Intermezzo - Giorno X


"Elementare, Watson. In realtà la cavallina storna è... Il principe Torlonia!"


"Ebbene sì, maledetto Pascol! Volevo vendere la fattoria di Ruggero per costruirvi un Luna Park...
e ci sarei riuscito, se non fosse stato per voi ragazzacci!"

*

San Lorenzo, io lo so perché tantodi stelle per l'aria tranquillaarde e cade, perché si gran piantonel concavo cielo sfavilla.
Ritornava una rondine al tetto:l'uccisero: cadde tra i spini;ella aveva nel becco un insetto:la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tendequel verme a quel cielo lontano;e il suo nido è nell'ombra, che attende,che pigola sempre più piano.
Anche un uomo tornava al suo nido:l'uccisero: disse: Perdono;e restò negli aperti occhi un grido:portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,lo aspettano, aspettano in vano:egli immobile, attonito, additale bambole al cielo lontano.
E tu, Cielo, dall'alto dei mondisereni, infinito, immortale,oh! d'un pianto di stelle lo inondiquest'atomo opaco del Male!

*
Giovane Pascoli.

Chiamarsi Lorenzo ha come vantaggio il fatto che gli amici si ricordano del tuo onomastico.

Merito certamente dello sciame meteorico delle Perseidi, che attraversano il nostro cielo nel giorno del martirio del mio santo omonimo.

Merito quindi anche dell'arcidiacono Lorenzo, che risponde ai torturatori che lo fanno alla griglia "manduca, iam coctus est" e vince, diventando patrono degli intellettuali e dei cuochi (ovviamente, tutto l'episodio è apocrifo).

Ma il merito principale, in tempi recenti e in Italia, va soprattutto, credo, a Giovanni Pascoli, e alla sua poesia "X Agosto".

Non l'ho ancora omaggiato adeguatamente su questo blog, tranne uno svogliato post nel 2011 e una citazione sullo studio sui Vampiri Italiani (per una poesia dove sostiene, metaforicamente forse, che Gaetano Bresci è un vampiro).

Ma adesso, che sto per riprendere la gloriosa professione di insegnante d'italiano negli istituti superiori, mi pare giusto prepararsi con un approfondimento tematico.

*


I documenti di arresto della questura di Bologna.

Pascoli nasce il 31 dicembre del 1855 a San Mauro in Romagna (che cambierà nome in San Mauro Pascoli in suo onore) figlio di Ruggero, il tenutario de "La Torre" dei latifondisti Principi Torlonia.

Il 10 agosto 1867 il dodicenne Pascoli ha il suo Bar Mitzvah personale: anonimi assassini uccidono con una fucilata il padre mentre torna a casa.

A un primo livello si finge sia un delitto politico, braccianti adirati con il "servo dei padroni"; ma in realtà dietro c'è il boss Pietro Cacciaguerra (un nome programmatico), che prende il posto di Ruggero come fattore. E forse lo stesso principe Torlonia, che non poteva non sapere, agli occhi dei moderni PM letterari, sempre alla ricerca del pezzo grosso.

*

San Lorenzo, io lo so perché tantodi stelle per l'aria tranquillaarde e cade, perché si gran piantonel concavo cielo sfavilla.

Si parte subito col contrasto tra l'occasione teoricamente lieta di San Lorenzo e il suo ruolo di epicentro tragico per la vita del poeta. Ecco quindi che si sottolinea l'elemento della "caduta" delle stelle, la Falling Star che anticipa la caduta del padre ("arde e cade"), e poi le faville ("sfavilla") della graticola del santo diventano lacrime (gran pianto). Un pianto di fuoco, con bell'ossimoro implicito. L'occasione festosa è volta in tragica, con la suspense del poeta che sa perché l'evento è mortifero (in fondo, è occasione di un Martirio).

Ritornava una rondine al tetto:l'uccisero: cadde tra i spini;ella aveva nel becco un insetto:la cena dei suoi rondinini.
Ora è là, come in croce, che tendequel verme a quel cielo lontano;e il suo nido è nell'ombra, che attende,che pigola sempre più piano.

La similitudine naturale con la rondine mette al centro la metafora del "nido", cruciale nell'opera del poeta. Notare che, in un chiasmo, la rondine torna al suo "tetto", come l'uomo torna al "nido". La Rondine è cristologica, agonizzante "come in croce", ma anche le spine, che connesse all'immagine del Nido evocano la corona di spine del Crocifisso. Il nido "che pigola sempre più piano" è immagine abbastanza agghiacciante. Il verme, però, non è un insetto. Anche Omero ogni tanto dorme. L'uccello paragonato a Cristo per definizione è il Pellicano, simbolo caro ai Rosacroce, che secondo il mito si squarcia il petto per offrirne in pasto ai propri figli. La rondine, tuttavia, richiama maggiormente un piccolo uccello, quale il Ka egizio o la colomba dello Spirito Santo. 
(Oltretutto, in araldica la "coda di rondine" è un tipo di terminazione di un decoro. "una rondine, come in croce": una croce con terminazioni a coda di rondine: la croce templare.)

Anche un uomo tornava al suo nido:l'uccisero: disse: Perdono;e restò negli aperti occhi un grido:portava due bambole in dono.
Ora là, nella casa romita,lo aspettano, aspettano in vano:egli immobile, attonito, additale bambole al cielo lontano.

Perfetta corrispondenza tra le due strofe: nel padre tornano gli elementi cristologici che completano quelli della rondine: se la rondine è coronata di spine e in croce (aspetti fisici), egli perdona i suoi assassini e spira con un grido ("Abbà, Padre!"). Porta con se due bambole, che data l'insistenza cristologica fanno pensare alle tre croci del golgota. Sono ovviamente due doni per le due sorelle, anch'esse "crocifisse" in quella morte del padre. Pascoli non si include nell'evento drammatico, poiché freudianamente si sostituisce al padre: dopo la morte vi è la resurrezione della figura paterna in Pascoli stesso. Il padre crocifisso, del resto, indica le bambole, e simbolicamente le figlie, al Cielo, dunque simbolicamente al Padre che è sopra di lui, in una sequela ininterrotta (egli si appresta, del resto, a cessare di essere il Padre terreno e divenire il padre a livello celeste, mentre il figlio gli subentra su questa terra).

E tu, Cielo, dall'alto dei mondisereni, infinito, immortale,oh! d'un pianto di stelle lo inondiquest'atomo opaco del Male!

Il Cielo, divinità assente, osserva dall'alto di mondi sereni (perché privi di vita), infinito e immortale, l'eternità dell'universo increato (concetto pagano, non cristiano). E la risposta è il "pianto di stelle" evocato all'inizio, che inonda la terra, l'atomo opaco del male, con definizione geniale che sottolinea la dimensione minuscola, in prospettiva cosmica, della vita e quindi del male. Minuscolo e tuttavia centro dell'universo, atomo, punto, ma punto fijo, umbilicus mundi, su cui converge il pianto muto delle stelle.

*

L'anno dopo, nel 1868, la madre muore di crepacuore.
(l'incredibile fortuna dei poeti italiani è una ragione che li fa amare particolarmente da parte degli studenti).

Pascoli si butta sugli studi, nel 1873 dà la maturità col granmassone Carducci (che non le faceva solo a Mondovì, evidentemente) che riconosce in lui della stoffa poetica ed esoterica; e diviene suo pupillo all'Ateneo bolognese. Socialista, scrive un'Ode al nichilista Passannante per un tentativo di far fuori Umberto I, il primo attentato di casa Savoia, nel 1878. La distrugge subito, però, preda probabilmente delle paranoie dell'inconscio (il regicidio è il supremo parricidio, kinslayer e kingslayer si somigliano).

Passannante è mandato all'ergastolo, dove la pena afflittiva durissima è tale da condurlo alla follia, e dodici anni dopo per Gaetano Bresci il Pascoli avrà parole di fuoco, descrivendolo appunto come un vampiro.

Ma il gran maestro Carducci vigila e sorveglia, e trae sempre l'allievo fuori dagli impicci. L'autore dell'Inno A Satana non si scandalizza per un po' di fascino giovanile per i regicidi. nel 1882 il Pascoli si laurea, e viene contestualmente iniziato alla massoneria di cui il Magister è sommo esponente.

Inizia la carriera d'insegnante nei licei, e con l'acquisita autonomia economica può coagulare un nuovo nido famigliare attorno a sé e ad un Edipo grosso come una casa.




Pascoli e le sue sorelle. Al centro anche dei suoi disegni (castigati).
Fossi in te mi concentrerei sulla poesia, Giovanni.

Siamo nel 1885, la sorella Ida ha 19 anni, Maria 17. Pascoli ricrea un microcosmo famigliare dove i ruoli sono assegnati: lui è il padre, che Cacciaguerra ha ucciso per lui, Ida la madre Giocasta, e Maria confinata al ruolo di figlia.

Fu vero incesto? I posteri non sono riusciti a scrivere l'ardua sentenza.

Lo psicologo cattolico Andreoli dà questa scientifica lettura dei fatti:

"Nella poesia «Donando un anellino a Maria» una dedica sospetta: «Ida e Giovanni a Maria. Alla nostra piccola consolatrice e figlia».La situazione è vissuta in un clima di idillio, ma sfocia nella tragedia, perché da fantasie e sublimazioni si passa ai fatti. Con il tempo comincia a circolare un' aria di sospetti nel trio: Maria, l' isterica di casa, monta la guardia per fare in modo che Giovanni fratello-padre e Ida sorella-madre non possano avere spazi per un' eccessiva intimità. Andreoli non porta in verità prove schiaccianti, ma si dice sicuro che il rapporto tra Giovanni e Ida fatto di complicità e segrete intese svolti in un rapporto carnale vero e proprio. 


(dal Corriere)

Questa caritatevole visione sarà forse legata all'agnosticismo (o forse allo gnosticismo?) massonico del Pascoli, che scriveva:

"io sento che le religioni, compresa la più pura di tutte, la cristiana, sono per così dire, Tolemaiche."

Ovvero, era necessaria una rivoluzione copernicana: non guardare più al Divino dal limitato e opportunistico punto di vista dell'Uomo.

E le sue ricerche ermetico-galileiane Pascoli le faceva: nel 1888, anno simbolico quant'altri mai, pubblicava la sua "Minerva Oscura", dedicato a Dante nella ambigua (e femminile...) definizione dell'allievo Boccaccio.

Dante Alighieri son, Minerva oscura
D’intelligenza e d’arte, nel cui ingegno
L’eleganza materna aggiunse al segno
Che si tien gran miracol di natura.                         
L’alta mia fantasia pronta e sicura
Passò il tartareo e poi ’l celeste regno,
 E ’l nobil mio volume feci degno
Di temporal e spirital lettura.                                  
Fiorenza glorïosa ebbi per madre
Anzi matrigna a me pietoso figlio,
Colpa di lingue scellerate e ladre.                          
Ravenna fummi albergo nel mio esiglio;
Et ella ha il corpo, e l’alma il sommo Padre
Presso cui invidia non vince consiglio. 

Intanto pubblica Myricae (1891), la prima silloge poetica.


Alla fine gli resta solo Mariù. Pare invecchiato di trent'anni.

Nel 1895 tutto va in pezzi. Maria sorprende i due e li svergogna. Il gioco ambiguo non può più dunque continuare e viene deciso un taglio netto a una situazione insopportabile. Ida sarà costretta a prendere marito e per Giovanni si apriranno le porte dell' inferno: il senso di perdita del suo oggetto d' amore sarà soffocato nell' alcol, in una scelta che Andreoli non esita a definire di «suicidio» programmato."

Nel 1897, mentre si avvia sulla sua personale Road To Hell, Pascoli spiega il significato con la sua poetica del Fanciullino, mito dell'Inner Child ben più complesso della versione alla Cirilli che ci hanno raccontato. L'Inner Child è l'Adam Kadmon interiore, il Primo Uomo che non sa nulla e quindi può tutto, può dare il nome alle cose.

Scolasticamente, è ovvio, non si può andar oltre al "Voglio Tornà Bambino" delle repliche di Zelig Circus.

egli è l'Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente. Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose. Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola, e al contrario. 
Impicciolisce per poter vedere, ingrandisce per poter ammirare. Né il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo, ma prodigo anzi, come di chi due pensieri dia per una parola. E a ogni modo dà un segno, un suono, un colore, a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta.

Tu sei il fanciullo eterno, che vede tutto con maraviglia, tutto come per la prima volta. 

Tu sei ancora in presenza del mondo novello, e adoperi a significarlo la novella parola. Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo. E in ciò è il mistero della tua essenza e della tua funzione. Tu sei antichissimo, o fanciullo! E vecchissimo è il mondo che tu vedi nuovamente! 



Almeno Pascoli si consola divenendo un Gran Barone massonico.

Dopo dodici anni dal primo studio dantesco, con Carducci che legge e nicchia - troppa poca massoneria, figliolo - Pascoli ci riprova con "Sotto Il Velame" (1900), dove cita direttamente Dante.

« O voi ch’avete l’intelletti sani
Mirate la dottrina che s’asconde
 Sotto il velame delli versi strani! »

E infine "La Mirabile Visione" (1902).





Grazie alla trilogia ermetica Carducci lo pone come suo erede alla cattedra universitaria di Letteratura di Bologna, nel 1906. Il Magister prende il Nobel e schiatta l'anno successivo: la transizione al giovane padawan è completa.

Poeta Vate nominato dell'Italia decadentista, lo sfidante D'Annunzio ne contende però vittoriosamente il titolo con lo stile più flamboyant, le imprese erotiche ed eroiche, la figura plastica e le costole mancanti.

Pascoli lo imita pallidamente nel bellicismo retorico con "La grande proletaria s'è mossa" (1911), in cui propugna la conquista della Libia a fianco degli altri nazionalisti. Ma D'Annunzio fa girare Cabiria (1912) allo stagista Pastrone, poi scrive due didascalie, se ne prende il merito lui ed ha creato il primo kolossal: non c'è storia.

Pascoli muore lo stesso anno 1912, a soli 56 anni, di cirrosi epatica per il troppo bere, particolare dissimulato dalla sorella-figlia Mariù, così come le simpatie giovanili per il kingslayer Passannante e l'appartenenza alla massoneria.

I massoni invano cercano di appropriarsene: la sorella l'ha ormai venduto alla pars clericale, che di lui fa un nuovo campione dell'innocenza cristiana, con una falsificazione simile a quella manzoniana, ancor più vistosa (del resto, se aspettava ancora un dieci anni, la sorella poteva trovare qualcuno di peggio a cui vendere le sue memorie. E ci sono sorelle che hanno fatto ancora di peggio).

Così Pascoli piace alle maestre manzoniane più del suo maestro, amato dai professori carducciani. Le scuole elementari si infarciscono di cavalline, rondinini, valentini vestiti di nuovo, ovviamente presentati nella loro scintillante apparenza esteriore. Ma sotto l'apparente serenità bucolica pulsa una vena di inquietudine decadente. E' l'estate fredda dei morti. Se il Manzoni, per esser colto nella sua complessità, richiede una lettura colta, attenta, raffinata, Pascoli parla con l'immediatezza della poesia. Corrode subito, insuffla immediatamente il veleno decadente nelle pelli innocenti dei suoi giovani lettori.

*

E di qui in poi per me è Madeleine, ricordo personale, disegni coi pastelli a cornice di testi di liriche diligentemente copiati sotto dettatura, dove pur nella remota infanzia si coglieva che lì davvero pulsava una vita malata, che cielo e terra si mostravano quali erano sotto il lampo fulmineo di quelle battute rapide e immediate. E poi gradatamente, tramite medie, liceo, università, specializzazione, il veleno della decadenza che appare sempre più nel suo splendido terrore, tra il "Materiale e l'Immaginario" che, s(t)olido nel suo marxismo, liquida le letture psicanalitiche come "oltranza critica" e il baronissimo della specializzazione, ferreo cultore delle tre corone, riconosce a denti stretti che lì c'è del genio, in modo ovviamente obliquo e quasi involontario, riconoscendogli malgré soi la reinvenzione del linguaggio ("Pascoli... che poi, a voi Pascoli sembrerà tradizionale, ma pensate che se lo leggesse Dante, direbbe, ma questo è un pazzo, non si capisce nulla...").




I miei 2 cent su Pascoli. Anzi, facciamo 2 euro.

E oggi Pascoli lo insegno, laureato in lettere come lui: io non ho avuto nemmeno il liceo, figuriamoci la cattedra universitaria e la posizione di Vate Nazionale (sia pure subito persa ai punti). Ho anche due sorelle, e mi auguro che anche sotto questo profilo le convergenze finiscano qui.





Post più popolari