That Cher Premier



Britain is no longer in the politics of the pendulum (Margaret Tatcher, 1977)

La scomparsa della Thatcher, come è ormai consuetudine ad ogni morte di fama (dato che a quelle di papa ci è stato tolto il piacere di intervenire), produce online un florilegio di interventi.

Se la celebrità è pop, un cantante, uno sportivo, interviene in prevalenza il sottoproletariato di Facebook, con commenti a cuore-in-mano, commossi e commoventi nelle intenzioni. 

Se invece si tratta di una celebrità più politica e intellettuale, tace Facebook e parla Twitter, "the highbrow facebook", condensando in 140 caratteri un sagace e cinico epitaffio. Facebook, ovviamente, parla soprattutto di chi ama; Twitter di chi odia.

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Con la morte della Thatcher si è vinto il jackpot. La Thatcher è il simbolo stesso della destra anni Ottanta, quella che amiamo odiare, il vero "passato che non passa" per la mia generazione di giovini intellettuali di sinistra, che più che il fascismo, ormai lontano nel tempo, ha imparato a conoscere come nemico il turbocapitalismo trionfante.



La Thatcher ne è la manifestazione ipostatica, come mostra il fotomontaggio in copertina o l'immagine di qui sopra, dove diviene una medusa primordiale (o forse un futuribile rettiliano). Ancor più che la sua azione politica, reale o presunta, è l'aspetto fisico scostante, le improponibili acconciature dell'epoca unite a una bruttezza sicura di sé, che ne fanno un villain ideale.

Nata nel 1925, figlia di un piccolissimo borghese droghiere, inizia a far politica mentre si laurea in chimica, e nel 1950 scende in campo, perdendo con onore contro il Labour; per la fine della decade, nel 1959, è già in parlamento. 


Le avventure della giovane Thatcher

Ministro minore nel 1961, poi nello Shadow Cabinet all'opposizione, nel 1970 accede al Ministero dell'Istruzione, il trampolino di lancio sognato da ogni politica, anche dalla destra italica (lo scranno più alto realisticamente affidabile a una donna, nel patriarcato).




Ne fa buon uso: taglia il latte ai bambini poveri nelle mense, attirandosi l'astio dei laburisti e il soprannome di Snatcher, "ladra" delle più spregievoli (quello che ruba le caramelle a un bambino: appunto). Sarà la cifra di tutta la sua lunga carriera: provocare i "commies" a tirare fuori il loro lato peggiore, per poi mostrare alla piccola borghesia le loro reazioni sgangherate private del contesto, e capitalizzare l'indignazione.

Tornata all'opposizione (1974), si candida alle primarie dei Tories e le vince: è il capo dello Shadow Cabinet (1975) e in questo ruolo attacca duramente l'URSS (1976), che la rinomina "Iron Lady": ne farà una medaglia e una bandiera.





Proclama che distruggerà i laburisti (Labour isn't working: il Labour non funziona, ma anche, provocatoriamente, "i lavoratori non lavorano", attaccandone implicitamente il simbolo, il Quarto Stato), che porrà fine alla politica del Pendolo: non quello di Foucault, in apparenza, ma quello che vedeva nelle democrazie occidentali tipico l'alternarsi Lib/Lab (anche il fragile e imperfetto bipolarismo italiano, tra anni '90 e 2000, è andato all'incirca così).



"Eccellente!"

Le prendono per sparate da conservatorismo da western, e invece è così: prende il potere nel 1979, e non lo lascia a lungo (con mezzi, è ovvio, perfettamente democratici, ancorché autoritari nei modi), raggiungendo, unica nella democrazia, i tre mandati.

Appena arrivata, sei terroristi arabi sequestrano l'ambasciata iraniana a Londra nel 1980: non cede alle trattative, coordina personalmente l'assalto, ne fa fuori cinque su sei, è un trionfo. La regina, che le sopravvivrà, inizia ad odiarla: c'è una nuova primadonna in città. Ma il popolo la adora.



The Iron Lady (1981) - Reagan nell'angolino.

Nel 1981 gli irlandesi dell'IRA fanno uno sciopero della fame per ottenere lo status di prigionieri politici: ne lascia morire una decina e li sconfigge. L'URSS si convince che è l'unico leader occidentale, a parte Reagan, che potrebbe davvero usare le armi nucleari e inizia a progettare di ucciderla.




I sobri titoli di Time


Anche Newsweek non scherza.

Nel 1982 il figlio scompare in strane circostanze nel Sahara alla Parigi-Dakar, lei stessa si precipita a recuperarlo. Semplice incidente, qualcosa di più: chi può dirlo?

Lo stesso anno comunque interviene contro l'Argentina, il cui regime militare ha messo le mani sulle vicine Falkland inglesi. Il contrattacco inglese sconfigge e umilia il regime: un potente sottomarino nucleare inglese affonda subito la Belgrano, residuato bellico della seconda guerra, con trecento morti nella marina argentina. Gli argentini sono costretti a ripiegare ignominiosamente dai mari, e in breve sono sconfitti.



Meggie and Ronnie Love Story

Reagan la stima sempre più: nel 1983 avrebbe accesso a Echelon, lo spionaggio satellitare USA, per controllare nemici esterni ed interni. Forse è solo una diceria, comunque nel personaggio, cui aggiunge quel tot di retrogusto sci-fi e New World Order, specie alla vigilia del 1984 orwelliano, che la vede all'apice del suo potere.


E sempre in chiave di trionfo futuribile, avvia il tunnel sotto la Manica, in accordo con la mal sopportata Francia, tra 1984 e 1987. E proprio nel 1987 è rieletta premier per la terza volta, unica tra gli inglesi del XX secolo, nella democrazia moderna.



Great conservative leaders of the 80s: Reagan, Thatcher, Magneto.

Ma a questo punto inizia il declino. Cerca di fermare "la cultura omosessuale", lei che, pragmatica, ne aveva votato la depenalizzazione qualche decennio prima. Boy George le canta contro "No Clause 28", il comma di legge controverso.

Anche sull'ambiente deve arretrare, concedendo ai crescenti verdi la vericidità di piogge acide e altri danni all'ambiente da parte delle realtà industriali. La crescita economica rallenta, la Reaganomics mostra il suo fianco debole, la premier deve alzare le tasse, alienandosi le simpatie conservatrici.





Alan Moore, Tatcher Vampire nella cover di Hellblazer 3 (1988).
Probabilmente l'ultima satira autentica dell'Iron Lady al potere.




Alan Moore, Thatcher rovesciata in "Hellblazer" (1988):
cita una celebre immagine paradossale della Thatcher.



Sembra normale vero? Guardatela dritto per dritto...

Sfiduciata alle primarie del 1989, mentre il nemico comunista va crollando, l'Iron Lady nel 1990 lascia Downing Street.



Ma il suo mito permane. Ken Loach avvia la critica postuma del tatcherianesimo con Riff Raff (1991), capostipite di una lunga stirpe. Nel 1992 la Lady di Ferro non si ricandida nemmeno in parlamento, ma il suo mito permane, a disposizione degli eredi.



Nel 1997, dopo un mandato, il fiacco erede John Major è vinto da Tony Blair, il Renzi antelitteram d'oltremanica, forse aiutato anche da Full Monty (con la y), sulla classe operaia lasciata in mutande dai Tories. Si apre il dominio del New Labour, in fondo il suo vero erede, iperliberista e filoamericano, con una vernice di opportuna ipocrisia in più.



A riconoscerne l'autorità morale sono, ancor più che i conservatori, i progressisti occidentali: ovviamente in senso negativo, come simbolo del male liberista. Ancor più del più lontano Reagan, la Thatcher sullo sfondo è il cattivo ideale dei film engangée - ancora sul ballo, Billy Elliot, del 2000.



New World Ordas (2000s)

Qui si è cercato di documentare come anche il fumetto abbia fatto la sua parte: e anche qui, se il Reagan di Frank Miller è un buffone in fondo simpatico (la sinistra di Miller è umorale e ondivaga), Alan Moore condanna la Dama di Ferro senza pietà. In fondo, il nuovo ed esoterico bardo inglese pensa a lei, quando dice che il nuovo Eone che va venendo sarà matriarcale, ma ugualmente apocalittico.

Volto visibile delle élite che vanno plasmando un New World Order, ne è stata forse lei stessa manovrata e schiacciata. Di lei, probabilmente, resterà nei secoli venturi l'immagine fosca che ne è stata creata, su sua volontà. Gli ubriaconi in strada e i corsivisti da twitter in realtà stanno costruendo il suo vero monumento, rendendo immortale la sua strategia di provocazione / esecrazione. Peccato per loro che non lo sanno.

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