Happy Makers



"We shall not cease from exploring 
and at the end of our exploration 
we will return to where we started 
and know the place 
for the first time" 
T.S. Eliot


Si è tenuto per la prima volta a Mondovì Piazza, quest'anno, un evento decisamente innovativo, almeno per la nostra città: il Creative Market "Happy Maker Station", in cui si è presentata presso l'Antico Palazzo di Città la variegata scena dei Maker locali. Ideatrice ed anima dell'evento è stata Roxy Columbus, valida grafica e stampatrice (specializzata in Letterpress) col suo marchio Pirouette Press.

I Makers si qualificano come gli alfieri di un artigianato di altissima qualità, che non esclude, ove necessario, l'uso della tecnologia e presuppone una notevole sperimentazione, permettendo, tramite l'uso di tecniche artigianali, la creazione di prodotti estremamente personalizzati.

Il movimento Makers come filosofia nell'ambito della controcultura degli USA degli anni '90, e in particolare della controcultura dell'autosufficienza e del risparmio delle risorse, che vedeva in negativo lo spreco connesso alla produzione industriale fordiana. A metà tra i i tecno-hacker lo-fi del cyberpunk di Gibson e soci, insomma, e un ritorno al Magister delle iniziatiche corporazioni e logge medioevali. Con risultati spesso sorprendenti, e non di rado un retrogusto esoterico, sempre caro al titolare di questo blog.



"Happy Maker Station, prima edizione", Mondovì


L'organizzatrice Roxy Columbus e le sue brillanti sperimentazioni tipografiche...


Le creazioni del re-fashion di Marianna Prandi


La cabalinguistica di Marco Roascio...




Le biciclette della 3B, con le magnifiche pubblicità retrò di Damiano Gentili. Perfettamente adatte, bisogna dire, alla sala risorgimentale del Palazzo di Città. 

Fenomeno americano, Makers hanno avuto una diffusione europea solo in tempi relativamente recenti, in seguito a un nuovo boom del movimento - corrispondente alla nascita della rivista MAKE, nel 2005. Una diffusione che segue, forse non a caso, la crisi del 2008 e il conseguente ripensamento dell'economia, soprattutto europea.

Questa prima fiera dei Makers monregalesi si muove infatti su un tessuto ampiamente preesistente, e l'esposizione, oltre a nuove sorprese, mi ha fatto piacevolmente ritrovare amici con cui ho condiviso un comune percorso artistico, come il refashion di Marianna Prandi, parte dei progetti della Meridiana Tempo con me e Laura; la cabalinguistica di Marco Roascio, che esponeva la serie artistica di PDF, che nasce anche dagli studi effettuati in tandem con questo blog; e le biciclette di 3B, di cui conosco uno dei tre creatori e il bravissimo ideatore della pubblicità, con cui parimenti sono coinvolto in un progetto comune.

Ovviamente, infatti, una cultura di alto artigianato simile esisteva già in Europa, ma era più legata, spesso, a un culto del passato artigianale meno strutturato. Mondovì, in questo, è sempre stata all'avanguardia con la presenza di una Fiera dell'Artigianato in continuità con la grande tradizione della stampa e della ceramica monregalese, anche se forse la riflessione estetica non ha raggiunto l'ampiezza (e soprattutto la radicalità) della scena americana.












E l'elemento per me più innovativo e affascinante della mostra è stato proprio un passaggio monregalese di una produzione della controcultura americana di San Francisco, la campagna contro la proliferazione delle armi da fuoco, "The Gun Show". Un elemento che evidenzia come negli States il movimento non si limiti a un puro obiettivo estetico, ma si intersechi con altri aspetti della counterculture, tra cui ad esempio quello centrale del pacifismo e della non-violenza.

*

L'evento di Happy Maker Station ha visto anche una mia marginale partecipazione. Roxy mi ha infatti chiesto, per il catalogo della mostra, di elaborare un breve testo, che qui ripropongo, e che sviluppa appunto questa riflessione sul ruolo dell'Autore nei nostri tempi di pestilenza finanziaria. (da artigiano soprattutto testuale e, in misura minore e più amatoriale, visuale, ho voluto estendere il concetto di Maker a quello di Autore, per fornire anche un necessario complemento meno strettamente pratico-operativo).

Eccolo, dunque:

*

L'Autore Ai Tempi Del Colera

di Lorenzo Barberis

Qual è il ruolo dell'Autore nei tempi di questo Colera? Ovviamente non si tratta di una pestilenza reale, come la trecentesca peste del Boccaccio o quella seicentesca di manzoniana memoria, ma la moria economica che sta colpendo la nostra società in questi ultimi anni, a partire dall'avvio della crisi nel non lontano 2008.

Quella del colera può essere un'immagine un po' forte, ma al di là dell'omaggio a Garcia Marquez, è innegabile che la trasformazione che la crisi sta impartendo alla nostra società è tutt'altro che episodica e superficiale: incluso il mondo della produzione artistica.

Così l'Autore deve, in qualche modo, reinventarsi. La prospettiva di vivere della propria produzione creativa, sia in ambito letterario, sia in altri ambiti di produzione artistica, come le arti visuali (ma non solo) è decisamente più ristretta.  Quasi tutti siamo costretti a pensare alla nostra produzione autoriale come un “Piano B”, un piano di riserva rispetto ad altre attività meno creative: pochi coraggiosi “bruciano le navi alle loro spalle” (come Ulisse, per costringere i Greci a conquistare Troia o perire) e si dedicano interamente alle loro ricerche.

Ma anche nel caso di una strategia minimalista, è facile osservare come la contrazione del benessere da un lato, quella dell'intervento pubblico dall'altro, sottrae possibilità espressive all'Autore, tralasciando il fattore dell'autonomia economica. Chiudono gallerie, librerie, teatri, spazi che in vario modo erano necessari all'espressione artistica; e quelli che resistono spesso ridimensionano la propria attività, puntando a tagliare le spese di gestione insostenibili.

Per contro, molti Autori hanno dimostrato una tendenza all'auto-organizzazione (autor-organizzazione?), col fiorire di realtà quali le varie associazioni culturali senza fini di lucro, aumentate anche nella nostro ambiente, per promuovere il proprio agire artistico anche sfruttando la sinergia tra più Autori, spesso anche facendo dialogare i vari ambiti di produzione artistica.

Spesso tali realtà si caratterizzano per un forte rapporto con la realtà locale; segno anche di una riscoperta del territorio (il “Think Globally, Act Locally” di Naomi Klein?) ma anche, innegabilmente, di un ripiegamento per le suddette ragioni economiche, che rende meno attuabili progetti più vasti. C'è da sperare, ovviamente, che la “riscoperta dell'identità” non finisca in un ripiegamento, ma valorizzi anche la multiculturalità ormai ampiamente presente nel nostro reale.

Un bilanciamento ai rischi di chiusura può venire dall'utilizzo sempre maggiore delle tecnologie informatiche. Non si tratta certo di una novità assoluta, ma lo stato di crisi valorizza, ovviamente, la maggiore economicità (che non è un “costo zero”...) degli strumenti digitali. Internet è del 1974, ma il web moderno nasce solo nel 1991.

Il blog, forma efficace di sito personale (dopo la gloriosa ma inefficiente era degli esordi, tra Geocities e Fortunecity...), nasce nel 1997, imponendosi negli anni seguenti; dal 2005 esiste Youtube, subito giunto al successo (“uomo” dell'anno per Time...), e quindi, dal 2007, Facebook, IL social network per eccellenza, che è stato l'artefice del vero innamoramento dell'italiano medio per internet.

Strumenti che hanno fornito potenziali alternative al cartaceo agli Autori: almeno un blog personale, quando non una più autorevole dotcom, per diffondere i propri articoli, saggi, racconti, poesie (o, nel caso di autori visuali, un photoblog), i social network (Facebook, ma ormai anche Twitter) per gestire i propri contatti e pubblicizzare i propri eventi, ovviamente usati in sapiente sinergia. Meno annuari, raccolte, riviste, cataloghi, depliant, pieghevoli, biglietti da visita assortiti sostituiti con risultati alterni dal loro equivalente digitale, free o a basso costo.

Ovviamente, si trattava di un processo già in atto almeno dal passaggio del 2000 (il primo esperimento cui ricordo di aver partecipato, abbastanza pionieristico, era del 1997); ma la crisi ha contribuito ad intensificarlo. Non solo quasi tutte le cover band hanno il loro canale video su Youtube, ma ormai anche vari attempati pittori hanno a volte un profilo su Pinterest.

Forse il limite, per ora, è un approccio a volte naif, poco consapevole delle possibilità del mezzo. All'utilizzo pratico delle nuove tecnologie, in aumento, non sempre è corrisposta una piena rielaborazione teorica. Ancora poco esplorata, ad esempio, è la possibilità di uso di opere realmente interattive, con un'esplorazione sperimentale, da parte delle arti tradizionali, della sfida culturale del videogame. Quello che deve verificarsi è forse una sinergia degli Autori con i nativi digitali della comunicazione, che potrebbe davvero aprire prospettive d'innovazione autentica in questo campo.

Se però la crisi accelererà questo processo comunque inevitabile, allora perlomeno avrà effettuato un effetto positivo.

*



E questo è quanto, per il momento.
Ultima curiosità, il fatto che il 18 maggio sia stata, anche la data di avvio (e di presentazione) del nuovo progetto culturale monregalese che mi vede coinvolto, la "non-rivista" letteraria online Margutte.
Speriamo che, anche in questo caso, si possano produrre produttive sinergie con la nascente scena maker. Un fenomeno di cui, credo, sentiremo ancora molto parlare.


Post più popolari