Nuovo Ordine Italiano



Il massone del "Caso Scafroglia" (2002), di Corrado Guzzanti.
Ora mi spiego perché parlava napolitano.

E così abbiamo un nuovo presidente: Giorgio Napolitano.

La prima elezione presidenziale nella vita del blog è indubbiamente la più esoterica di tutta la storia dell'Italia repubblicana, che certo non è carente di misteri. Il segno apocalittico del 2013 si estende su tutta la penisola: se già l'elezione papale era stata singolare, l'elezione del sovrano (democratico) lo è stata ancora di più.

Per la prima volta, un presidente della repubblica infrange la regola non scritta che ne prescrive la rielezione. Come disse Ciampi, "Il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato."

La cosa diviene stupefacente se teniamo conto che si tratta di un uomo di quasi novant'anni, cosa che apre considerazioni singolari.


Giorgio Napolitano, a sinistra, ovviamente, del Totem Littorio.

Napolitano, infatti, ha iniziato la sua carriera politica sotto il fascismo, come esponente dei Giovani Universitari Fascisti. Così, a violare le buone prassi democratiche è un uomo che ha iniziato il cursus honorum sotto la dittatura per eccellenza.




"A tutte le unità, convergere su Budapest. Ripeto, convergere su Budapest"

Per completare la sua formazione bipartisan, dal 1945 Giorgio è nel PCI di Palmiro Togliatti, sotto lo stalinismo. Qui ottiene l'ammirazione del Migliore, che già nel 1953, ancora ventenne, lo vuole in parlamento. Poi addirittura nel Politburo italiano, dove nel 1956 Giorgio ha modo di dire che l'URSS, invadendo l'Ungheria coi carri armati, ha salvato il paese dalla controrivoluzione e preservato la pace nel mondo (stile Miss Italia).




Dopo la morte di Togliatti (1964) resta relativamente nell'ombra, membro della destra interna del PCI, creandosi un'aura di sapienza ed equanimità. Eterno segretario "in pectore", gli si preferisce Berlinguer, poi l'antiquato Natta ed il modesto Occhetto.



Nella vignetta qui sopra, risalente al "Sale" (rivista satirica antenata del Male, del 1977) appare già nella parte del burocrate da supercazzola consociativista. L'anno dopo, nel 1978, Napolitano è il primo dirigente PCI che viene ammesso negli USA, per la mediazione di Andreotti, che ci lavorava dal 1975. Nei craxiani anni '80, è visto come il più vicino a una possibile conciliazione con Bettino, cui tuttavia non cede mai.




Quando però Occhetto guida la transizione al PDS dopo il crollo del muro del 1989, Napolitano riesce ad ottenere l'incarico di Presidente della Camera nella prima tecnocrazia, il governo Ciampi (1992), seguito al crollo di Tangentopoli. Simbolicamente, già qui sconfigge il colto costituzionalista Rodotà, emarginandolo dal partito ed occupando un ruolo chiave, e salendo alla carica coi voti del PSI di Craxi.

All'inizio Napolitano è apprezzato in questa nuova veste, perché nel ruolo istituzionale si mostra sordo alle richieste di appoggio di Craxi (che pur l'aveva appoggiato), sotto schiaffo dei giudici. Bettino cerca addirittura di coinvolgerlo negli scandali tangentisti, sostenendo che una fetta delle mazzette milanesi sarebbe andata alla sua fazione, quella dei "miglioristi". Napolitano lo sdegna, le inchieste procedono, Craxi fugge e schiatta di bile nell'esilio dorato di Hammamet, sotto il dittatore amico Ben Alì.

La base di sinistra vede in questo gesto di Napolitano un segno della sua statura adamantina, e certamente lo è. Incidentalmente, però, è perfettamente funzionale al Piano Rinascita avviato negli anni '80 dalla P2 di Licio Gelli, che intende approfittare della crisi della democrazia per sostituirla con una critpocrazia, ovvero una falsa alternanza di una destra e una sinistra entrambe segretamente obbedienti alla loggia.

La caduta di Craxi è difatti funzionale alla discesa in campo di Silvio Berlusconi, membro della P2, cui Craxi aveva permesso negli anni '80 la formazione del monopolio televisivo privato, sperando che poi l'amico usasse tale corazzata mediatica per difenderlo politicamente. In verità, le bordate per l'affondamento di Craxi erano partite, invece, proprio da Mediaset, che aveva appoggiato in toto la campagna di indagini di Tangentopoli. Nel vuoto di potere creatosi, così, Berlusconi si era inserito come il salvatore della destra, trasformando la caotica rete di bizantine contrapposizioni del pentapartito in un solido partito verticistico con lui come capo visibile. Piano preciso o fortunata combinazione? Non è dato saperlo.

Tuttavia, quando poi nel 1994 Berlusconi vince le elezioni, Napolitano ottiene di pronunciare in parlamento il discorso con cui il PDS gli rifiuta il voto, e usa toni inaspettatamente morbidi. Auspica "un confronto non distruttivo" con il Cavaliere Nero e gli stringe calorosamente la mano: un gesto irrituale, unico precedente tra il monregalese Giolitti e il socialista Turati, nel 1914, e come preludio a un fronte comune contro il delirante intervento bellico voluto dai Savoia (invano, ovviamente). In una base di sinistra non ancora assuefatta a B., il gesto di N. suscita scalpore. Anche i miei primi dubbi iniziano proprio da lì.

Berlusconi crolla poi sotto le prime inchieste, la sinistra reagisce, e nel 1996 riesce a portare Prodi a un solido governo. Napolitano si fa nominare Ministro degli Interni. Sotto il suo mandato Licio Gelli riesce a fuggire in Svizzera, il giorno stesso della sua condanna per strage in cassazione (1998). Alcuni esponenti dell'opposizione sostengono addirittura che Napolitano l'abbia aiutato a fuggire, ma la mozione di sfiducia cade nel vuoto. 

Cade anche il governo Prodi, ad opera, "diciamo", di D'Alema (che nega, sdegnato) e Marini (che l'ha ammesso). Il tecnocrate Ciampi è presidente della repubblica (1999), al governo si alternano D'Alema, Amato e poi è candidato Rutelli. Nel 2001 Berlusconi vince facile.



Il Berlusconi II è solido, e dura i suoi cinque anni. Napolitano non fa gesti eclatanti, è dormiente, ma Corrado Guzzanti, il massimo comico italiano, fa un riferimento strisciante a lui nel suo programma "Il caso Scafroglia" (2002). La trasmissione è difatti interrota frequentemente da un misterioso capo della massoneria deviata, che si serve del programma per lanciare i suoi messaggi in codice ai due schieramenti. Il suo accento fortemente napoletano ha un senso enigmatico (Gelli, il candidato teoricamente più probabile, è toscano di Arezzo) ma pare col senno di poi un riferimento subliminale a Napolitano, di nome e di fatto. Del resto, Corrado è figlio di Paolo Guzzanti, eminenza grigia della scena berlusconiana, e forse filtra discorsi che già corrono a corte.

Nel 2005, mentre va a finire il mandato del presidente repubblicano Ciampi, alcuni premono per la sua rielezione, ma lui appunto nega che ciò sia buona prassi democratica, e quindi nomina senatore a vita Napolitano, dando un'implicita indicazione sul suo erede. Nel 2006, il debolissimo Prodi II riuscirà ad eleggerlo Presidente, dopo una finta "mossa" per D'Alema che serve a presentarlo come "conciliazione" col PDL.

Nel 2008 Prodi cade la seconda volta e torna Berlusconi il III. Il mondo berlusconiano si va sfaldando, e alla fine il governo crolla tra defezioni e scandali, nel 2011. Tuttavia Napolitano, invece di premere per nuove elezioni che porterebbero alla vittoria della sinistra di Bersani, il pupillo di D'Alema, nomina senatore a vita Mario Monti, esponente defilato della cultura berlusconiana, e poi lo impone come presidente del consiglio, coi voti uniti di PD e PDL, destra e sinistra unite insieme.


Napoletano fa il gesto massonico. Reso noto da Napoleone. Appunto.

La stampa internazionale inizia a chiamarlo King George, come Giorgio IV e Giorgio VI, re inglesi membri della massoneria (il principe Giorgio Edoardo, figlio di Giorgio V, invece, fu proprio il Gran Maestro massone). Per gli esoteristi appassionati di onomanzia, ancor più significativo il cognome, che lo avvicina alla figura di Napoleone. Più il III che il primo, da cui deriva il nome del Bonapartismo, l'abilità di sovvertire una democrazia in impero.

La mossa, tuttavia, dà ragione di fatto al movimento della controcultura cospirazionista, il Cinque Stelle. Organizzato dal guru della comunicazione Gian Roberto Casaleggio, il movimento, nato nel 2009 (il giorno di San Francesco, 4 ottobre, il mio compleanno), sostiene che la P2 non sia mai finita, e che essa trovi espressione proprio in PD+L e PD-L, i P2, appunto. La falsa alternanza ipnotizzerebbe gli elettori. 



Scegli: Pillola Rossa per svegliarti o Pillola Blu per dormire.
Tanto in realtà sono la stessa cosa.

Napolitano ne sarebbe il membro di più alto grado, garante del comune accordo tra i  due schieramenti. Il nome in codice che gli si attribuisce, Morfeo, è ambivalente: perché se all'apparenza si riferisce alla senescenza di Napolitano, la citazione in verità rimanda al fatto che Napolitano sia il Dio del Sonno, ovvero colui in grado di addormentare le menti degli italiani, con la sua aria di così-un-distinto-signore, così-un-brav'-uomo. Il riferimento alla sua sonnolenza (ma dove? salvo l'età, è sempre apparso molto più presente dell'impacciato Bersani, anche prima della debacle finale) pare più un'allusione al ruolo di Agente Dormiente, a lungo in attesa di svolgere la sua funzione solo nei momenti decisivi.

Con le nuove elezioni, i Cinque Stelle ottengono sostanzialmente un terzo dei voti, mentre PD e PDL si dividono i restanti due terzi. Bersani fa tentativi di dialogo coi Cinque Stelle, che rifiutano sdegnosi, certi del ritorno alle urne e della futura vittoria. Bersani, a questo punto, dichiara di esser costretto a trattare col PDL. I Cinque Stelle percepiscono di aver tirato troppo la corda, e offrono a Bersani di votare il teorico miglior candidato possibile del PD, Stefano Rodotà, costituzionalista di alto livello, ideologo del PDS. Ma Bersani rifiuta e continua sull'abbraccio col PDL, non solo metaforico.


Maschio Alfa e Maschio Bersa.

In un abile gioco di sponda volto, si potrebbe pensare, a costringere i suoi ad una mossa ideata, viene proposto prima Marini, democristiano dal 1950 e affossatore di Prodi; alla reazione sdegnata viene allora gettato in campo Prodi stesso, come eroe salvatore della sinistra: ma solo per poterlo bruciare.

A dimostrare la propria innocenza, i parlamentari fedeli a Prodi votano con combinazioni del suo nome che rendono riconoscibile il voto (nome e cognome, nome puntato e cognome, e l'inversione delle due), alcuni come Fioroni addirittura mostrano il voto fotografato ai giornalisti. C'è da chiedersi quanti l'abbiano fatta, tra l'altro, la foto: tra l'altro, è un reato, usato di solito per certificare il voto di scambio. Ma tant'è, Prodi cade la terza volta e culmina la sua passione, Bersani si dichiara affranto, e come sorpresa tira fuori dal cilindro il Napolitano II, come ultima scelta disperata prima del baratro.

Si finge di non vedere che il baratro lo costruisce questa stessa mossa: infatti, mentre su altri nomi si sarebbe potuto continuare a votare, bocciare Napolitano avrebbe creato un vuoto istituzionale (un Napolitano bocciato avrebbe dovuto rassegnare le dimissioni da presidente "al buio", lasciando l'Italia priva di presidente formalmente legittimato). I parlamentari PD, concordi, costretti o sotto shock, accettano, assieme a un entusiasta Berlusconi, che torna finalmente a parte dei giochi.

Napolitano II inizia il suo regno. La democrazia sostanziale è infranta. Una vittoria colossale. Forse, come quella di Napoletone a Waterloo.

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