Piano, Rinascita



Vladimir Letta è da sempre la vera guida del proletariato, come dimostra quest'olio del 1917.
Vladimir Lenin Nonesiper.

E siamo così giunti al governissimo. Il premier è la migliore sintesi possibile nella nostra era.  Vicepresidente del PD, nipote di Gianni Letta, il fedelissimo braccio destro di Berlusconi, che il Caymano vorrebbe come presidente della Repubblica.  Una pura coincidenza, ovviamente. Nato nel 1966, figlio di un barone universitario di statistica, accademico dei Licei e delle Scienze, Letta JR è il più giovane ministro della repubblica sotto D'Alema (1998), sottosegretario di stato con Prodi II (2006). Lo zio Gianni è invece IL sottosegretario di Berlusconi, dal 1994 e al 2008, in tutti i governi del centrodestra, in una staffetta famigliare che ne forse fa le vere eminenze grigie del sistema.



Debora Serracchiani. Governatore PD del Friuli

Tuttavia, più ancora che per le avventure del giovane Letta, il governo si denota per la svolta al femminile, che effonde un profumo di rinascita sulle acque stagnanti delle sceneggiate napolitane della politica.

L'antesignana di tutto è probabilmente Laura Boldrini, presidentessa della camera di caratura internazionale, terza dopo la Iotti e la Pivetti. Ma un colpo decisivo lo segna Debora Serracchiani: dopo la salita al trono di Giorgio II, il PD si apprestava a resistere al Castello di Udine contro l'assalto dei presunti sciami di grillini, convinto probabilmente di reggere a quel test, ma non così bene.

Invece non solo il PD tiene, ma vince, se pur di pochi voti. La provvidenziale Debora convince la sinistra di Trieste e dintorni a fumarsi col PD un'ultima sigaretta: a quanto pare gli elettori, su quel che succede, hanno la coscienza di zero. Il Forum Iulii è salvo, il PD riprende a respirare.

Certo, l'astensione è altissima, raggiunge il 50 per cento, ma è tutta grillina: i cinque stelle perdono tre quarti dei voti e cadono sotto la soglia psicologica del 20 per cento. Restano un temibile partito da "dieci e rotti", ma l'egemonia, che sembrava a un passo, torna lontana. 



Roberta Lombardi. Portavoce a Cinque Stelle.


Il piano quindi va avanti, rafforzato dopo la conferma oltre le aspettative. Non c'entra nulla, ovviamente, ma lo stesso giorno i magistrati di Palermo bruciano, lo stesso giorno, le registrazioni su N. che avevano difeso dalla cancellazione. Le ombre su N. e, per estensione, sul PD, se ombre erano, evaporano come neve al sole.

Bersani si dimette e Letta, il suo vice, è designato in modo naturale. 
Seconda protagonista femminile dello scontro, questa volta sconfitta, è la grillina Roberta Lombardi,
portavoce consolare assieme al grigio Crimi. Al precedente round in streaming aveva battuto Bersani, 
emblema del vecchio sotto assedio a fronte della vivace pasionaria a cinque stelle.

Letta invece riesce ad apparire, come ha correttamente intuito Aldo Grasso, quale un giovane e brillante barone universitario (modello di famiglia, altro che benzinai) che tiene esame a una svogliata e presuntuosa fuori corso oltre ogni tempo massimo. Rimbecca Roberta Lombardi su ogni punto (Crimi non pervenuto, come al solito) con precisazioni severe e financo benevolmente paternaliste, e vince lo scontro. Significativo, comunque, lo debba fare contro una giovane donna agguerrita, l'unica figura emersa dalle scialbe comparse parlamentari del 5S.

Il governo Letta è così formato e annunciato alle 17.17 di ieri: ora poco scaramantica, dicono i giornali, ma impossibile non ricordare che è l'anno di nascita della massoneria.


Beatrice Lorenzin. Sanità.

Colpisce subito il buon piazzamento di Alfano, il factotum di B. a capo della destra quando gli serve, che ottiene vicepremier e interni. Buon posizionamento anche per Lupi, alle Infrastrutture. Mario Mauri alla difesa, per Monti, sembra un calembour di Maccio Capatonda, ma conquista una buona posizione per il partito creduto spacciato.

Ma soprattutto nella pletora dei 22 ministri spiccano le molte donne, sette (più di un terzo) e in posizioni di rilievo, il record per un governo italiano, quantitativo e anche qualitativo. Come aveva suggerito B., a dire il vero: ma anche sulla scia del "metodo Serracchiani".

Volti noti e di peso sono Emma Bonino agli Esteri, e la Cancellieri confermata alla Giustizia. Ma vi sono anche molte nuove presenze, a partire da Beatrice Lorenzin, del PDL, in una casella chiave come la Sanità. La stampa la paragona a Meg Ryan, con una certa ragione, a giudicare dalle foto.



Nunzia Di Gerolamo. Agricoltura.

Altra "amazzone PDL" è Nunzia Di Gerolamo, classe 1975, ministro più giovane, avvocato, ottiene l'Agricoltura, altro ministero non irrilevante. Del resto la Di Gerolamo, che al suo ingresso in parlamento aveva colpito per lo scambio di biglietti galanti con Berlusconi, è sposata con Francesco Boccia, l'aspirante epuratore dei dissidenti del PD, in una anticipazione dell'attuale governo a due piazze. Come in "Miracolo Italiano", film del 1994 dove Renato Pozzetto parlamentare di Rifondazione e Maria Amelia Monti in quota AN hanno una focosa relazione, messa in crisi dalla politica, maledetti Capuleti e Montecchi, la peste sulle vostre famiglie. Era tutto già scritto, fin dall'inizio.



Josefa Idem. Pari Opportunità

La tedesca Josefa Idem, quota PD, ottiene le pari opportunità, un classico ministero femminile. L'olimpionica, italianizzata nel 1992, prima donna al mondo con otto olimpiadi. Oro nel 2000, due argenti nel 2004 e due bronzi nel 2008, con le sue 38 medaglie totali è il massimo campione italiano al femminile. 


Cecile Kyenge. Immigrazione.

L'oculista di origini congolesi Cecile Kyenge (PD) all'Immigrazione è il primo ministro nero della storia italiana. Uno schiaffo deciso alla Lega, che espelle di fatto il partito dal governo, ponendolo di fatto all'opposizione, dove forse potrà tornare utile per sottrarre ai grillini qualche posizione di controllo (vigilanza RAI o COPASIR)


Maria Chiara Carrozza. Istruzione.

Ma la più interessante di tutte è il nuovo ministro per l'Istruzione, quello che mi riguarda più direttamente, essendo il sottoscritto un suo umile dipendente. Classe 1965, laurea in fisica nel 1990 con una tesi sulle particelle elementari e dottorato in Ingegneria, Carrozza è titolare di Bioingegneria e Robotica alla prestigiosa Scuola Superiore di Sant'Anna, dove ha studiato lo stesso Letta, suo pressoché coetaneo, e dove insegna il padre statistico. Carrozza, capo della ricerca nel 2004, diventa rettore nel 2007, carica rinnovata in un secondo mandato.

Specialista in biorobotica, biomeccatronica e neuro-robotica, la sua  ricerca si è focalizzata sullo studio di criteri di progettazione bio-ispirati e biomeccatronici, progettazione e realizzazione di componenti e sistemi per robotica umanoide, progettazione, fabbricazione e realizzazione di protesi cibernetiche e di interfacce neurali per la connessione della mano artificiale al cervello, progettazione e realizzazione di sistemi per la neuroriabilitazione dell’arto superiore e di ausili per il supporto funzionale.




Tra gli altri record, dunque, il governo Letta presenta anche il primo ministro cyberpunk. La cosa mi fa piacere, ma in parte mi preoccupa, perché da sempre è nota in fantascienza la propensione a sostituire gli insegnanti con i robot. Già Profumo aveva mosso i primi passi in questo senso, con la sua decisa propensione all'informatizzazione: speriamo ora di non essere sostituiti direttamente da un cyborg. Tutto sommato, questa rinascita del principio femminile va decisamente bene: ma non esageriamo con le innovazioni. Piano, Rinascita.


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Aggiornamento: il classico folle isolato ha cercato di attaccare il governo.

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