We, Blog

"The Non-Profit Dilemma", from Coxandforkum.com


"Nulla Dies Sine Linea"
(Plinio il Vecchio, citando Apelle)


E così sono tre anni di blog.
Ho iniziato questo blog il primo maggio 2010.

Il compleanno nel 2011 l'ho usato per un primo bilancio del blog, mentre per il secondo mi sono limitato a una pura annotazione a margine di un evento macroscopico come il comizio di Beppe Grillo a Mondovì.

Oggi, invece, ho deciso di postare alcune riflessioni sul blog in generale. Un punto di vista chiaramente da profano, rispetto a ben più blasonate analisi che si possono rinvenire sul web; e comunque utile, innanzitutto, per la mia riflessione personale.

Buona lettura.

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Cos'è un blog? 
La Treccani lo definisce come "pagina internet personale organizzata in ordine cronologico".
"Cronologico": l'aggiornamento progressivo come elemento qualificante.

Nelle scritture precedenti la rete, ciò è tipico del Diario (da dies, annotazione giorno per giorno delle proprie vicende) e del Giornale (stessa origine etimologica, da "giorno", anche se non tutti sono quotidiani, cioè escono "cotidie", ogni giorno). In inglese, poi, vi è una ulteriore sovrapposizione in Journal, che vale per entrambi.

Quindi il blog si pone a metà tra un diario e un giornale, on line? Ovviamente vi è del pericoloso in questa sintesi, come quella che oltre un secolo fa faceva vedere nel cinema del "teatro filmato". Però indubbiamente vi è un rapporto di filiazione: specie se consideriamo del diario non la diaristica privata, ma il diario operativo, critico, politico-letterarioi, di cui il capolavoro è lo Zibaldone di Leopardi. E se non consideriamo nel giornale la pura gazzetta informativa, ma piuttosto il giornale militante, dal "Caffé" del Verri ai fogli della controcultura degli anni '70.

Tra l'altro Mondovì, culla dell'età della stampa in Piemonte, ne ha avuti esempi eccelsi.





"Una Tazza Di The" (Mondovì, 1970s)


"Poesie nella strada" (Mondovì, 1980s)



Appare però evidente una distinzione fondamentale: il Diario operativo nasce come scrittura comunque privata (diviene pubblica con la fama preclara dell'autore, come appunto in Leopardi). Il giornale nasce invece come opera pubblica, ma collettiva; benché non mancassero esempi di giornali sostanzialmente affini ad un One Man Show (qui da noi penso alla stampa anticlericale ottocentesca di un Vitale Buzzi): però, almeno in teoria, aperti a una pluralità di voce (spesso simulate col gioco degli pseudonimi).

In questo, il blog è più affine a una Rubrica: lo spazio d'opinione su un giornale affidata a un singolo corsivista (da Ruber, il colore rosso usato per il titolo, che rimane il medesimo). E come vedremo questa concezione avrà peso in una visione del nuovo giornalismo online, dove il giornale diviene in sostanza una sorta di aggregatore collettivo di blog.

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Jorg Barger (1995).

Il web viene ideato nel 1991 al CERN, e viene reso disponibile a tutti nel 1993. La comodità dell'aggiornamento "cronologico", tipico del blog, diviene subito evidente: già nel 1993 Mosaic, la corporation di Netscape, il primo browser di successo, crea una pagina di link "what's new" con le ultime novità dei vari siti presenti nella rete. Dati i tempi di caricamento e il costo della connessione, essa era molto utile per trovare subito le cose nuove.

Subito tutti iniziano a volere un loro posto al sole sul web. Nel 1994 GeoCities inizia a fornire spazio gratis sui suoi server (poco, e stracolmo di pubblicità): nascono i primi "online journals", che vanno a soddisfare quest'esigenza di autopubblicazione. Notare che il termine adottato è proprio quello ambivalente tra "diario" e "rivista", certo non a caso. 

Molti siti sono puramente personali; ma ovviamente hanno successo di pubblico quei siti dove l'autore, pur partendo da un punto di vista personale, discettava delle cose del mondo, come nell'editoriale di un giornale di opinione, magari con una posizione meno ingessata. Questi primi scrittori online vengono del resto definiti escribitionists: un complesso pastiche tra e-scribes, "scribacchini elettronici", ed esibizionisti.

Spesso queste scritture di qualità però si aggregano, e nascono le webzines, cioè web-magazines, "riviste online". Journals e Webzines però sovente non hanno struttura di "diario" o "giornale", ovvero non è messo in primo piano il contenuto più recente. La divisione è "per categorie", come nei più statici siti ufficiali di ditte, enti governativi e simili. La rubrica "What's new" è il portale per un accesso "cronologico" ai contenuti".

Tra gli escribitionists, John Barger emerge come uno tra i più arguti con il suo Robot Wisdom (1995). Esperto mondiale di Joyce, egli lo connette genialmente allo sviluppo dell'intelligenza artificiale, giungendo ad essere ritenuto tra le letture più interessanti online (un saggio sul blogging del 2009 di Scott Rosenberg parlerà di "mesmerizing sequence of arcana").

Nel 1997 conierà il termine "weblog" per indicare un nuovo collegamento alla rete e un conseguente nuovo invio di contenuti (to log the web: accedere alla rete, appunto). Il termine inizia a sovrapporsi a quello di What's New, indicando un nuovo contenuto pubblicato online. L'essere il padre del blog, con duecento milioni di figli spirituali ad ora, non gli sarà di grande giovamento (vedi foto).

Nel 1997, col boom delle personal web pages, GeoCity diventà il quinto sito al mondo per visite complessive, stimolando il progetto concorrente di FortuneCity, per certi versi più orientato proprio alle webzines (Su Fortunecity anch'io creai in quell'anno, assieme ad altri, il mio primo esperimento di rivista online, l'Outsiders Avantgarde).

Spesso, tra l'altro, come visto per Barger, l'elemento innovativo di queste nuove scritture - siano "diari" o "riviste" - è anche la scelta di un punto di vista "complottista", se non "ermetico", espunto dalla narrazione ufficiale e relegato alla contro-cultura, che viene invece ora riportato dalla maggiore libertà della rete al centro del discorso. Non a caso, il grande scandalo politico che chiude gli anni '90 emerge dalla cultura politica della rete.



Monica Lewinsky (1998)


Nel 1998 il DrudgeReport, una webzine d'informazione, sollevò ad esempio il caso Monica Lewinsky, fino allora ignorato dalla stampa mainstream. Il ruolo di internet come strumento di controinformazione divenne evidente, accompagnandosi al crescente aumento di tali siti.

Nel 1999 nacque così la consapevolezza del modello ideale della struttura "diaristica", e si formò il termine stesso di blog, spezzando diversamente weblog: non web log, ma "we blog". "Noi facciamo blog", intendendo proprio marcare una differenza tra la generica webpage e chi sceglie di dare rilievo centrale al "what's new", alla forma diaristico/giornalistica. Un primo censimento conta 23 blog originari, la cui formula sarà poi ampiamente ripresa e imitata.

La fortuna della formula deriva anche dalla sua ripresa nel progetto di Blogger.com (la piattaforma che ospita questo stesso sito) che nacque di lì a poco, sul finire del 1999.

Nasce così anche il nome di questa nuova figura intellettuale, il Blogger come autore di un Blog. Si inizia a parlare anche di Blogspot, ovvero del settore di appartenenza del blog, segno della specializzazione che segue alla crescita.


Sulla scorta del modello Lewinsky, una forte spinta al blogger come "giornalista del 2000" viene dalla combattutissima campagna elettorale americana del 2000, conclusa dalla vittoria di Bush. Nascono anche i primi Vlog, Blog basati su video (e il termine per definirli).

Ulteriore spinta al blogging politico (e complottista) proviene dall'11 settembre 2001 e dalle sue conseguenze, l'Infinite Justice.

Nel 2001 nasce anche Wikipedia, liberando il blog da eventuali scopi "enciclopedici", spingendolo decisamente sul versante del commento, dell'interpretazione, dell'opinione personale. Ma è soprattutto un evento, a mio avviso, a favorire il boom del blog.





Google (2001)

La nascita di Google (che nel 2001 brevetta definitivamente il suo potente algoritmo di ricerca) rende più agevole per i vari blog essere trovati da potenziali lettori. Creare un proprio blog non è più parlare nel deserto, ma èconcretamente possibile raggiungere un numero più o meno vasto di persone interessate a leggerci, al di fuori di una cerchia amicale.

Il 2002 vede così un fiorire agguerrito di blog politici, al cui interno si affermavano anche un buon numero di blog complottisti, dall'idea più ovvia e fin banale dell'attentato alle Twin Tower come auto-attentato, a una miriade di posizioni diverse. Comunque il blog è ormai una moda, un fenomeno di costume di massa. In tutto il mondo si contano ormai cinquecentomila blog, con ormai numerosi sottogeneri e specializzazioni.

Il mainstreaming del blog avviene verso il 2003. Non a caso, in parallelo Blogger entra nella galassia di Google, il nuovo motore di ricerca dominante, in continua e inarrestabile espansione, sancendo definitivamente la fusione tra questi due volti del Web 2.0. I blog crescono dai centomila dell'anno prima a circa tre milioni. Nasce Technorati, il motore di ricerca per blog, e Wordpress ("stampa di parole", letteralmente, ma anche "la stampa di Word", con riferimento implicito al programma di battitura testi domestico della Microsoft, quello più diffuso), pensato forse ancor più per riviste online (da cui il nome) che per blog; e comunque usato per un vasto range di siti, data la sua flessibilità.

Nel 2004 il successo dei blog è  al culmine; Blog è proclamato parola inglese dell'anno dall'autorevole dizionario Merriam - Webster. Il successo si accompagna alla creazione del Live Blogging, ovvero narrare in diretta, su un blog, un evento durante il suo svolgimento, spesso osservandolo in TV. Una tecnica poi ripresa dai giornali, che introduce una prima forma di micro-blogging, in questo caso strettamente funzionale al narrare-commentare l'evento con rapidità. L'allargarsi degli autori affianca ai logorroici escribitionisti nuovi autori meno verbosi, più stringati. In qualche modo, si crea la modalità che sarà poi congeniale per Twitter, inizialmente ideato per queste forme di (contro)informazione.

Steve Garfield dichiara inoltre che è giunto "l'anno dei Video Blog", mentre lancia il suo. Con l'ampiezza di banda che lo consente, sarebbe plausibile pensare a un superamento del Vlog sul Blog, come la TV ha scalzato il primato della stampa nei '50. Sempre nel senso della sintesi, come il microblog.

E in effetti, l'anno seguente avviene una innovazione che pare nel senso di questa profezia.



Youtube (2005)


Nel 2005 appare infatti Youtube, in grado di consentire di creare un canale video personalizzato: la tua tv, appunto. Youtube è uomo dell'anno nel 2006, lo stesso anno in cui, casualmente, lo acquista Google. Certo, in Youtube sono ampiamente presenti i video ripresi da altri media, film, trasmissioni TV, videoclip, spesso anche riassemblati, rimasterizzati, ricomposti. Ma un 40% dei suoi contenuti è prodotto comunque da Vlog autoctoni, con materiale autonomo o ampiamente rielaborato. Questo contenuto vloggistico sarebbe, inoltre, quello più visitato sul Tube. Ma la nascita di questo nuovo potente mezzo non ostacola, comunque, la crescita del blog tradizionale.

L'importanza del blog testuale è testimoniata anzi dalla nascita in quest'anno del primo "aggregatore di Blog", una rivista di opinione che nasce in forma di "collettività di blog", l'Huffington Post. Seguiranno poi numerosi esperimenti di successo al proposito, di cui in Italia, con buon successo, "Il Post", semplicemente.

Inoltre, forse anticipato dal live blogging, necessariamente stringato, si afferma sempre più il microblogging, un web-logging molto sintetico, basato sulla semplice pubblicazione di immagini o video, o su brevissimi testi, ormai anche in modo slegato dalla narrazione live di un evento.

Una forma radicale di microblogging, che ne sottolinea il puro aspetto visuale e che si impone sempre verso il 2005, è anche di Tumble-blog, ovvero di blog basato sulla pubblicazione di immagini (solitamente mostra in preview tramite un thumb-nail, un'unghia di pollice, ovvero una piccola immagine di anteprima). Forse vi è anche una legge di interrelazione, per cui più il blog diviene di massa, più la sua forma tipica deve divenire stringata, rapida ed efficiente, adatta a un pubblico, ma anche a degli autori, più di massa e meno "high brow" dei primi escribitionists.

Insomma, Youtube, nonostante il vastissimo successo, non sembra intaccare la fortuna dei blog, che ne 2006 sono ormai 50 milioni. Ad annunciare la "morte del blog" interviene un'altra cruciale innovazione di quello che è ormai definito e atteso come Web 2.0. (2004).



Facebook (2007)


Nel 2007 questa esigenza è intercettata da Facebook, avviato nel 2004 per le sole università americane (il Facebook, libro delle facce, è l'annuario), che viene aperto a chiunque nel mondo, passando così da settantesimo a settimo sito per numero di visite globali.

Con Facebook diventa possibile ricostruire virtualmente il proprio social network, la rete di rapporti personali, a cui proporre i propri contenuti esclusivi. In Italia il medium giungerà nel 2008, ed è il vero e proprio sdoganamento di internet, con un successo privo di precedenti.

Questo stesso blog nasce inizialmente, nel 2008, come pagina Facebook dedicata al Pendolo di Foucault e similari, chiusa poi nel 2009.

Sempre nel 2007 è la diffusione di Twitter (nato a metà 2006), ispirato al microblogging: twit è l'onomatopeico cinguettio di un passerotto, il passerotto azzurro che è l'icona del medium. Twitter permette anche immagini, ma è incentrato soprattutto su messaggi brevi.

Il successo di Twitter si lega anche, probabilmente, alla diffusione degli smartphone, i cellulari intelligenti. Un'idea di lunga durata, dal prototipo di Simon nel 1992; ma che ha un boom con web 2.0 e il Blackberry, diffuso dal 1999 in poi, e Android (2003). Nel 2007, con l'I-phone, la Apple di Steve Jobs entra nel giro e impone il modello a touch screen. Il boom comincia da lì; l'anno seguente, Obama è il primo, giovane presidente nero in USA, e dota il suo staff di Blackberry (2008), che restano il dispositivo più "professionale", anche per ragioni di sicurezza ed encoding, mentre gli iPhone divengono il design di alta qualità di massa e Android si diffonde come una scelta più low-cost.

Per quanto in verità i due sistemi siano diversi per specifiche, nell'immaginario collettivo meno colto di nuove tecnologie Twitter e Facebook diventano sinonimi di high brow e low brow: Twitter è da hipster, e con poco sforzo (a differenza del più impegnativo, tradizionale blog testuale), Facebook è fin troppo di massa, e alcuni "early user" (i primi "colonizzatori" del web) iniziano a snobbarlo. "Non ho facebook" diventa una forma di raffinato snobismo internettiano simile al "Non ho la TV" degli anni '90.

Ma tra high brow e low brow, come insegna Eco, c'è la necessità anche di un grado di congiunzione: il midcult. E anche questo trova una sua collocazione nel nascente mondo dei "Social Network".



"Instagram" (2010)



Nel 2007 era nato anche Tumblr, un sito apposito per il tumble-blogging. All'inizio è una nicchia, meno di centomila persone nel primo anno, ma poi il sito esplode anche grazie all'attivazione di funzionalità, nel 2009, che consentono un facile caricamento da smartphone. I blog di Tumblr, in teoria, permettono la pubblicazione anche di testi, video e così via, ma l'orientamento è decisamente nel senso dell'immagine. La grafica è molto curata e altamente personalizzabile, con un controllo diretto sul codice, a differenza della maggiore spartanità imposta dai blog (personalizzabili, ma con maggior sforzo) e ancor più dai "social network" twitter e facebook, a griglia pressoché fissa (twitter è personalizzabile, ma ciò avviene raramente, e comunque tale impostazione grafica ha poco rilievo).

La facilità di postare foto tramite smartphone, di qualità sempre crescente col migliorare della tecnologia, porta a un successo discreto del social, che giunge oltre cento milioni di utenti negli anni '10.


La nuova centralità della fotografia nel blogging è segnata anche dall'affermazione di Instagram (2010), applicazione per smartphone che consente di ritoccare le foto con un effetto "vintage". Il successo è vasto e immediato, creando forse il primo fenomeno rilevante di "midcult" nella cultura digitale. Ai "low brow" di Facebook e agli "high brow" degli Early User si oppongono i nuovi "midcult", i fruitori di una cultura che si spaccia per alta ma è serializzata, che adottano Instagram e la sua estetica con entusiasmo.

Ad ogni modo gli anni 2010 vedono una effettiva crisi del blog. Crisi, non scomparsa: al mondo sono attestati quasi 200 milioni di blog, in costante, anche se più lenta, crescita. In Italia il trend è addirittura di crescita-boom: quasi + 400% di nuovi blogger negli anni '10, giunti probabilmente (come me, del resto) a questa nuova esperienza dopo il nuovo "richiamo del web" di Facebook.

Difficile dire se in questa cifra si contino anche, per accumulo, i blog esistenti e non più attivi: ma comunque la loro presenza è un dato di fatto. I "social network" hanno però assorbito chi usava il blog come strumento surrettizio per una comunicazione o più stringata, o più visuale, o più personale; spariscono dunque, in sostanza, blog visuali, microbloggers, online diaries e sopravvivono e si affermano, invece, blog fortemente tematici, spesso formati come blog collettivi e con una scrittura più professionale.

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In questo contesto nasce anche questo mio blog.

A partire da questo esperimento, ci sono state poi altre esperienze nel senso suindicato di partecipazione a nascenti riviste online. Nel 2011 c'è stato l'esperimento di Wundergammer, tentativo estremamente innovativo di creare un giornale online di critica artistica del videogame. L'esperimento venne chiuso dopo un anno di attività, ma è comunque tuttora visitabile, e con invidiabile proposta di contenuti originali e di qualità. In questo 2013 sembra invece profilarsi all'orizzonte la nascita di una nuova realtà, anche sulla scia della prestigiosa e perduta controcultura locale dei '70-'80.

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Oltre a Wikipedia italiana e inglese, e la sintetica voce Treccani, siti consultati sono:

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