Nice To Meet You - Day 3




Nizza - Day 3.

Terzo giorno, Museo Chagall. Sulla strada, a metà di rue Medecin, sosta presso la Notre Dame neogotica del 1860, quella costruita in fretta e furia per francesizzare Nizza dopo averla ottenuta da Cavour. Accanto sorge un bel palazzo dai vetri a specchio, un contrasto che fa molto cyberpunk.



Lì davanti c'è la FNAC, dove compriamo la guida della città cui si fa riferimento in questi post nizzardi, giusto per andare un filo oltre a wikipedia o Treccani online ("Nice, Le Guide" di Memoires Millenaires, editore nizzese con tanto di dotcom).


Poi divergiamo dal centro verso il periferico museo.



Sulla strada, qualche foto ai bafometti, giusto per non smentire una mia antica fissazione per i mascheroni (meno di una volta, però).


Il Museo Chagall... bello, indubbiamente. Anche se, come al solito, i musei monotematici risultano sempre un po' ripetitivi. Comunque i quadri del nostro sono indubbiamente belli, e io sono un fan dell'Asher Lev di Chaim Potok, quindi mi sembrava un omaggio dovuto.


Forse la cosa più interessante è il metafisico auditorium a vetrate blu su disegni dell'artista, restaurato col contributo di una megacorporation giapponese che ora non ricordo (per restare in tema di cyberpunk).


Confraternita della Misericordia.


Palazzo di Giustizia

La sera, giro nella vecchia Nizza, infestata di ristorantini. Il nucleo barocco-italiano della città, teoricamente, ma un barocco fortemente rimaneggiato nell'Ottocento nelle facciate di chiese e palazzi, forse anche per rimuovere quanto rimaneva dell'italianità del centro storico, per la rabbia di Nietzche che adorava la città originaria.




Comunque il centro è caratteristico e piacevole da visitare. Ritrovo anche l'atelier storico del fotografo Martinetti, omonimo della mia famiglia materna (ora gli stalker potrebbero rubarmi le password in cui seguissi il livello di sicurezza standard...) di cui avevo già visto alcune foto nei vari musei.





La cattedrale di Santa Riparata, nuovamente, non è particolarmente interessante. Anche qui, assediata dai tavolini dei locali, con l'avanguardia di freaks - questi del tipo simpatico, beat generation fuori tempo massimo - asserragliati sul portale.

Più interessante la figura di santa Riparata in sé, nome evidentemente simbolico "riparata" dalla fede: anche se poi mica tanto sul piano materiale. Fanciulla nobile di Cesarea in Palestina (la nuova capitale della Giudea dopo la distruzione di Gerusalemme), si rifiuta di venerare gli dei durante la persecuzione di Decio (250 d.C.), viene torturata e poi uccisa con un colpo di grazia alla nuca (spesso si parla, erroneamente, di decapitazione).


Bernardino Daddi, allievo di Giotto (1350): Santa Reparata torturata.




Un po' di statue devozionali, sei-settecentesche? (non è decapitata, ovviamente).




Reparata Decollata di Hercules Trachel (pittore nizzardo, 1820 - 1872).
Probabile fonte dell'attuale errore.





Altro martirio di Reparata, di probabile anonimo ottocentesco nizzese. Possibile sia il modello copiato svogliatamente da Hercules: la santa qui appare correttamente bastonata, ma un copista distratto potrebbe ritenere che la spada è "fatta male", e infatti anzi Hercules la disegna bella nitida e distinta.

Dopo la morte, il corpo viene messo su una barca e lasciato alla deriva, e come avviene di molti santi, miracolosamente giunge in una città portuale che ha giusto bisogno, come protettore, di qualcuno che scampi in modo rocambolesco alla più grande tomba del mondo, il mare.

Curiosamente, Riparata era anche l'antica patrona di Firenze, da cui la presenza in vari autori di primo piano del gotico e del rinascimento fiorentino; e forse per questo il nostro hotel era dedicato a Florence.


La chiesa gesuita, l'avvio del barocco nel 1650, anche qui non è molto interessante sotto il profilo storico artistico, anche per i pesanti rimaneggiamenti.



Non male, invece, per la sottile ironia sul sacro tipicamente francese, il ristorante di Gesù davanti alla chiesa del Gesù, con tanto di cartello che ci ricorda, giustamente, che "Gesù riposa la domenica" e che il sonno dei vicini è "sacro". Il menu, invece, non presenta giochi di sorta. Che va bene scherzare, ma quando si passa alle cose serie...




Entrato nella chiesa, un banchetto di varia oggettistica devozionale sembra rievocare il tema dei mercanti del tempio, anche perché è così simile, in fondo, alle collanine della simpatica freak stazionante sul sagrato della cattedrale.


Tornando a casa, non possiamo fare a meno di notare un particolare teoricamente scollegato da Nizza (ma tutto si tiene): la catena di scarpe Mephisto ha adottato un logo identico a quello che avevo ideato per Margutte.com, la nostra rivista online. Poi si è preferito coinvolgere un grafico professionista che ha fatto indubbiamente un lavoro egregio; ma mi conferma che la scelta grafica di trasformare la M in un elmo era azzeccata. Almeno per le pubblicità delle scarpe.




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