Reti Di Altre Nostalgie


reti di altre nostalgie: www.margutte.com

"Reti di altre nostalgie", una bella mostra a Piazza sabato scorso. La mostra di tre amici di lunga data, che su questo blog ho sempre seguito con interesse. Il pittore Gianni Bava e il fotografo Bruno Capellino hanno ormai una certa tradizione delle loro "personali a due" nella saletta "Andrea Pozzo" del caffé "Antico Borgo", locale storico del quartiere. Questa volta, però, le loro immagini nascevano in sinergia con i testi poetici di Attilio Ianniello, scrittore e storico monregalese che ha presentato una sua plaquette di poesie, "La sorgente dell'Ellero e altre acque", stampato dalla cooperativa sociale Insieme.

Gabriella Mongardi, che firma la presentazione dell'opera, trova correttamente un rapporto con "Il torrente" di Saba; dodici liriche sono infatti dedicata all'El, il fiume di Mondovì, italianizzato in tempi recenti in Ellero; un termine di radice indoeuropea che significa "ciò che scorre" (curioso che la omofona radice ebraica EL sia quella associata, in tale ambito linguistico, al Divino).


La mia presentazione di Margutte - in mano, il libro di Attilio e Gianni.

Le altre dodici sono dedicate alle nubi, l'altra forma dell'acqua nel ciclo che garantisce la vita sulla terra.
Come conferma anche lo stesso autore nella presentazione, l'acqua è qui come elemento materno, come nella proto-alchimia gnostica, in autori quali Basilius Valentinus e simili, che assumevano quale loro motto "Vitriol", ovvero Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem". Ovvero, "visita l'interno della Terra, e rinvieni - correggendo - la Pietra Segreta". L'interno della Terra sono, ovviamente, in un rapporto macro e microcosmo, le acque amniotiche dello stadio pre-nascita, in cui si cela la Pietra Filosofale, ovvero il nostro Io primigenio più profondo.

Questo il lavoro, dunque, della poesia, che va qui in parallelo col percorso esistenziale dell'autore, tornato anche fisicamente a Mondovì. E bene lo rappresenta l'immagine di copertina di Bava, che crea una struttura azzurro-acquea di matrice circolare, che ritorna in sé stessa, e che fin richiama nella forma l'Atanor, il forno alchemico nella sua più essenziale figurazione. All'interno, immaginari arabeschi di lingue perdute, alla Al Azred, suggeriscono comunque l'idea di un misterico processo alchemico operato dalla parola poetica dell'autore.


La saletta Andrea Pozzo del caffé Antico Borgo, a Mondovì Piazza

Simmetricamente, l'opera di Attilio entra nelle opere disposte nella mostra: vuoi nelle reinterpretazioni visuali di Gianni Bava, che fa sue le liriche dell'amico poeta, vuoi come didascalie elaborate per le opere di Bruno Capellino, in un processo più distinto e intellettuale, comunque interessante.




Nei dipinti di Gianni le poesie di Attilio sono interpretate spesso con un esplosione vorticosa di colori, un viluppo di fasci cromatici che sprigiona l'idea di energia primordiale contenuta anche nel testo delle liriche stesse.




Capellino, invece, oltre ai soliti lavori sul colore, di cui ho già trattato, presenta anche alcuni studi sul bianco e nero molto interessanti, quasi incisioni realizzate con la fotocamera, un intrico di segni che paiono graffiti sulla parete di una grotta rituale preistorica.

La mostra è stata poi anche l'occasione per iniziare ad accennare del nostro progetto di "non-rivista" letteraria, di cui fanno parte, oltre Attilio e Gianni, anche io, Laura ed altri redattori. La non-rivista prende nome (su mio spunto) da "Margutte", il gigante-nano del "Morgante" di Pulci, e si trova da oggi online all'indirizzo www.margutte.com. Vi sarà occasione di presentarlo più ampiamente, sia in Mondovì che su questo blog.

Del resto, la mostra parlava di "reti di altre nostalgie": un titolo perfetto per introdurre una rivista collettiva online ("reti") che si ricollega però - fin dal nome - alla gloriosa tradizione della controcultura ("altre nostalgie"), dal rinascimento "minore" di Margutte fino ai gloriosi '70, in cui i due amici hanno avviato riviste della controcultura del calibro di "Una tazza di the" (fino agli ultimi anni '90, con Weltanschaaung, che mi aveva già visto presente).

Ma su questo ci sarà tempo e modo di ritornare.

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