Nel segno di Ipazia



Interessante presentazione libraria presso La Meridiana del Tempo, l'associazione culturale monregalese di cui faccio parte. Il volume introdotto era "Ricomporre Ipazia", titolo di cui ho già avuto modo di parlare in questo blog. 

Dati i miei interessi ermetici, il libro era stato proposto a me in lettura tra i soci dell'associazione, e ne ho apprezzato l'affascinante ricostruzione della filosofa, avvenuta in un contesto di rivalutazione della filosofia femminile.

Per tale ragione, dunque, dopo aver caldeggiato la presentazione, mi è stato chiesto di predisporre alcune domande da proporre alle autrici, che sono gentilmente venute a Mondovì a presentarlo di fronte al pubblico ovviamente non enorme ma attento del milieu dell'associazione.

Erano presenti tre delle quattro autrici, Betti Briano, Silvia Aonzo e Gabriella Freccero, mentre era assente Vilma Filisetti. L'intervento è stato particolarmente profondo e ricco nel contestualizzare il prezioso studio su Ipazia nell'agire politico e culturale delle autrici, all'interno dell'esperienza savonese della Biblioteca delle Donne. Mi è parso dunque utile stendere alcuni appunti di quanto ho colto, senza ovviamente pretese di esaustività e completezza.

"Ipazia" è stata scelta in qualità di modello positivo di forza al femminile, in una prospettiva di storia delle donne che ha voluto modificare la prospettiva tipica della Storia delle Donne, sia come metodo che come impostazione teorica.



La Dea dei serpenti, Grande Madre cretese


Invece di partire dal presupposto dell'esclusione femminile, che ha portato a concentrarsi per le donne sulla microstoria del quotidiano (lavoro utilissimo, ma non sufficiente ed esclusivo), la ricerca è partita dalla convinzione di una presenza diversa del femminile nella storia, magari carsico nella percezione attuale ma comunque presente.

Il discrimine dell'esclusione è identificato a livello concettuale nella codificazione della polis di Aristotele, che esplicitamente ne esclude la donna. Se però, verso il 400-300 a.C., era necessario specificare tale esclusione, vuol dire che essa non era scontata; la rilevanza delle figure matriarcali di divinità femminile in un politeismo teoricamente patriarcale come quello ellenistico dimostra la permanenza di un'antica rilevanza centrale.



"Aspasia" di Marie Bracquemont (1794)

La apparente mancata resistenza alla separazione formale della Polis vale forse nel senso di un mancato interesse della realtà femminile a un ruolo formale. L'influsso femminile sulla vita civile è quindi continuato, ma in modo differente dalla concezione formalistica maschile, ma piuttosto come influenza sotterranea, concreta, mater/iale, forse ancor più presente nei fatti quanto assente nella forma esterna. 

Ad esempio, notevole il ruolo di Aspasia (personaggio storicamente accertato, a differenza della comunque rilevante, ma più mitologica Diotima, cui Platone affida il discorso, per lui minore, delle passioni), filosofa femminile maestra di Socrate, esperta nell'arte sofistica della Seduzione, intesa come arte di convincere.



Diotima

Già i biografi di Ipazia, come Sinesio, mettono in rilievo questa connessione, che evidenzia una continuità del pensiero femminile. Ipazia non è dunque, con ogni probabilità, una singolarità, ma piuttosto la punta di un Iceberg del magistero femminile. Ipazia, forse, divenne caposcuola in quanto figlia di Theone, e per tale ragione è risultata più visibile, mentre altre filosofe, più indifferenti della componente maschile alla vanagloria della fama, hanno messo meno in mostra la loro figura.



Rachel Weisz come Ipazia nel film di Alejandro Amenabar (2009)

Anche la riduzione di Ipazia alla dimensione scientifica, pur predominante ad Alessandria, può essere un modo di sterilizzarne la rilevanza. Soprattutto perché, da quel che si può ricostruire (dopo il martirio, gli scritti andarono perduti), a essere innovativa non era tanto una eventuale scelta per l'eliocentrismo, su cui molti hanno speculato, ma l'impostazione mater/iale, attenta alla verità della realtà concreta, terrena, in opposizione all'astrazione del prevalente pensiero neo-platonico, fedele alla tradizione del pensiero maschile, appunto, da Platone in poi (con l'eccezione, a mio avviso, per certi versi, della scuola di Epicuro, in effetti minoritaria).

Inoltre, la concezione della filosofia antica implicava che la dottrina più elevata fosse esoterica, insegnata solo all'interno della cerchia ristretta degli iniziati, e qui si sarebbe potuto dipanare il pensiero più propriamente filosofico di Ipazia (come di altre filosofe).

Nonostante il terribile martirio d'Ipazia, il pensiero al femminile ebbe anche nel medioevo una sua conservazione. La rimozione patriarcale della figura della dea, che potenzialmente mira a negare alla donna la trascendenza  non riesce del tutto, e le immagini della dea sopravvivono nelle figure matriarcali di Maria, della Vergine Solare dell'Apocalisse e altre figure simili.



Madame de Stael in abiti grecizzanti, primi dell'800

E anche il ruolo della donna per tutto l'antico regime è per paradosso ancora molto forte, sia pure all'apparenza defilato: è la diplomazia dei salotti, che consente (ovviamente alle donne nobili di rango) di promuovere e abbattere i potenti nell'ombra, dalle grandi badesse alle trovatrici, da una Pompadour in ambito politico a una De Stael in ambito letterario.

Per paradosso, è l'apparente "liberazione" della Rivoluzione Francese, col rafforzarsi del formalismo maschile, a ridurre quegli spazi per confinare, come sostiene anche Rousseau, la donna nel ruolo di Angelo del Focolare. 

Insomma, la figura di Ipazia può essere un modello di riferimento per una nuova ed autentica riscoperta del pensiero femminile.

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