Nice To Meet You - Day 1




Bisogna ancora avere un caos dentro di sé per generare un'Etoile danzante. Nice.

(Fotografie di Lorenzo Barberis).

Nice to meet you
Hope you guess my name 
But what's puzzling you 
Is the nature of my game...


Immancabilmente, verso la metà d'agosto scattano su questo blog i post sulle vacanze estive.

Quest'anno è stata la volta di Nizza, Nice in francese, da cui il titolo del post, gioco di parole carpiato che non si limita a giocare sul doppio significato del nome (Nice, in inglese, è "piacevole" con varie sfumature di senso), ma cita anche, variandola, una famosa canzone dei Rolling Stones a cui sono particolarmente affezionato e, noto ora, potrebbe diventare una variazione del famoso "enigma monregalese": "Al mondo vi sono molte città: / una ve l'ho già detta, quale sarà?" ("spero che indovini il mio nome", dice il testo, "ma quello che ti lascia perplesso è la natura del mio gioco"...).

Dall'1 al 7 agosto, come a Lione nel 2012, presso l'hotel Florence (richiamo a Firenze, viaggio del 2011...) in una traversa della centrale Rue Medecin, a due passi dal Place Massena, davanti al megacentro commerciale di Nice Etoile.

Provvidenziale dato il caldo africano che ha colpito anche la Francia, con titoli in prima pagina su Parigi a 38 gradi. E anche per il discreto numero di fricchettoni e punkabbestia che infestano la città, folkloristici in una piazza affollata di turisti, anche se talvolta molesti, ma meno divertenti se incontrati fuori dal centro (più flics, meno freaks, cari cugini).



Il primo giorno, preda del caldo infernale, ci permettiamo solo una passeggiata serale per Place Massena e sulla Promenade. La massonica Place Massena, dedicata al valoroso vice di Napoleone, si distingue per le geometrie inquietanti della sua scacchiera.




 L'immagine insistita è quella del Museo Diffuso, richiamata anche dai quadretti impressionisti della città che ricorrono qua e là, mettendo a confronto ieri ed oggi di scorci celebri conclamati.




In sincrono anche i negozi, che allo sfarzo uniscono una certa creatività, come in questa recente apertura degli Illuminati Rettiliani in città (dopo il mio scatto, anche altri turisti si son dati a fotografarlo, colpiti effettivamente dalla singolarità dell'immagine).



Anche gli artisti da strada, con le loro numerose, signorili sculture viventi dai soggetti solitamente abbastanza originali, contribuivano a questa surreale aria museale della città. Qui l'uomo-statua spicca sullo sfondo di un tram ultramoderno, l'unico veicolo consentito in centro. Elemento, questo, che dà alla città una sua aria cyber (che i fricchettoni completano giustamente in cyber-punk).


Chopin


Una deviazione verso la Promenade ci conduce di fronte allo sfarzo dell'Opera del 1885, portale d'accesso alla Vecchia Nizza che per ora saltiamo.


Avviandoci alla Promenade, troviamo la casa di Matisse, a cui è dedicata, scopriremo girando per Musei, quest'estate culturale nizzarda (ogni polo museale presenta un'esposizione dedicata al nume tutelare dell'arte di qui).

Anche in Promenade non mancano i rimandi all'interpretazione artistica.
Vorremmo aspettare il tramonto per fotografie da cartolina, ma la stanchezza vince e ripieghiamo su Place Massena.



Le statue sono tutte azzurre per una bizzarra coincidenza: normalmente i colori sono cangianti.





La notte in Place Massena permette il trionfo delle statue luminescenti di Jaime Plensa, coi loro colori cangianti. Un'allegoria dei sette continenti (probabilmente, si sdoppia l'America e si inserisce l'Antartide, credo) che va a significare allusivamente che Nice è il centro del mondo.


Anche il rientro in Rue Medecin offre lo spunto per una foto comparativa con tanto di quadro impressionista. E così il Day One di Nizza è finito.

Qui sotto una breve guida esoterica alla città. Nei prossimi giorni, le puntate seguenti.

*

Nice deriva ovviamente il suo nome da Nikeia, città consacrata dai coloni di Massilia alla vittoria sui Ligures nel controllo della Costa Azzurra, a cui consegue la fondazione della città.

Nel medioevo, Nice passa sotto la tutela dei Savoia nel 1388, lo stesso anno che Mondovì ottiene l'ambito titolo di città. La dinastia sabauda ottiene così l'ambitissimo sbocco al mare, con un porto di primo livello. 

Si sviluppa così la città vecchia, la Vieux Nice vicina al porto. I gesuiti vi importano il barocco nella loro Chiesa di San Giacomo, nel 1650. Lo stile dominerà il sei e settecento della città, influenzando la bella cattedrale dedicata a Santa Riparata, la protettrice della città (la sua testa decollata vi sarebbe giunta dall'Africa del suo martirio a bordo della barca su cui era stata posta) e le numerose confraternite di penitenti, per cui Nizza si distingue: abbiamo penitenti bianchi, rossi, neri e blu, in un complicato intreccio di incappucciati paramassonici.

L'estetica barocco si estende subito anche all'edilizia laica, come nel magnifico Palazzo Lascaris-Ventimiglia (seconda parte del nome solitamente trascurata) del 1657, la più imponente delle ricchissime dimore signorili del centro storico.

Sempre più contesa dalla Francia che non vuole enclaves oltre i confini naturali delle Alpi, ma difesa con le unghie e coi denti dai duchi e poi dai re sabaudi, nel 1858 Nizza viene infine immolata, assieme all'originaria Savoia, agli accordi segreti di Plombieres, con cui Napoleone III garantisce appoggio ai maneggi di Cavour. 

Si sacrifica così anche la patria di Garibaldi, che vi era nato nel 1807. Il mio libro di storia delle elementari, che conservava ancora un po' di quella bella retorica patriottarda ormai cancellata, purtroppo, dal '68, si soffermava con dovizia di svenevolezze sul supremo sacrificio dell'Eroe che, per salvare la Grande Patria, accetta il sacrificio della piccola patria sua. Nacque anche un irredentismo nizzardo, pur minoritario; per parte loro, invece, i francesi celebrano brillantemente Garibaldi in una grande e bella piazza vicina al porto, ovviamente come figura international di "Eroe dei due mondi".

Naturalmente, non appena ottenuta la città, nel 1860, i cugini d'oltralpe provvidero subito ad edificare una maestosa Notre Dame nel bel mezzo della via maestra, l'attuale Rue Medecin, ispirata fortemente alla Notre Dame de Paris in modo da francesizzare il più possibile la città, mettendo tra parentesi il barocco italianeggiante della città vecchia.

La Promenade Des Anglais, l'icona stessa della città (appare anche in "Bastogne" di Brizzi, è l'occasione per rileggermelo), inizia ancora nell'età italiana, cosa su cui ovviamente le guide francesi glissano. Il luogo era in effetti turistico fin dai tempi del Grand Tour, per la bellezza pittoresca dei luoghi ma anche per il valore salvifico delle sue acque, celebrato dallo scrittore e medico inglese Tobias Smollett, nelle sue lettere del 1764, che fanno di Nizza probabilmente la prima meta esplicita di turismo balneare.

Nel 1822 un pastore anglicano (probabilmente massone) assieme ai suoi "confratelli" avvia l'opera di formare una passeggiata, che nel 1844 prende così il nome di Promenade des Anglais. Nel 1856 arrivano i russi, con una missione diplomatica dell'imperatrice Alexandra. Comprensibilmente si innamorano del posto e, nonostante l'ostilità dei cattolicissimi Savoia (ricorda puntigliosa la guida francese), avviano nel 1858 la costruzione di una monumentale cattedrale russa, completata nel 1912 sul modesto modello di San Basilio di Mosca.

Il vero sviluppo, in effetti, avviene quando, nel 1864, per celebrare la francesizzazione, si procede a rendere carrozzabile l'intera via. nel 1867 apre il primo Casinò; iniziano ad aprire i grandi alberghi, si ricostruisce una fastosa Opera (1885), dopo che quella storica era andata a fuoco nel 1881.

Giunge inoltre in città un ospite poco ricordato, un convitato di pietra come Nietzche, che dichiarerà il suo amore per la città, secondo forse solo a Torino, ritornandovi dal 1883 al 1889. Ma è certo singolare l'omofonia tra Nietzche e Nice, elemento pregnante di significato che certo non sarà sfuggito al filosofo, attento a queste sincronicità. Tuttavia, come è ovvio, Nietzche cercava in Nizza l'Italia, non la Francia, e infatti dichiarava: "La parte francese di Nizza mi è insopportabile, e forma praticamente uno sfregio in questo splendore meridionale; ma c'è però anche una città italiana: è là, nei quartieri più antichi, che ho preso alloggio, e quando sono obbligato a parlare, è in italiano: è come trovarsi nei bassifondi di Genova." La mia guida, non a caso, lo ricorda nel mazzo degli "scrittori della città", includendolo in una lista che, a parte lui, include solo eminenti carneadi di terza fila.

Sono gli artisti, invece, a scegliere la città, centro di quella Costa Azzurra che è il grande atelier a cielo aperto delle avanguardie storiche. Passano in città Picasso, Cocteau, Leger, Dubuffet; Chagall e Matisse ci si fermano a lungo, guadagnandoci un Museo. 

Nel 1912 intanto è completata la cattedrale russa; l'anno dopo apre il Negresco, che diverrà il primo hotel di Nizza. Le sorti della città seguono quindi quelle alterne dell'Europa della Belle Epoque: crisi dopo il 1917, che crea una certa crisi nel turismo di nobili russi; ripresa nei ruggenti anni '20 e '30 e nuova crisi con la guerra mondiale, fino alla crescente prosperità postbellica.

Merito, evidentemente, anche dell'autocrazia assoluta dei Medecin, il padre Jean (1947-1965) e il figlio Jacques (1966 - 1990), ininterrotti sindaci della città per tutta la seconda metà del secolo breve. Nizza ha infatti dedicato loro la via principale, nonostante nel 1990 Jacques sarebbe, stando a Wikipedia, scappato con la cassa in Uruguay, per esservi poi estradato e incarcerato in Francia.

Come continua lo splendore turistico, così non cessa quello artistico: sorge la Ecole de Nice, non una scuola precisa (benché identificata sommariamente con una forma di Nouveau Realisme) ma un clima culturale, un humus dove prospera la star Yves Klein, e poi Arman, Sosno, Venet, delle cui opere la città si è intelligentemente adornata, creando un museo a cielo aperto che unifica in una rete i musei - a gran prevalenza modernisti - di cui la città è ricca (seconda in Francia solo a Parigi).





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