Bamboccioni & Bamboccianti


Pieter Van Laer, "Scena Magica" (1630)

L'amico cabalinguista Marco Roascio mi ha chiesto notizie della scuola dei bamboccianti, forse per l'affinità coi "bamboccioni" evocati nel discorso politico dall'economista Padoa Schioppa, ministro dell'Economia dell'ultimo Prodi, che sosteneva che la causa dell'alta disoccupazione non era tanto nella crisi, quando nell'inettitudine dei giovani italiani. Una tesi che, sdoganata a sinistra, per così dire, venne ripresa poi dalla destra - Brunetta in testa - e, in parte, dal governo tecnico, con Martone ed altri. Irritando, per usare un eufemismo, la mia generazione di trentenni presunti bamboccioni, che in vario modo hanno rigettato sulla "casta" l'accusa di incapacità e fannullonismo.

Ma sebbene di politica dovremo a breve tornare a parlare, dato il Mexican Standoff che ci opprime e l'ormai imminente, pare, ripresa della campagna elettorale per nuove elezioni di qui a sei mesi, tralasciamo questo discorso politico e passiamo ai Bamboccianti storici.

Il caposcuola, Pieter Van Laer, nato nel '500 per un soffio (1599), fu uno dei tanti pittori olandesi che trovarono nella Roma papale la loro America. Giuntovi verso il 1625, Van Laer avviò una sua produzione rapida e di facile effetto che gli valse il nome spregiativo di "Il Bamboccio", per indicare le sue figure umane mal rifinite, simili appunto a bambocci, bambolotti privi di vita. Egli rimase in Italia fino al 1639, creando in Via Margutta, da allora in poi la via dei pittori, specie stranieri, a Roma, una vivace colonia di Bohemiens italiani. 

Come spesso accade in arte (dall'Impressionismo ai Fauves al Cubismo...), la definizione spregiativa fu assunta come propria identificazione dal Maestro e i suoi allievi, che divennero "i bamboccianti". Forse è il primo caso della storia dell'arte che ciò avviene, o almeno non mi ricordo di un esempio precedente. Forse "manierismo", ma il processo è inverso: nel '500, dipingere "alla maniera" dei grandi rinascimentali era positivo, e solo in seguito assume il senso sprezzante che ha oggi di imitatore rileccato e cerebrale, "plus realiste que le roi" ma meno talentuoso: mentre i bamboccianti sono sprezzati allora per il loro separarsi dal modello, tirando via di pratica in quella che (forziamo la mano) è quasi una anticipazione della sintesi veristica poi compiuta dall'impressionismo.

Van Laer si concentrò su scene di facile e potente effetto, come poi i suoi allievi, cogliendo la realtà di strada, specialmente quella ai limiti dell'illegalità e dell'immoralità, fatta di lestofanti, bari e prostitute, in opposizione all'arte ufficiale divisa tra l'eterno classicismo sempre più rarefatto e il caravaggismo chiaroscurale sempre più manieristico, quasi in tradimento della lezione del Maestro.

Il successo delle opere dei Bamboccianti fu enorme, proprio per la facilità dei temi effigiati. Ciò fu causa di profonda invidia e del forte attacco dispregiativo di cui la loro opera fu oggetto.

Di particolare interesse è per noi esoterici, di Van Laer, la Scena Magica della copertina, risalente circa al 1630. L'inetto esoterista ha appena preparato il suo disgustoso intruglio rituale in un fumante cranio umano rovesciato (in un bicchiere vediamo anche quelli che sembrano ripugnanti bacherozzi) che ecco apparire alle sue spalle un demone di cui vediamo solo le grinfie rossastre - di sangue?.

L'incauto apprendista stregone è sorpreso nell'atto di gridare di stupore e terrore, mentre il cartiglio musicale in basso, con la firma d'autore, dà una sorta di sarcastico titolo all'opera con "Il diavolon burlone". Il libro di magia, invece, mostra un pentacolo rovesciato e un cuore colpito da un pugnale. Appare che il nostro praticante d'arti oscure abbia cercato di scagliare una maledizione a qualcuno, e che essa gli si sia ritorta contro.


Salvator Rosa, "La Strega" (1630 c.). Non un bambocciante, eh, però.

Un tema che lo accomuna a un grande pittore dell'epoca, Salvator Rosa, eclettico dai temi esoterici che però fu grande oppositore dei faciloni bamboccianti. Ecco la sua satira 395, una descrizione della corrente che merita di esser riportata per la vivida satira che ne opera:

Onde dissero alcuni oltramontani , 
Che di tre cose è d'abbondanza in Roma, 
Di quadri, di speranze e baciamani. 

Escon dal Lazio le Pitture a soma, 
E tanta de' Pittori è la semenza, 
Che infettato ne resta ognun'idioma. 

Non conoscono studio, o diligenza, 
E in Roma nondimen questi cotali 
Sono i Pittori della Sapienza! 

Altri studiano a far solo animali, 
E senza, rimirarsi entro agli specchi, 
Si ritraggono giusti e naturali. 
...

E son le Scuole loro mandrie e stalle, 
E consumano in far, Tetadi intiere. 
Bisce, rospi, lucertole e farfalle. 

E quelle bestie fan sì vive e fiere
Che fra i quadri e i Pittor si resta in forse 
Quai sian le bestie finte, e quai le vere. 

Vi è poi talun che col pennel trascorse 
A dipinger faldoni e guitterìe, 
E facchini e monelli e tagliaborse. 

Vignate, carri, calcate, osterie. 
Stuolo d^imbriaconi e genti ghiotte, 
Tignosi , tabaccari e barberìe: 

Nigregnacchi, Bracon, Trentapagnotte: 
Chi si cerca pidocchi , e chi si gratta , 
E chi vende ai baron le pere cotte. 

Un che piscia, un che caca, un che alla gatta 
Vende la trippa: Gimignan che suona, 
Chi rattoppa un boccal, chi la ciabatta.


Salvator Rosa, di cui dovrò un giorno fare un post appost (per ora rimando al bel tumblr per una galleria di immagini) era anch'egli appassionato di temi esoterici, ed è stato di recente rivalutato (a mio avviso, non abbastanza, e non abbastanza il suo studio ermetico), ma contestava comunque ai bamboccianti l'eccessiva piacioneria del loro studio del "basso", esoterico e non.



Jan Miel, ex-bambocciante, a Torino, ritratto di Adelaide di Savoia (1658 c.)


Bambocciata romana di Miel, con guardie svizzere, pare, travolte da un carro di Carnevale.


Miel, "Il Ciarlatano" arringa la folla di pezzenti col suo portentoso elisir.

Tra i fiamminghi, Jan Miel (1599 -1663), coetaneo del caposcuola Van Laer, finì nel 1658 pittore di corte della Torino (esoterica), ove fu iniziato con la Croce di San Maurizio e Lazzaro, e qui morì. Interessante quindi, per noi, per vicinanza geografica; tra i suoi temi, una versione ancor più cialtronesca del mago di Van Laer, il ciarlatano da strada.


Andries Both si distingue invece, come appare da una rapida carrellata online, per un'altra variazione del ciarlatano, il cerusico improvvisato da strada, il cavadenti. Due professioni, il venditore di miracolosi elisir e il chirurgo praticone, che potevano spesso convivere (l'abilità a cavar denti o curare ferite e contusioni poteva divenire, agli occhi del popolo, il miglior certificato della propria scienza, meglio di mille parole).




Karel Dujardin invece si distingue per bambocciate di ambito agreste, come nella mungitrice di qui sopra. Ma come pittore, più di altri bamboccianti, non disdegnava temi esoterici e simbolici, come l'allegoria sottostante, decisamente alchemica.




Monsù Bernardo (nome italianizzato di evidente ascendenza franco-piemontese, qualsiasi ne sia il perché) è invece il primo importante pittore danese, che sull'esempio dei fiamminghi trova fama a Roma e si distingue, in particolare, in - tautologiche - bambocciate bambinesche, ovvero con protagonisti bambini o fanciulli.


Johann Lingelbach si distingue invece per scene di riposo dalla caccia, come questi tre figuri che giocano a carte, mentre il bracco annusa in giro. Un tipo di soggetto che venne poi ripreso, con esplicito rimando a questo Seicento, dal "nostro" monregalese Quadrone, nel secondo Ottocento, con una certa malizia che, per irritare i puristi, potrei definire "postmoderna".


Tra gli italiani, si distinse Michelangelo Cerquozzi, duramente attaccato per la sua supposta pedissequa imitazione del modello degli olandesi, che egli invece reinterpretò con un certo grado d'autonomia, illustrando anche con realismo numerosi episodi della storia coeva, come la rivolta di Masaniello a Napoli. Tra gli italiani, è indubbiamente il bambocciante più quotato, l'unico perlomeno riconosciuto come tale dalla pur sintetica voce della Treccani; Wikipedia allarga un po' più la cerchia italiana, ma includendo anche pittori prevalentemente legati ad altre tendenze, quale soprattutto il vedutismo (come Viviano Codazzi), che forse realizzarono occasionali "bambocciate", o comunque cooperarono con la scena bambocciante.


Paolo Monaldi, Bambocciata con Piramide


Paolo Monaldi, Maddalena Penitente (1770 c.)

Altri bamboccianti italiani appariranno poi nel corso del '700, in una maniera ormai diffusa della Bambocciata, come il Paolo Monaldi (1710 - 1779) citato qui sopra: ma come soggetto generico più che come precisa corrente pittorica, qual era nel '600. Un po' come il "lungo impressionismo" di periferia, per così dire, che ha segnato il '900, arte ormai reazionaria di fronte all'irrompere dell'astrazione, mentre in origine la corrente ottocentesca era di rottura. Lo stesso, forse, può valere per i Bamboccianti. Fatti salvi altri aggiornamenti, quando e se emergeranno altri dati sufficientemente succosi.

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