DC Comix




Lo spettro del ritorno alle urne continua ad aleggiare su quest'Italia post-elezioni, per cui mi pare utile un piccolo excursus nei grandi maestri della propaganda elettorale. Quelli della DC Comix.

DC Comix nel senso di fumetti (o simili) al servizio della DC, non della casa di fumetti di Superman e Batman  ovviamente.

Beh, il donnone italico di qui sopra potrebbe essere una versione nostrana di Wonder Woman.
Anche se W.W., obiettivamente, è un filino più sexy.







Il tema della figura femminile (ovviamente, di angelo del focolare) minacciata sembra decisamente la metafora prevalente e più efficace della propaganda DC; in una linea che ricorda, appunto, le più tipiche copertine dei fumetti del periodo (o locandine di film popolari di avventura).



La damsell in distress funziona sempre.


Questo per quanto riguarda immagini di stile diciamo "tragico"; l'altro versante della propaganda era nell'uso di immagine "comiche", da "comics" appunto, per raffigurare in modo ridicolo gli avversari. Sul modello del Corriere dei Piccoli era stato addirittura realizzato un "Corriere dei PCIni", che diveniva un modo anche per sfottere il livello intellettuale degli avversari, paragonati a bambini abbindolati dai loro leader.



Non sempre è detto che la satira fosse azzeccata: il furbesco Togliatti che rottama la vecchia moglie per la nuova segretaria è una figura riprovevole agli occhi dei bacchettoni, ma che all'italiano medio probabilmente appariva decisamente invidiabile (ne abbiamo avuti poi altri esempi di successo).



A questa propaganda satirica si prestarono anche nomi di rilievo del fumetto italiano dell'epoca, primo fra tutti il celebre Guareschi, con questo celebre manifesto del 1948 (l'anno dopo, nel 1949, Guareschi avrebbe difeso i fumetti dalle censure democristiane).




Altro grande nome della satira democristiana è Benito Jacovitti, che realizzò tra le altre cose un mazzo di 40 carte con la raffigurazione satirica dei comunisti dell'epoca, usando i semi dei tarocchi, ammirabili qui.




Anche Pinocchio venne cooptato nella propaganda DC, con un Garibaldi / Stalin e Nenni e Togliatti nei panni del gatto e della volpe. La Fatina azzurra, probabilmente, è la salvifica DC stessa.




Quando finì questa propaganda fumettistica rozza, ingenua, ma a suo modo divertente e creativa? Penso che la svolta sia rappresentata da questo famigerato manifesto del 1964. La DC celebrava i suoi vent'anni con questo candido e rigoglioso biancofiore di ragazza, e i comunisti colsero la palla al balzo per una perfetta operazione di satira elettorale. "La DC ha vent'anni? E' ora di fotterla". Essi, così, si confermavano i bolscevichi cattivi definiti dal frame comunicativo democristiano (il comunista come l'orco alieno che viene a impadronirsi delle nostre virginal fanciulle) ma al tempo stesso conseguivano una indubbia vittoria sul piano dell'abilità comunicativa.



Da allora, a quanto ho potuto vedere, la propaganda DC si fece più prudente e quindi meno attaccabile; ma anche indubbiamente meno divertente. L'età berlusconiana, in questo, non produsse nemmeno una vera rottura, dato che sovrappose al grigiore democristiano una certa patina di efficienza da televendita, ma senza più gli slanci del passato almeno nei manifesti (per le sparate anticomuniste B. ha sempre preferito la comunicazione orale, eternamente e facilmente rinnegabile nel "sono stato frainteso").

Oggi, a quanto pare, con la collaborazione anche dei social network e del cazzeggio globale che ne consegue (il katzing, stando agli studiosi della materia) , la satira è tornata a svolgere un ruolo di primo piano nella campagna politica. E forse i tempi delle trovate grafiche più geniali potrebbero ritornare.




Fro.De.Pop e Mo' Vi Mento, la stella a cinque punte e le cinque stelle.
In fondo, il faccione del barbuto Garibaldi rovesciabile in Stalin, non è un po' anche quello di Beppe Grillo?

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