Identity



LORENZO BARBERIS.

Il Movicentro di Bra è una struttura molto interessante, quasi un piccolo Centre Pompidou della provincia cuneese. Si tratta di un capannone industriale, di impianto ottocentesco, con un bel frontone triangolare ed oculo di stampo "illuminato", restaurato con un intervento gradevolmente modernista.




Dal 2008, lo spazio ospita la mostra "Identità", un interessante concorso d'arte contemporanea in costante sviluppo e crescita organizzato dall'artista Mirko Briguglio, che costituisce probabilmente l'esposizione di maggior rilievo ambientata in questo spazio.




Il possibile parallelismo col Beaubourg di Parigi, per quanto comunque ambizioso, appare evidente soprattutto esaminando gli eleganti ambienti interni, contraddistinti da un fitto intrico di tubi, cavi, ringhiere metalliche.



La struttura è adiacente alla stazione ferroviaria cittadina di Bra, cui probabilmente l'edificio era originariamente collegato, come si intuisce da tratti comuni nelle ampie arcate a tutto sesto. Una posizione ottimale per la possibilità che fornisce a visitatori da centri vicini di raggiungere facilissimamente la struttura con mezzi ferroviari. La distanza tra Mondovì e Bra è tale che abbiamo optato per un viaggio in auto, ma il vantaggio è evidente per centri vicini, quale in primis Alba.

Anche Mondovì sta oggi attrezzando alcuni locali della stazione a centro culturale, con un potenziale vantaggio ancor maggiore per la raggiungibilità degli spazi stessi: la città si trova infatti a solo un'ora di treno dal capoluogo di Torino, che diverrebbe così avvicinato estremamente agli eventuali happening monregalesi in area stazione. Ovviamente non è sufficiente l'elemento logistico, ma è necessaria anche la qualità dell'evento offerto: ma la comodità strategica è sicuramente un punto di partenza molto vantaggioso, di cui speriamo anche l'esperienza monregalese potrà far tesoro.


L'ampia piazza e il giardino della stazione rimandano poi ad altri "link" ad eventi culturali braidesi, richiamati anche nel catalogo dell'esposizione: in primis la mostra di Gustav Klimt a palazzo Traversa, con la tela "Ritratto di signora"





Imponente è anche, nello spazio dei giardini antistanti, il monumento ai caduti della Grande Guerra, realizzato con grande potenza plastica dallo scultore Carlo Ravera (Acqui/AL, 1891 - Formia/LT, 1950), presumibilmente all'indomani del conflitto. I soldati fanno coi loro corpi scudo, sul basamento, alla Patria, effigiata sul retro del monumento come una donna matronale e melanconica per il loro sacrificio. Una vittoria alata si protende su di essi, offrendo loro il serto della vittoria formando una sorta di gesto circolare.



Il vincitore del concorso

Vincitore della categoria "Big" di "Identità" (definizione di reminiscenza sanremese) è stato lo scultore Giancarlo Laurenti, con opere lignee di grande potenza visiva, specialmente quella soprastante, presentata anche nel catalogo, che effigia una singolare forma antropomorfa cruciforme, ma una croce sviluppata non nel consueto senso verticale, ma in una dinamica orizzontale che modifica il senso della principale forma d'arte occidentale. L'opera si intitola "Sensazioni di libertà", e rimanda quasi all'ideale michelangiolesco, volto a liberare i Prigioni dalla tirannia della materia, liberando l'Idea dalla pietra in cui era imprigionata.




Anche nelle altre opere lignee di Laurenti sembra cogliersi questo contrasto tra la prigionia del materiale ligneo e l'Idea che vi vibra all'interno che si libera e si libra in forme talvolta alate come la Nike trionfale del monumento bellico sul piazzale antistante il Movicentro, quasi un dialogo inconscio di opere. Il senso dell'identità è qui ancor più profondo e sacrale che nell'operazione sulla pietra, volendo, in quanto il Legno è Vita per eccellenza, sia nella cultura classica che in quella cristiana successiva.





Il primo posto della seconda categoria (nei Big è identificato un solo premio) è andato al lavoro di Paola Cabutti, con opere caratterizzate da un gusto postmoderno, quasi icone pop minori e bizzarre, a tratti surreali. Soprattutto figure animali di un bestiario impossibile, oltre alla paradossale compostezza seria e surreale della Donna Con-Torta come presenza antropomorfa.



Il secondo posto è andato ai dipinti di Riccardo Balestra, unico autore pittorico tra i premiati: l'autore opera con ritratti femminili caratterizzati da un retrogusto cyberpunk: donne robotiche e androidi, con una rielaborazione di un certo immaginario manga riadattato alla tradizione pittorica, per certi versi congeniali nella struttura ospitante, a sua volta sottilmente futuribile nel suo intrico di cavi e tecnostrutture. Figure usualmente surreali e coloratissime, eredi di una lunga esperienza pittorica dell'autore, nel segno del Pop, che passando dai consueti manichini di memoria metafisica è giunto a declinare tale tema nell'attuale chiave cibernetica.


Terzo posto per Chiara Cirio, di cui è stata premiata la bella scultura in marmo bianco di Carrara, "L'identità oggi", dove l'ala di quella che pare una figura incappucciata sembra estendersi in una serie di volti che perdono progressivamente i propri tratti antropici. Angelo incappucciato dal sapore mortifero, benché bianco e non nero, i volti degradanti che decorano l'ala paiono alludere alla perdita dell'identità. Significativo, anche in questo caso, una scultura, e una scultura che rimanda nuovamente ad un'entità idealizzata ed alata, come nei legni del vincitore o nella scultura della Vittoria nel piazzale.


Tra le opere non premiate, mi ha colpito in particolare questa divertente installazione di Paolo Ambrogio, che va a compiere una riflessione sullo spazio simbolo della città di Bra, la Zizzola, la cui silohuette metallica viene qui circondata da omini di fil di ferro disposti tutt'intorno come in meccanica adorazione, quasi in presenza di una moderna versione del Monolito nero di Odissea nello Spazio.


Significativo, a mio avviso, anche il lavoro dell'amico Marco Roascio, che ha occupato con le sue opere la sezione centrale della mostra al piano terreno, quasi tagliando in due col suo progetto artistico lo spazio espositivo. Ho già scritto ampiamente di questo progetto di Roascio, su cui quindi non mi soffermo ulteriormente, rimandando direttamente ai miei testi su questo blog.








Roascio mentre illustra la sua opera a un gruppo di visitatori.



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