A Fox A Day


Il mio ritratto televisivo da parte di Luca Volpe.


Bonus track per gli stalkers: il cortile di casa mia (sempre di Luca Volpe).


Il blog è probabilmente il fenomeno più rilevante del web 2.0, da cui discendono, come evoluzioni del microblogging, anche le forme di cultura della rete più note in Italia, quali i social network.
Sulla filosofia del blogging esiste ovviamente in rete una vasta letteratura: una delle principali suddivisioni – ed evoluzioni – è quella che valuta quanto frequentemente postare (ovvero, pubblicare un post, un nuovo articolo) sul proprio blog. Blog deriva infatti da web log, “connessione alla rete”: ogni volta che ci si connette, si pubblica qualcosa. Ma ogni quanto?

Il blog nasce come diario online. Quindi, la filosofia originaria presuppone “A Post A Day”, un post al giorno, sostanzialmente, come nella tradizione diaristica (diario significa, appunto, un testo aggiornato tutti i dies, tutti i giorni).

In seguito, si sono affermate altre filosofie, come A Post A Week, un post a settimana, ritenuto una misura accettabile per un blog più “culturale”, che presenti non una semplice annotazione di diario ma una riflessione più articolata; o addirittura A Post A Month, un post al mese, che è considerato il minimo per ritenere, di fatto, il blog attivo.

Lo sviluppo del microblogging – ovvero di una forma di blog estremanente sincopata e sintetica – si è accompagnata, col migliorare delle connessioni, della larghezza di banda, dello spazio disponibile online, allo sviluppo del photoblogging, favorito ovviamente dalla diffusione della fotografia digitale di massa anche e soprattutto con la sua disponibilità tramite smartphone.

Sta di fatto che, dal 2010 in poi, è in costante crescita – e forse maggioritaria – tale tipo di attività di blogging: sia in modo spesso inconsapevole e sostanzialmente privato, sui social network, sia in modo consapevole e strutturato su nuovi siti come Tumblr, piattaforma di blog in crescita usata in particolare, anche se non solo, da protagonisti dell’immagine a vari e diversi livelli.

È in questo ambito che si colloca l’esperienza del fotografo Luca Volpe, che ha deciso di creare come propria vetrina professionale il sito lucavolpe.net, sfruttando non una struttura più tradizionale come il classico website professionale 1.0, ma appunto un tumblr che si distingue per l’eccezionale essenzialità della grafica.

In sostanza, il sito dell’autore propone solo le sue foto, in grandi dimensioni (pressoché a tutto schermo) e su un semplice sfondo bianco. Anche i testi sono ridotti al minimo, nel classico carattere da macchina da scrivere, il Courier, il predefinito dei documenti txt, a indicare anche qui una scelta minimalista, che sottolinea la centralità della fotografia.

La cosa più singolare di questo progetto-vetrina, indubbiamente, è la scelta impegnativa, finora rispettata dall’autore, di rispettare la filosofia di A Post A Day, o meglio ancora A Photo A Day.
Fotografie, è inutile dirlo, realizzate in modo professionale, sia pure con un segno che Pazienza avrebbe detto più “estivo”,nel corso della giornata, cogliendo ogni volta cosa maggiormente colpisce l’autore. Un segno più “quotidiano” anche per via dello strumento utilizzato, che non è una fotocamera professionale ma uno smartphone, il più tipico supporto fotografico dell’età a noi contemporanea.
Il progetto ha ormai una sua consistenza, avendo festeggiato in data odierna il centesimo scatto cronologico. Certamente l’autore è facilitato da una grande consuetudine col mezzo fotografico, ma colpisce la capacità di non limitarsi a uno sguardo descrittivo – magari ineccepibile per inquadratura, impostazione etc. – sul mondo reale, ma nel riuscire spesso a intessere, dalla realtà, un gioco ironico di citazioni e stratificazioni di significato che non sembrerebbero così a portata di mano nelle immagini quotidiane che la vita ci offre.

In questo entra in gioco la didascalia che, sommessa (e quasi sempre in inglese, se non a volte in tedesco), precisa il senso, o almeno un senso, del gioco citazionistico tipicamente postmoderno. Emergono tra le righe così alcuni elementi della cultura personale dell’autore, quale ad esempio il culto per il cinema fantastico (tra le foto recenti: “redrum”, “plan 9”, “contact”) o alla cultura ermetica, dalla demonologia aLovecraft. In particolare, pur nell’uso pressoché esclusivo del colore in questo progetto, frequente è il riferimento al contrasto tra Luce e TenebraBianco e Nero.
Il testo, nonostante la miniaturizzazione, è dunque rilevante per indicare almeno un piano di lettura dell’opera, differente di solito da quello più immediato della pura immagine rappresentata. Importanti infatti anche i testi che appaiono all’interno della foto stessa, che quasi mai sono un’apparizione meramente contingente, ma contribuiscono spesso a produrre un nuovo significato (un terzo, di solito), non immediatamente rivelato dalla foto stessa o dalla didascalia.

Al tempo stesso, pur nel rifiuto del pittorialismo fotografico, classico e moderno, il riferimento citazionista va a spesso a colpire (di solito non dichiarato) anche la storia dell’arte pittorica, con riferimenti da Caravaggio a Ligabue, dal Surrealismo a Bacon, mentre su tutto aleggia sempre, difficile da inquadrare, lo spettro della Pop Art.

Non a caso un altro tema che emerge sottotraccia, sfogliando questo primo centone degli sguardi volpiani, è quello del graffito urbano, scelto preferenzialmente quale portatore di messaggi, indicazioni, precisazioni nell’immagine rappresentata: sia che diventi il soggetto della foto, sia che appaia in secondo piano, criptica delucidazione per iniziati.

Il tema prevalente sembra essere quello oggettuale: cose o paesaggi depauperati della presenza umana, in un gusto d’insieme che appare quasi metafisico. Non mancano certo le occasionali presenze umane, ma sempre colte come sparute apparizioni più che come elemento consueto del reale; oppure, nel genere dei ritratti, di amici abituali o di fugaci comparse, che costituiscono un sotto-tema corposo ma minoritario (tra il 20 e il 30 per cento delle foto, direi).

In un certo senso, però, anche qui il gusto dello straniamento che sembra accomunare le opere di Volpe pare unificare le due tematiche: oggetti colti come persone, protagonisti, e persone quali oggetti (si vedano, ad esempio, “Lorenzo”, in cui il mio ritratto avviene en abime, nello schermo televisivo, mentre la casa di “Brow” è colta come un volto con occhi e ampia fronte triangolare).

L’unificazione più paradigmatica avviene nel meme culturale più ricorrente, quasi una chiave di tutto questo gioco letterario fotografico: l’icona di Topolino, i tre cerchi associati, che ricorrono frequentemente come soggetti delle foto di Volpe, sia nell’evocazione del topo disneyano sia come casuale associazione di tre elementi circolari.

Un riferimento dunque al massimo del ludico, dell’ironico, del post-mod: ma quel segno può anche rovesciarsi nel suo opposto. I tre cerchi del Mickey Mouse del massone Walt Disney sono per alcuni estensione del trigramma massonico, i tre punti circolari associati nella medesima posizione. E questi, a loro volta, sono un rimando ai tre cerchi congiunti di antica ascendenza esoterica, eternati da Dante (anche se più antichi) come simbolo del divino al termine della Commedia.

E il culto di Volpe per le forme, per i rapporti matematici, per le simmetrie e ricercate, giustifica forse questo doppio piano di lettura, in una ricerca che diventa non più semplice e sterile formalismo, ma autentico amore per il geometrismo pitagorico del reale. Indagato in ogni minuto dettaglio del quotidiano.

A Fox A Day.

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