Kill Your Idol


Infuria in queste ore sul web la polemica per l'immagine pubblicitaria di qui sopra, che dovrebbe pubblicizzare uno straccio per pulizie. La pubblicità è entrata al centro di una bufera per via del  possibile riferimento all'uccisione della fanciulla che appare riversa sul letto. 

Qui una ricostruzione, tra le tante, sul crescendo dell'indignazione, fino a che lo stesso ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha ritenuto utile avviare una procedura contro il manifesto apparso sulle mura di Napoli e dintorni.

In effetti, appaiono plausibili tre livelli di lettura dell'immagine (che il pubblicitario, se sa il suo mestiere, non può ignorare). A un primo livello, l'uomo seduto in primo piano è il fidanzato perfetto, che soddisfa la fanciulla e quindi si dà alle pulizie di casa mentre lei poltrisce a letto. Al secondo, è un amante clandestino premuroso, che cancella le tracce dell'amore adulterino prima di fuggire nottetempo, come si conviene in questi casi. Nel terzo caso, invece, è un omicida, come potrebbe far capire anche l'ipotetica mano col coltello che emerge in alto a destra. Il complice, più che altro, di un omicidio, dato che l'ombra col coltello, del vero killer, non può certo essere la sua.


La ditta non ha mancato di fornire anche una versione al femminile, che tuttavia ha esacerbato ancor di più gli animi, perché nel caso dell'omicidio al femminile, l'uomo appare vestito di tutto punto, e non è quindi presente la matrice sessuale. Anche se, in realtà, la stanza deserta evoca l'idea di una sveltina da ufficio in uno spazio non utilizzato; occasione usata dalla diabolica segretaria per eliminare, a fini che qui non è dato chiarire, il capufficio compiacente (dato che andiamo per luoghi comuni...). 

Il killer (seriale, a questo punto) è sempre quello dell'immagine precedente, per pigrizia del photoshopper o forse per evocare l'idea di una setta segreta che sta dietro ad entrambi i due delitti, apparentemente slegati, di natura rituale.


Steven Meisel, "State of Emergency", Vogue 2006

L'evocazione dell'assassinio di una ragazza per vendere un prodotto di pulizia è certamente banale come espediente e realizzato in modo svogliato, anche se non è certo il primo caso dell'uso dell'accoppiata sex and murder per epater le bourgeois e vendere un prodotto. Ad esempio, le immagini di Steven Meisel con "State of Emergency", su Vogue Italia del 2006, sono decisamente più esplicite, più estreme e di maggior qualità; ma all'epoca avevano attirato una attenzione ben più blanda.




Sarebbe interessante capire cosa ha prodotto, in questo particolare caso, una escalation così forte da giungere a coinvolgere tutti i giornali e i membri del governo. In particolare, il ministro Fornero, che sguainata l'elsa della spada, ha denunciato di persona l'immagine all'istituto di censura pubblicitaria.

Un complottista potrebbe addirittura pensare che sia tutta una mossa concordata per ritoccare l'immagine della zarina della corte montiana, in vista di nuove elezioni, dato che la riforma del lavoro non ha propriamente attirato simpatie femministe, e la gender question è invece tra i temi al centro della politica al momento (unico ambito su cui la classe politica pare per ora fare formali concessioni). I 5 Stelle ha parificato i generi tra i candidati e gli eletti, seguito dal PD che ha rilanciato con la Boldrini prima presidentessa della camera di sinistra dai tempi di Nilde Iotti. Ma ovviamente, noi rifuggiamo aborriti dalle semplificazioni eccessive del complottismo.

Comunque, resta il fatto di una resa dell'immagine decisamente banale, a partire da un fatto che pochi, nella foga inquisitoria, hanno notato: se l'assassino sta in un angolo col coltello in alto, pronto a vibrare il colpo letale tratto da Psycho nella doccia, è ancora presto per passare alle pulizie, perché il delitto non è ancora completato. "Elimina tutte le tracce", allora, è l'ordine subliminale che muove l'omicidio, forse, spingendo a cancellare personaggi scomodi?

Ma la cosa interessante, tuttavia, è un'incredibile coincidenza che ha davvero dell'esoterico.



Photo by Urfaut


L'immagine al centro dell'attenzione di tutti, sia pure per un giorno, è pressoché identica, nei riferimenti più superficiali, ad una ben più raffinata e complessa immagine di un eclettico artista, l'alchimista digitale Urfaut, di cui ho avuto già più volte modo di parlare.

Andando sul suo sito, Urfaut.com, il primo dei Projects, "Uncle Bob", si apre proprio con l'immagine sopra riportata, che introduce il complesso progetto artistico, inclusivo di film in otto millimetri e digitali, album di stickers e fotografie tradizionali.

Ovviamente, l'ambito è totalmente diverso, e se nel caso della pubblicità di pulizie si può discutere sull'opportunità o meno dell'utilizzo di tale immagine, tutti concorderanno che l'uso in una ricerca artistica è totalmente legittimo (almeno spero: altrimenti tocca censurare l'Othello e giù dicendo).

L'immagine è chiaramente più raffinata e complessa, nello studio di luci, nell'uso critico del rispecchiamento en abime della figura maschile, nel dettagliato richiamo iconografico all'immaginario del noir e del pulp anni '40 (l'alcool, il sigaro, l'automatica, e non ultimo appunto il sangue qui niente affatto dissimulato). Una ripresa ironica che al limite decostruisce l'idealtipo del duro di hard boiled, al contrario della riproposizione reclamistica, semanticamente povera e superficiale. 

Salve le differenze, i tratti comuni sono però impressionanti: la pubblicità è in pratica la foto di Urfaut, rovesciata. La figura maschile è seduta nell'identica posizione, lo straccio al posto del bicchiere; identica la posa della fanciulla, di cui sono visibili solo le gambe nude, identica la disposizione di sbieco del letto. Una coincidenza davvero inquietante, tanto più se constatiamo che, ai fini pubblicitari, sarebbe stato lo stesso modificare di poco l'immagine in modo da rendere meno immediato il riconoscimento. Addirittura, là dove c'è l'immagine dell'assassino nello specchio in Urfaut, nella pubblicità appare l'ombra del killer.


Fotogramma da "Uncle Bob - Memories" di Urfaut.

La cosa più inquietante, tuttavia, è il fatto che l'autore della pubblicità sembrerebbe addirittura conoscere il filmato collegato alla fotografia, disponibile sul sito Vimeo dell'artista. Al minuto 1.37 di questo filmato, infatti, vediamo la scena qui sopra riproposta in screen capture, dove la fanciulla-vittima sacrificale appare racchiusa all'interno di due lampade dalla forma e dall'aspetto ben preciso, che appaiono in modo perfettamente identico nell'immagine pubblicitaria.

Una corrispondenza inquietante, che va oltre al semplice "omaggio", e sembra quasi una riproposizione rituale. Ma per quale ragione? Ci sarebbe una possibile corrispondenza rituale, forse inconscia, all'idea dell'omicidio rituale "tra due pilastri Illuminati".




Mi riferisco, ovviamente, alla celebre figurazione dei misteri palladiani offerta dall'esecrato Leo Taxil nei suoi Misteri della Frammassoneria, riportata qui sopra.

Ma probabilmente, come al solito, la spiegazione più logica è sempre una incredibile coincidenza.
E questa è quindi la mia opinione definitiva su questa bizzarra vicenda.

Almeno fino alla prossima pubblicità rituale del New World Order, ovviamente.

*

Update del 26/4/2013:



In occasione del 25 aprile, per non farsi mancare niente, la società originaria ha "corretto" la pubblicità per mostrare la sua "retta interpretazione" (e, nel mentre, racimolare un nuovo passaggio mediatico). La donna ora è riversa supina, così si può vedere che è solo sbronza dopo un party, come testimonia la "lingua di Menelik", la trombetta da party che porta ancora in bocca. Il protagonista maschile, tramutato in uno sfigato stordito dal figo di partenza, è così, per loro, adesso la "vera vittima", costretto a pulire mentre la donna si dà ai bagordi.

Qui l'articolo del Corriere.

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