Diabolus In Musica 2013

Fotografie di Lorenzo Barberis

Mostra dell'Artigianato numero 45 a Mondovì, anzi, come si è iniziato a dire da qualche tempo, Mostra dell'Artigianato Artistico, con un particolare accento sull'arte.

Indubbiamente una mostra di transizione, la prima firmata in un solo mese dall'associazione "La Funicolare" dopo la rinuncia degli storici "Amici di Piazza", fondatori della manifestazione.

Molto buone le mostre d'arte presenti, sottotono invece la presenza sempre più rada di espositori. Novità lo spostamento in orario serale, 18-23, con una contrazione oraria rispetto al solito 16-24.


E secondo anno di "Diabolus In Musica", l'evento artistico della Mostra Off, presso l'antico albergo di Piazza, al numero 77 di via Vico, proprio prima dell'imbocco della mostra ufficiale. Un evento nato come Jam Session artistica tra autori di diverse ascendenze, ma accomunati da un mood pittorico che potremmo definire, in un certo senso, "jazzistico": vuoi per la vicinanza ai temi dell'arte astratta nata e cresciuta in parallelo al jazz, vuoi per una disponibilità all'improvvisazione, alla sperimentazione, al melange autoriale. Una mostra forse anche dissonante, naturalmente, per l'eterogeneità consueta degli autori coinvolti, al di là di questo tratto comune: e da qui il riferimento al Diabolus In Musica, il tritono, l'accordo dissonante proibito agli inni sacri, nel segno della dissonanza e della contaminazione.


Ospite Fabrizio Curti, come al solito, con i suoi disegni a tema jazzistico vero e proprio.





Presenti, come l'anno scorso, anche Lorenzo Barberis - il sottoscritto - e Marco Roascio.
Io ho portato quattro pezzi pop dedicati ai Godmakers, i "creatori di dei", ovvero quattro modelli archetipi di divinità junghiane. Buddha, l'Illuminato, Isis, la grande madre, il capro Pan come antesignano della figurazione diabolica (quarto inconfessato membro della quadriade junghiana, che riscrive la trinità) e infine l'Occhio onniveggente nel Triangolo.



La cosa interessante è che la location presentava una vecchia croce in ferro, direi ottocentesca, di piccole dimensioni, che per forma ricorda la croce dei Rosae+Crucis, tanto più che sul retro presenta una piccola rosa centrale. Certo, ufficialmente potrebbe essere una stilizzazione della corona di spine (magari con al centro il Sacre Coeur), ma per un artigiano massonico potrebbe essere anche un modo di dissimulare qualcosa di più. Di fatto, è sostanzialmente identica (oltre alle terminazioni trilobate abbiamo i quattro punti che corrispondono ai quattro pentacoli).





Marco Roascio presente anch'egli con quattro pezzi, su cui spicca questo "Inner Circle" di forma circolare, quasi allusione ad una "cerchia interna" segreta di artisti legati al misterioso Fuori Mostra.
Roascio tuttavia era assente, impegnato in un evento ad Helsinki, giustificato da uno dei suoi consueti giochi cabalinguistici:

"Non ci sono per via della maratona a HELSINKI il diciassette"

diventa: 

"Ti lesinai L'arte !  Sono al Nord e scavalco  spediti Keniani !"



New entry nell'esposizione lo storico Gianni Bava, anzi, John Bava come l'abbiamo sentito definire dal pubblico della manifestazione. Bava porta quattro pezzi relativi ai suoi studi sui grandi classici della letteratura fantastica: abbiamo un omaggio a Lovecraft, uno a Philip Dick, uno all'Urlo di Ginsburg e uno all'Ombra dello Scorpione di King, a disegnare un'inquieta topografia del fantastico.



Davanti alla mostra, le consuete locomotive parcheggiate come veicoli alternativi danno al tutto un vago sapore steampunk.


















Inoltre, lì vicino, in una stanza privata dello stesso, un gruppo di musicisti prova le proprie canzoni.
La musica che filtra dalle finestre diviene un ideale accompagnamento sonoro della mostra, la jam session musicale contrappunta la jam session artistica dei quattro pittori.

Il vero evento, in un certo senso, in grado di attirare frotte di visitatori incuriositi dalla misteriosa musica che proviene dagli anfratti dell'antico palazzo dove il Carducci compose i suoi versi su Mondovì.
Poiché come al solito il vero evento è quello che ufficialmente non avviene, la mostra non esposta, il concerto non suonato.







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