Opera Chiusa Aperta



E così si è tenuta ieri, domenica 14 luglio 2013, la nostra piccola esposizione di "Opera Chiusa Aperta", nel contesto di Chius'Arte, la manifestazione artistica di Chiusa Pesio. Siamo così riusciti a realizzare la nostra performance postmoderna, con una mostra sull'Opera Aperta a Chiusa, prima che il contesto necessario sparisse: pare infatti che per varie ragioni questa sia l'ultima edizione della manifestazione d'arte stessa.

Come si vede dalla foto di copertina, il posto assegnatoci era nell'Ala del Pellegrino davanti al Palazzo del Marchese, un tempo luogo del governo del marchese di Ceva e attuale sede del Municipio. 




Come si può vedere, lo stemma di Chiusa ha l'aspetto di tre mezzelune con le punte rivolte verso l'alto, un rimando alla falce luna su cui sta la Vergine dell'Apocalisse, attestata in numerosi affreschi in città: ma che assume anche l'aspetto di un curioso volto sorridente, con barba a punta ed adornato di due vistosi baffi creati dal frego centrale.



Dato il suo ruolo connesso al Municipio, nel 1871 l'Ala del Pellerino era divenuta il dehors del Caffè del Popolo, ancora presente a fianco della piazza, come indica anche la maestosa targa che domina la volta.


F. Signori, "La valle Pesio"




Mario Malfatti, "Monumento a De Caroli"



Carlo Fait, "I Fratelli Carle"

L'Ala del Pellerino è ricca di testimonianze artistiche: sul municipio spiccano due busti dei Fratelli Carle realizzati dal valido Carlo Fait, longevo scultore ottocentesco (1877 - 1968); un grande quadro illustra la Valle Pesio, a firma di F. Signori; e anche un grande artista monregalese, lo scultore Mario Malfatti, realizza il possente monumento all'eroe di guerra Riccardo Decaroli, con tanto di scudo della Medusa tra i dettagli (le V fasciste al posto delle "u" fanno supporre per una datazione del monumento nell'era fascista).



Il Palazzo marchionale era inoltre sede, nel corso dell'evento, di una eccellente mostra di Bartolomeo Giorgis, importante artista ottocentesco della provincia di Cuneo, già presentata nel capoluogo e ora portata a Chiusa, di cui l'autore era originario. Giorgis potrebbe essere, per certi versi, un perfetto rappresentante di quella che Eco definiva l'Opera Chiusa in ambito artistico: per cui la sua presenza prestigiosa sullo sfondo di "Opera Chiusa Aperta" era perfettamente congeniale.



Il logo della mostra, di Stefano di Lorito


La prima rielaborazione anagrammatica di Marco Roascio.



Roascio rielabora il ritratto di Sade alla Bastiglia di Man Ray


Elaborazione di Roascio sul bicentenario della rivoluzione francese (1789 - 1989)



Roascio, piastrella artistica simil-ceramica.


Le mie rielaborazioni degli anagrammi di Roascio.



E soprattutto, l'imponente Ruota di Michele D.R, illustrante le sue rielaborazioni degli anagrammi di Stefano Di Lorito.

Passando alla mostra vera e propria, il fulcro dell'esposizione è indubbiamente la favolosa ruota costruita da Michele D.R. con la collaborazione di altri due artisti torinesi. Su di essa appariva la poesia realizzata da Stefano Di Lorito anagrammando il testo di partenza di Roascio ("Estemporanea d'arte a Chiusa Pesio", ricordiamo), ciascuna illustrata con minuziose, raffinatissime immagini ricche di citazioni interne, formando un poema visivo di grande fascino e validità, di cui mi riprometto di fornire in futuro un'analisi più accurata. 

L'opera è disponibile anche online, a questo indirizzo (http://www.flickr.com/photos/micheledierre/), ma la sua fruizione ideale è tramite la ruota, che permette una consultazione ottimale delle vignette tramite il suo rapido scorrimento, andando avanti e indietro per cogliere al meglio i rimandi interni. Inizio e fine dell'opera sono indicati a parte, lateralmente sulla ruota stessa, a indicare che la stessa non rappresenta una ciclicità infinita, ma la storia ha un percorso preciso e definito.




L'opera è stata di grande richiamo, venendo a essere di fatto il centro stesso dell'esposizione, catturando l'attenzione sia pure spesso un po' distratta dei visitatori, più chiusani che turisti, direi. La sicurezza locale si soffermava spesso a esaminarla, come si può vedere: non si sa se incuriosita dall'elemento anti-totalitario dell'opera o dal timore della sua pericolosità, data la mole massiccia e nera che trae in inganno (la struttura in realtà è in cartone e piuttosto leggera). Il clero locale, pur presente all'esposizione, si è tenuto a prudente distanza, forse edotto della satira presente anche contro il totalitarismo religioso.




Opere di "Carol"


Opere di "Persea"

La piazza includeva poi altre esposizioni artistiche, quali i sensuali dipinti di Carol o i gargoille ceramici di Persea. 


















In giro per la città, poi, la mostra delle vetrine artistiche, tra cui una sede della Lega Nord semicensurata nel nome da una svolazzante bandiera rossa, chissà perché. La migliore per è quest'ultima citazionistica vetrina anni '50, dal risultato vintage vagamente surreale.




La torre civica, attuale sede del museo cittadino dedicato alla tradizione dei vetri e delle ceramiche chiusane, è a sua volta istoriato con una immagine della Vergine dell'Apocalisse, stante sulla mezzaluna.



Un po' meglio conservato l'affresco dello stesso soggetto su un palazzo vicino, in cui si vede anche come la Vergine stia schiacciando coi piedi il Serpente.



La secentesca confraternita dell'Annunziata è sempre dedicata alla Vergine, ma non nella sua versione apocalittica.




La chiesa si contraddistingue, all'interno, per un barocco sovraccarico ma non privo di sontuosità.




Non manca, all'interno, una terza figurazione della Vergine apocalittica (che siano queste le "tre lune" dello stemma civico?) ma va detto che la Sua figura è effigiata pressoché in tutte le sue figurazioni convenzionali, tra le statue e gli affreschi che adornano la chiesa.










A puro titolo d'esempio, qui sopra, la Vergine Bambina, lo Sposalizio, la Natività, l'Addolorata e un'apparizione in un'inquietante cornice mortifera, molto barocca.



Nella chiesa non manca tra l'altro, centralissimo, l'Occhio degli Illuminati, secondo la figurazione tradizionale del Divino, poi declinato con l'appropriarsi massonico di tale continuità.







Meno interessante San Rocco, ugualmente secentesca e ancor più baroccamente sovraccarica. L'elemento di maggior interesse, forse, sono i profeti con nomi in caratteri ebraici.







L'altra chiesa rilevante nel centro, dedicata a Sant'Antonino, risultava non visitabile all'interno, comunque moderno. Il compimento della facciata è d'età fascista, come denotano le U maiuscole scritte a V, mentre il campanile moderno è dell'architetto monregalese Lorenzo Bertone.

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Per chi fosse interessato al catalogo della nostra piccola mostra, è disponibile in PDF da qui:

http://cuneiforme.wordpress.com


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