extra" cui dovrà valutare se voler o poter ricorrere): agitare lo spettro della "minaccia comunista", come ha già iniziato a fare, allo stesso modo in cui Ozymandias costringe gli umani ad allearsi sotto di lui tramite una falsa ed orribile minaccia aliena (del resto, gli alieni fumettistici anni '50 come lo squid monster di Watchmen sono una metafora della paura del comunismo, e il cerchio si chiude).

Ma non è detto che basti: il finale di Watchmen è aperto, come quello delle ormai prossime elezioni.
It is entirely in your hands.



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PS: Ieri a Mondovì una strepitosa Marina Massironi ne "La donna che sbatteva nelle porte", drammatica pièce sulla violenza domestica. Nel giorno delle elezioni, inevitabile pensare a Girlfriend In A Coma.






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