I Misteri di San Bernardo (Delle Forche)





Visita guidata a S. Bernardo delle Forche.


"Ad Avignone sono stati esposti crocifissi con Gesù inchiodato per una mano sola, mentre con l'altra tocca una borsa appesa alla sua cintura, per indicare che egli autorizza l'uso del denaro ai fini di religione..." (Umberto Eco, "Il Nome della Rosa", Bompiani 1980 p. 297)

Secondo post dedicato alla visita guidata che ho condotto alle cappelle gotiche del Ferrone, il mio quartiere.

San Bernardo delle Forche a Mondovì è una piccola cappella ad aula unica, chiusa da un nartece, che si trova sull'attuale Via San Bernardo, così rinominata proprio in onore della cappella. In origine la via era la via vecchia di Cuneo, e ancor prima la Morozzenga, via storica già attestata prima del 1000, che serviva di collegamento tra il centro di Vico e quello di Morozzo.

La via portava anche al monastero femminile cistercense di Pogliola, da cui probabilmente dipendeva la cappella stessa. A San Bernardo, comunque, sono dedicate almeno altre quattro chiese nel monregalese: a Priola, Pozzo, Torre Mondovì e Pamparato, attestate in "Arte nel Monregalese" dell'architetto Lorenzo Bertone, mio ex docente d'arte del Liceo e autore dell'ultima, autorevole sintesi degli studi d'arte monregalesi da cui questo articolo ha attinto per una prima sintesi.

Una datazione precisa della cappella, data la sua estrema semplicità architettonica, non è sostanzialmente possibile. Probabilmente, comunque, dopo la fondazione del monastero di Pogliola, che avviene tra 1173 e 1176, e certo prima dell'affrescatura, del '400. Il che ci spinge a una datazione tra '200 e '300, in parallelo dunque alla nascita della città di Mondovì.


San Bernardo delle Forche, facciata.

Gli affreschi di facciata sono decisamente tardi e non di particolare interesse artistico.
Notiamo una doppia datazione sopra la madonna di Vico, 1876 - 1981, che fa presupporre un'origine tardo-ottocentesca (in linea con lo stile) e un restauro - forse un po' pesante - del 1981.

A fianco della Vergine, San Bernardo, titolare della cappella, e San Rocco, protettore della peste che ebbe un'impennata nella sua devozione del corso del '600.

Il nome "delle Forche" discende invece dalla antica vicinanza col patibolo, situato in una posizione chiaramente visibile dalla collina di Piazza, il centro della città, fino a quando, nel 1573, i Savoia fecero edificare la cittadella a Piazza, e lo spostarono qui.


San Bernardo delle Forche, affresco centrale.

Gli affreschi interni, principale motivo di interesse della cappella, sono invece firmati da Antonio Dragone da Monteregale, che appone il suo sigillo sul manto di Santa Caterina, e sono collocati tra il 1473 e il 1478. I personaggi parlano attraverso cartigli con scritte in caratteri gotici, tecnica usuale della pittura dell'epoca, che anticipa il balloon dei fumetti (a San Bernolfo, il retablo invece anticipava, se vogliamo, la vignetta; mentre tutto il gotico, con l'uso del tratto di contorno, anticipa un elemento molto identificativo dello stile a cartoon).

Il fulcro del ciclo decorativo è la Lactatio Virginalis, un tema ampiamente sviluppato in ambito benedettino da Arnaud De Chartres, amico e discepolo di San Bernardo, che ebbe un ruolo cruciale nel sottolineare il ruolo di Maria accanto a quello di Cristo nella salvezza. Coerentemente, molti hanno trovato nelle pitture di Dragone, qui, un tratto provenzale (la Provenza fu un fulcro dell'azione anti-catara di Bernardo, ivi inclusa la fondazione dei templari, ad opera del suo parente Ugo de Payns).


La Lactatio Bernardi della Consolata di Torino

Nel mito bernardiano, in una mistica visione lo stesso Bernardo era stato allattato dalla Vergine, a indicare che egli aveva ottenuto il privilegio di bere dello stesso latte che aveva allattato Cristo, ottenendo per questo tramite la sapienza suprema che lo farà definire doctor mellifluus.

Il tema del Latte della Vergine, del resto, era attestato anche in Alchimia, dove assurgeva a simbolo della Pietra Filosofale dell'Albedo, una delle fasi della Grande Opera per produrre l'Oro Alchemico o l'Elisir di Immortalità. Tramite la Nigredo essa diveniva Rubedo, così come dal latte della Vergine si nutre il Salvatore che salva il mondo col rosso sangue del suo martirio.

Nell'alchimia simbolica, non operativa chimicamente, il senso era molto affine a quello bernardiano, indicando la sapienza della Sophia. Il tema era già pagano, con Giunone che allatta Ercole (per renderlo proprio figlio, anche se tale non è, essendo figlio adulterino del marito Zeus).


San Bernardo delle Forche, Santa Barbara.

Esaminando l'affresco centrale leggendolo da sinistra a destra, notiamo subito un gruppo di omini, raffigurati in piccole dimensioni, che implorano "Sancta Barbara Ora Pro Nobis", invocando la Santa associata usualmente alla protezione dalla morte violenta. Morte violenta temuta nel medioevo per l'impossibilità di effettuare una piena confessione ed ottenere l'estrema unzione, viatico perfetto per la salvezza eterna. Essi sono probabilmente i parenti del defunto, che si uniscono a lui nella preghiera sul letto di morte. Barbara riprende le loro parole e le soffia alle orecchie della Vergine.

Notiamo che, in queste figure come in tutte quelle successive, il cartiglio ha una doppia provenienza: viene dalla bocca, da cui sempre parte, ma è accompagnato dal gesto delle mani, che lo sorreggono, quasi abbia anche una consistenza fisica.



Antonio Concioli (1650 c.), Martirio di Santa Barbara. Evidenziata la tortura col fuoco al seno.

Rinchiusa in una torre dal geloso padre Dioscuro, Santa Barbara chiese tre finestre che le ricordassero la Trinità: si era infatti convertita al cristianesimo sull'esempio della madre. Il padre la consegnò dunque al magistrato romano, che la fece flagellare, la fece torturare ai seni e quindi la mandò a morte per decapitazione, come cittadina romana. Notiamo che la santa tiene la Torre, cui è associata, a coprirsi il seno, luogo del martirio. Una sottolineatura del seno che rimanda al tema della Lactatio Virginalis che predomina assolutamente nella cappella.


San Bernardo delle Forche, intercessione di Maria.

Un uomo morente - dato da alcuni come monaco, benedettino a questo punto - è disteso sul letto di morte, col diavolo che lo tira per un piede per trascinarlo all'inferno. Notiamo che il cartiglio di preghiera del monaco, che non riesco a decifrare, parte da una "cancellatura" posta sopra la sua bocca, e va alla vergine. Probabilmente è l'anima che va lasciando il corpo, come intuiamo dalla forma antropomorfa della cancellazione.


San Bernardo delle Forche, il diavolo

Rimossa probabilmente non a caso, ma per ragioni apotropaiche, come evocazione del concetto di "spirito" che non va mai sollecitato: ipotesi che viene confermata dal fatto che anche il diavolo che tira il defunto per i piedi appare cancellato.

L'angelo in veste azzurro e oro, con ali rosse, che prega - non richiesto - per il defunto è probabilmente il suo angelo custode; come per Maria, le sue preghiere vanno a Cristo, ma non all'orecchio, bensì (come anche poi per Maria) al costato, dove l'ha trafitto la Lancia di Longino: simbolo della divina passione, del sangue versato per noi.

La Vergine intercede quindi per il defunto mostrando al Figlio il seno scoperto con cui l'ha allattato. Un elemento, quello del seno di Maria, che ricorrerà tre volte nei tre affreschi della cappella, con una insistenza che è forse sottolineatura, forse evocazione rituale del potere divino, col tre, numero sacro per eccellenza.


San Bernardo delle Forche, Cristo che si tocca il costato. Figurazione unica.

 Cristo stacca dunque la mano destra dalla croce ed offre il suo sangue dicendogli le seguenti parole: Voluere quesso pater quod rogitat mea mater ("Vuoi accogliere o Padre quello che chiede mia madre"). Toccandosi il costato, ovviamente, duplica anche il gesto della Vergine, portando la mano all'altezza del seno, stabilendo una relazione tra i due sacrifici.

Voglio qui evidenziare una mia speculazione. Nel "Nome della Rosa" di Eco è messo in scena, tra l'altro, lo scontro sul pauperismo. Uno dei sostenitori francescani di tale tesi sostiene, come da citazione posta all'inizio, che ad Avignone - area quindi provenzale, e con tesi vicine a quelle dei benedettini di Chiaravalle - fossero attestati crocifissi di "Cristo Proprietario", per giustificare la ricchezza della Chiesa.

Naturalmente, benché il papa sostenesse che Cristo fosse proprietario e che possedesse anche una borsa di denaro (desumendolo dall'interpretazione di alcuni episodi evangelici, anche se il tesoriere del gruppo era in teoria Giuda), tale tesi appare spuria. Dato che Eco si è vantato di non aver scritto nemmeno una pagina del suo romanzo, riprendendo ogni dettaglio da fonti d'epoca, è probabile si tratti di propaganda avversa (di cui però non ho la fonte).


Il Romanino, "Cristo portacroce" (1638)

Molto diffusi, invece, specialmente in età controriformista, dipinti in cui si sottolinea la ricchezza della veste di Cristo. E' noto infatti che i soldati gliel'abbiano rubata giocandosela ai dadi per il suo valore: evento stigmatizzato come furto nei vangeli, fatto possibile solo se riteniamo la tunica proprietà di Cristo stesso. Da cui la legittimità della ricchezza del clero, Q.E.D.

Potrebbe esservi un'influenza di Cristo che si tocca il costato? Dato che, per pudore, il Cristo non è mai figurato interamente nudo, in una figurazione della stessa iconografia si potrebbe intendere che, nel portare la mano al fianco, peschi da una borsa. Nel caso di propaganda catara, si dovrà far riferimento ad opere più antiche, modello di quella di Mondovì. Ma essendo che Eco mescola piani temporali diversi in modo apocrifo, se fosse ad esempio un passo di propaganda protestante, potrebbe misinterpretare proprio il crocifisso monregalese.


San Bernardo delle Forche, "Cristo con la borsa"?

Anche perché qui, se vogliamo, il cartiglio potrebbe essere (volutamente) mal interpretato in questo senso, in quanto Cristo, nel toccarsi il costato, sembra anche raccogliere il cartiglio nella sua mano, a simboleggiare l'accoglienza della preghiera.

Aggiungiamo che il chiodo fisico che sormonta la croce fa supporre che, pur astenendosi nel modo più assoluto da una rimozione, il dipinto magari sia stato coperto in altre epoche con qualche quadro devozionalmente più corretto, magari appunto un crocifisso su tela nei dettami del concilio tridentino e della controriforma.


San Bernardo delle Forche, il diavolo

Anche il Diavolo presenta le sue rimostranze al Cristo, in un cartiglio che non sono riuscito a decifrare, anche perché cancellato per almeno metà. La parte terminale, la più leggibile, pare concludersi con un "Satanae Ade", o qualcosa di simile.

Le sue parole, però, giungono solo a metà strada, dove sono stoppate dal cartiglio di un secondo angelo, dalle ali azzurre, tonaca bianca, azzurro e oro. Un angelo celestiale, che duplica l'angelo custode e pare servire come ulteriore difensore d'ufficio. All'altezza del costato di Cristo giungono le sue parole, non quelle del Diavolo, che sono così annullate.


San Bernardo delle Forche, Dio Padre.

Dio risponde che nulla può rifiutare a tali intercessori A te petita dabis quo vis tibi nulla negabo ("A te darò quello che chiedi perché nulla posso negare"). Egli appare nella consueta figuazione barbuta, vestito di rosso che rievoca il martirio del figlio, e circondato di quelle schiere angeliche che Michelangelo tramuterà in un gigantesco cervello. A fianco della sua mano, oltre i due cartigli - quello che riceve, e quello che emette - troviamo anche il chiodo della croce, privato della mano di Cristo, che egli pare toccare con gesto benedicente. Il chiodo, qui puntuto come una freccia, è ulteriore simbolo del sangue versato nella Passione.


San Bernardo. "Mira quant'è il convento delle bianche stole!"

San Bernardo nella sua bianchissima tunica (altro rimando al latte di Vergine?) conclude la composizione, quale titolare della cappella. Curiosamente il suo cartiglio non va verso Cristo, ma dalla sua bocca verso il pastorale, dove stringe in pugno il sacro bastone e il cartiglio. Qui esso va a fermare un cartiglio proveniente da una ulteriore area cancellata. Appare probabile che anche qui vi fosse una figura diabolica, rintuzzata dal santo con espressione severa. L'elemento accentua l'impressione che il moribondo sia un monaco benedettino. Nell'Inferno, similmente, san Francesco tenta di salvare il consigliere fraudolento di Bonifacio VIII, Guido da Montefeltro, esponente del suo ordine: ma il diavolo ha la meglio in un duello verbale ("Tu non pensavi ch'io loico fossi!").


San Bernardo delle Forche, Madonna del Latte.

Sulla parete destra, a sinistra, vi è quindi una Madonna del Latte, coerente al tema generale. La Vergine siede su un trono di ferro, e la veste di rosso broccato appare impreziosita da fini ghirigori. Gesù Bambino presenta un rosso corallo, simbolo della futura passione (ricordata dal colore e dall'aspetto cruciforme) e della resurrezione (il corallo cresce infinitamente). 


San Bernardo delle Forche, San Bertolomeo

In un piccolo riquadro dorato appare San Bartolomeo, nel consueto aspetto eremitico. In una mano tiene un cartiglio totalmente bianco o cancellato tranne una lettera iniziale, mentre con l'altra ammonisce.
Potrebbe esserci un tema dello scetticismo confutato: Bartolomeo, invitato da Filippo a seguire Cristo, disse "Può venire mai qualcosa di buono da Nazareth?", ricredendosi dopo l'incontro col Salvatore.


San Bernardo delle Forche, San Tommaso e Santa Maddalena

Similmente San Tommaso, presente in un riquadro più grande con la Maddalena, è scettico dopo la fine, quando crede solo per aver visto. Per tale ragione diviene patrono dei geometri, degli architetti e degli agrimensori, ovvero "coloro che misurano". Tiene in mano un libro e una piuma d'oca, poiché ha scritto.

Gli sono attribuiti quattro diversi testi evangelici, poi resi apocrifi: un'Infanzia di Gesù, una raccolta di detti, un Vangelo esoterico in cui egli rivelerebbe la rivelazione segreta (rinvenuto a Nag Hammadi, nel 1945), e un'Apocalisse. La predilezione gnostica per Tommaso è legata, come al solito, dalla sua natura di indagatore: apparentemente condannata nei vangeli, per gli Gnostici è un bene, una doverosa tensione alla "conoscenza" che non si fa fermare dall'apparente ostacolo posto dal Maestro. La rivelazione, al centro anche dell'interessante film "Stigmate" (1999), è incentrata soprattutto sulla dimensione interiore del vangelo: "Il regno del cielo è dentro di voi".

Al suo fianco, troviamo la Maddalena, altra figura di particolare devozione gnostica. La santa è effigiata con i lunghi e mossi capelli biondi, e tiene in mano l'unguento con cui ha unto Gesù, rendendolo il Cristo o Messiah. Curioso siano associati in un solo riquadro, mentre Bartolomeo, scettico ma non gnostico, è separato. Probabile non vi sia nessun significato, anche se la cappella è certamente eterodossa, con la figurazione unica del Cristo che presenta.


San Bernardo delle Forche, San Cristoforo


Infine vi è l'enorme san Cristoforo, protettore dei viandanti, che invitava il pellegrino a fermarsi nella cappella, fuori da questo ciclo della crocifissione, in quanto egli è associato alla figura di Gesù Bambino, che egli aiutò a traghettare un fiume portandolo a spalla.


Archetipes Are Die-Hard.

Il manto blu della Vergine, e quelli rossi dei due santi, sono coperti da moltissimi graffiti, anche datati (il più antico è del 1482), che suggeriscono molti pellegrini e anche probabilmente spettatori delle esecuzioni.




San Bernardo delle Forche, Graffiti

Questi tre riquadri costituiscono un ulteriore "ciclo decorativo popolare" all'interno della cappella, e ci permettono di gettare un'occhiata sulla cultura grafica popolare dell'epoca. Emerge l'usanza di inserire, come firma, lo stemma della propria casata di appartenenza, tra cui spicca la riconoscibile balestra dei Cordero, in più punti. Spesso lo stemma appare associato a una data, di solito nella seconda metà del '500: ho rilevato 1556, 1564, 1566, 1570. A ridosso, curiosamente, dell'abbandono dell'uso del luogo quale posto dell'esecuzione capitale, che avvenne poco dopo il 1573, con l'istituzione della cittadella militare.

Le grafie più colte colgono l'occasione, invece, per una preghiera ai santi presenti nella cappella: "San Bartolomeo Ora Pro Nobis, Sancte Benedicte Ora Pro Nobis....". Anche le Croci paiono avere una funzione devozionale, in una sintesi differente da quella che ne proporremo adesso, ricca di dettagli e particolari (e in ambo i casi, col monte calvario sottolineato).


Picasso Was Here

La parte più interessante sono però forse le figure, che mostrano una sintesi ingenua, ma diversissima da quella che noi assoceremmo a un disegnatore incolto: la prima sembra derivare direttamente da Picasso, la seconda appare mostrarci una sorta di uomo-uccello dal corpo a clessidra, e la terza disegna nervosamente un uomo-linea formato da un contorno non chiuso. Tre sintesi diverse dalla nostra, e diverse tra loro, tutte di una certa innegabile potenza grafica.


San Bernardo delle Forche, Seconda Madonna del latte.

Sulla parete sinistra ritorna il tema della Madonna del Latte: ma con l'aggiunta di sant'Anna che tiene in braccio la Vergine nell'atto di allattare il bambino, formando una piramide che sottolinea il ruolo di madre e figlia proprio di Maria. Anche qui il trono, azzurro-acciaio, pare indicare con il materiale insolito la stabilità assoluta del potere sacrale.

A fianco troviamo Santa Caterina d'Alessandria in elegantissima veste bianca virginale, in mano la penna e il libro che ne mostrano la natura dotta. Qui troviamo la firma di Antonio Dragone di Monteregale, come detto all'inizio: forse posta sulla santa proprio in virtù della sua innegabile cultura, che la rendeva molto amata dai dotti cristiani. Altrove ho scritto del possibile parallelo con la pagana Ipazia, su cui non ritorno. Ricordo invece la presenza, in zona, di una importante chiesa medioevale della santa a Villanova Mondovì, dove vi è la presenza di affreschi coevi, recentemente restaurati. Santa Caterina, in una visione, si era unità a Gesù Bambino in Nozze Mistiche che ne segnavano una particolare fusione con la figura del Cristo. Anche qui, ragioni di pudore spingevano per la figurazione di uno sposalizio particolarmente simbolico con il Gesù Bambino, anche se non mancano figurazioni differenti (vedi sotto).




Al centro della parete sinistra sono rappresentate la Buona e la Cattiva preghiera. È un soggetto abbastanza raro e difficile probabilmente ispirato dalla predicazione. 


San Bernardo delle Forche, Buona e cattiva preghiera.


Il crocifisso, come vediamo, è trafitto curiosamente da un pilastro in ferro che lo colpisce proprio nel costato. Una corrispondenza casuale, ovviamente, anche perché l'asta è consolidata da una bella colata di cemento moderno. Totalmente sbiadita, la figura velata che è al suo fianco è plausibilmente la Vergine: sia per la forma, sia per l'usualità del soggetto, sia per la predominanza mariana in tutta la cappella. Un'altra massa chiara semicancellata sta alle spalle del monaco: una riedizione di San Bernardo, o altro santo monacale (magari San Benedetto?).

Un  laico in ricche vesti di broccato e un monaco barbuto in saio sono inginocchiati ai piedi della Croce. Dalle labbra del monaco partono dei lunghi raggi che toccano le piaghe di Cristo, il cui volto è teso verso la figura dell'ecclesiastico, che prega in modo disinteressato e pieno d'amore. Un tema che rimanda all'affresco principale, dove la buona preghiera del monaco lo salva in punto di morte.

Il laico, invece, esprime raggi bianchi che sono volti ai suoi possedimenti, simboleggiati da una robusta torre quadrata (o un mulino) e quindi non raggiungono la Croce. Il tema ritorna in un'opera a stampa del primo '500 monregalese, l'Antichristus o Juicio de la fine del mundo, che narra del giudizio universale e parla appunto (anche tramite incisioni) dell'Anima Bona, che pregando nel modo corretto raggiunge la salvezza, e dell'Anima Cativa, che pregando erroneamente viene ugualmente dannata.




Antichristus (1510 c.), Bona e Cativa Anima.

Non è detto ci sia un parallelo, ma l'anima bona appare in mezzo a due specie di "menhir", che potrebbero corrispondere a una interpretazione libera degli affreschi semicancellati (già allora?).

Viceversa, l'anima cativa, che evoca con le sue preghiere solo due serpi infernali venuti a distruggerla, ha sullo sfondo una torre quadrata non così dissimile da quella per cui prega male il ricco borghese.

Un tema che rimanda già all'episodio evangelico del fariseo e del pubblicano, e che doveva aver gran rilievo nella predicazione. Qui in un certo senso le parti sono invertite: l'ecclesiastico (più vicino concettualmente al fariseo) prega correttamente, il laico (più vicino al ricco pubblicano) erroneamente. Cosa che rende l'episodio, narrativamente, meno spiazzante di quello evangelico. Ma in fondo, ricordiamo sempre la probabile committenza religioso-monastica dell'opera.



San Bernardo delle Forche, San Grato

Chiude il ciclo decorativo da questo lato la figura di San Grato d'Aosta, riconoscibile per la testa decollata di San Giovanni Battista che porta in mano, e che secondo la Leggenda avrebbe ritrovato in terrasanta. Santo associato fortemente alla protezione dei campi, lo stile sembra successivo (notare il superamento del segno di contorno), e la sua aggiunta, quindi, parimenti slegata dal ciclo originario.

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