Il nostro uomo in Madagascar




LORENZO BARBERIS.

Una coppia di musicisti internazionali che conosco per via degli strani incroci nei meandri della Mondovì esoterica, mi segnala quella che secondo loro era una interessante questione storica contemporanea: un DJ divenuto garibaldinamente presidente del Madagascar.

Non so se l’artistico duo di mia conoscenza progetti un golpe simile da qualche parte, ma probabilmente il fascino derivava da una certa, estensiva, contiguità professionale.

Il Madagascar del resto per la sua natura di isola di grandi dimensioni si stacca subito dagli altri stati africani anonimi nell’immaginario collettivo, e questo prima anche del film Disney del 2005 che ha causato un boom nel suo appeal turistico. Scoperta dagli arabi verso il IX secolo, ne parla Marco Polo nel Milione e la scopre Diogo Dias nel 1500 esatto, nominandola Isola di San Lorenzo dal giorno della scoperta. Covo ideale dei pirati e mercato di schiavi, il Madagascar diverrà un regno nel 1824, in grado di giocare una pur debole politica dei due forni tra inglesi e francesi fino alla spartizione di Berlino del 1885. Una regina tenta di resistere, è stroncata e deposta nel 1895. E poi gli antisemiti francesi del caso Dreyfus iniziano a vedere nel Madagascar il luogo ideale dove spedire tutti gli ebrei. Anche alcuni tra i primi sionisti di Hertzl accettano l’idea di uno stato laico, non legato a Israele: ma per punto di principio chiedono l’Uganda, ovviamente per distinguersi dai loro nemici. Anche i nazisti “moderati” accarezzeranno questo progetto; dopo la seconda guerra mondiale, comunque, il Madagascar si ribellerà alla Francia (1947) in una guerra civile da centomila morti; ottenendo una transizione all’indipendenza negli anni ’50, ottenuta nel 1958. Il primo presidente fu comunque nettamente filofrancese per tutti gli anni ’60, fino a Ratsiraka che lo rovesciò politicamente nel 1975, entrando nell’area socialista. Il crollo del muro di Berlino porterà nel 1993 alle prime elezioni libere, dove comunque Ratsiraka resterà un leader potente fino alla sua sconfitta definitiva nel 2001 e al conseguente esilio in Francia.



Da parte mia, non trascuro mai le bizzarrie che il caso mi pone davanti, e quindi indaghiamo insieme sul golpe di Andry Nirina Rajoelina detto TGV, attuale presidente del Madagascar. La wiki italiana è supersintetica: quella inglese invece è ricca di rimandi e riferimenti, e costituirà la guida di questo approfondimento italiano.

Ma passiamo a Rajoelina. Nato il 30 maggio 1974, la sua attività di DJ è parte integrande della sua mitologia, benché la sua carriera politica abbia un cursus honorum più complesso che il puro passaggio from DJ to Dictator (che sarebbe stato più bello, diciamolo).

Innanzitutto, oltre a essere parte di una famiglia benestante (di fede cattolica), Rajoelina era figlio di un colonnello dell’esercito, dotato di doppia cittadinanza malgascio-francese ed eroe di guerra da parte francese nel conflitto di Algeria.

Tra l’altro il giovane Rajoelina, a 13 anni, aveva anche vinto il titolo nazionale di Karate per la categoria juniores; cosa che ben si sposa con l’ambientazione militare che si va disegnando.

Quando il figlio farà il golpe, nel 2009, il padre diventerà consigliere militare della megacorp cinese Sunpec, con interessi petroliferi nell’area africana. Un evento sicuramente slegato, o forse no.

DJ comunque il nostro lo era da teenager, con lo pseudonimo di Andry TGV, la TAV francese, il Train Grand Vitesse che ovviamente egli ricordava per il dinamismo della sua musica e della sua persona.

A 19 anni, nel 1993, TGV si diploma in un indirizzo di studi di marketing e diventa organizzatore di eventi nella capitale con la sua società “Show Business”. Gli agganci militari del padre, stando alla wiki inglese, si rivelano utili (forse per frenare l’eterno “partito dei residenti” ostile ad eventi giovanili rumorosi col ricorso all’autorità di polizia?), così come indubbiamente il suo inserimento nella scena musicale: fatto sta che fonda LIVE, un evento musicale con autori locali e international stars che attira 50.000 persone ogni anno, tuttora attivo.

Nel 1998 TGV fonda la compagnia pubblicitaria Injet, sempre a livello della repubblica malgascia (il Madagascar è Malagasy in parlata locale, da cui la mancata coerenza tra nome e aggettivo. Mondovì e i monregalesi, tipo), che a quanto pare è la prima a introdurre in loco le tecnologie digitali di stampa.



In questi anni si colloca la sua presunta relazione con la figlia del potente Ravalomanana, sindaco della capitale e imprenditore dell’anno, che fa troncare la relazione clandestina quando alla figlia Sarah nasce un figlio, che egli avrebbe adottato come suo (ha in effetti quattro figli, con l’ultimo molto distanziato d’età). I blog scandalistici dell’isola dicono che il sindaco ritenga il giovane un pezzente (la rispettiva ricchezza famigliare è su scala diversa), ma forse teme il dinamico TGV.

L’anno dopo Ravalomanana vince le elezioni come presidente (2001) e fonda un suo partito personale, traducibile come “Io Madagascar è il paese che io amo” (cosa mi ricorda?). Probabilmente crede di aver posto una distanza siderale di potere tra lui e TGV, ma si sbaglia.



Lo stesso anno infatti TGV sposa un’altra rampolla dell’élite locale, Mialy, e questo gli permette di espandere il suo business, integrandolo con la società famigliare della moglie, Domapub (2002). Nel 2003 il nostro è premiato (dal credito lionese: le liasons con la Francia continuano) come il miglior giovane imprenditore locale.

Nel 2006 TGV acquista una radiotv, la rinomina VIVA, e la porta al successo. Il tassello definitivo nella scalata politica: il nostro fonda un partito politico con la sigla TGV, che indica qualcosa tipo “Giovani Vincenti del Madagascar”, ma è chiaro anche il rimando suo nome-simbolo di sfrenata innovazione e modernità.

A dicembre 2007 TGV si candida alle elezioni a sindaco di Antananarivo, e le vince.

Lo scontro con Ravalomanana si fa più duro: più che una grande contraddizione ideologica, sembra lo scontro tra due mitologici self made men che ritengono non ci sia posto per due galli in un pollaio. Il presidente cerca di danneggiare il sindaco e le sue TV: ordina una mossa draconiana sull’acqua potabile della città (tagliarla per via dell’indebitamento, che anche lui, come sindaco, aveva favorito) sperando che il dissenso ricada sul potenziale rivale; e fa togliere i pannelli LED installati da VIVA in giro per la città (altra innovazione nazionale di André TGV).

Però la mossa si ritorce contro il presidente, che tra l’altro, in luglio, vende metà delle terre coltivabili dell’isola alla megacorp Daewoo per coltivare biocarburante. A dicembre chiude la tv VIVA dell’avversario, ma ormai il suo consenso è ai minimi storici e l’attacco scatena il golpe.



A inizio del 2009, Andry TGV si proclama presidente, il prez lo dichiara decaduto da sindaco, i TGV assaltano il palazzo presidenziale mentre le forze governative occupano militarmente VIVA TV e danno la caccia al DJ. Alla fine però, l’esercito, tenutosi neutrale, si schiera con André dopo una serie di golpe interni: conquista gli snodi chiave della capitale e consente l’insediamento del nostro come presidente pro-tempore, con l’incarico di portare a nuove elezioni per il 2013. A 35, André TGV è il più giovane presidente di uno stato al mondo. Le organizzazioni panafricane lo disconoscono, come pure USA, ONU e UE, ma intanto André ha il potere e se lo tiene.

Nel 2010 riscrive la costituzione in modo da favorire (l’avreste mai detto?) la propria ricandidatura, e ostacolare quella del rivale, fuggito in esilio (di cui prosciuga i conti nelle banche nazionali con multe da decine di milioni di dollari). Coerentemente con il suo stile, TGV avvia diverse grandi opere, come la costruzione di un municipio monumentale della capitale, e provvede anche a distribuzioni di generi di prima necessità che calmierano il malcontento sociale. Panem et circenses come al solito. Però stando a wiki aumenta le vendite sottobanco del legname delle foreste nazionali alla Cina, cosa che gli permette l’aumento di spesa necessario. Del resto, gli USA e l’ONU gli hanno tagliato gli aiuti umanitari; ma la Francia invece guarda con una cauta simpatia al giovane diggei, e ultimamente l’ONU ha ripreso a invitarlo alle sue feste nel 2011. E non solo l’ONU.





Nel 2012, le organizzazioni panafricane hanno accettato il nuovo status quo in cambio che alle elezioni del 2013 (costantemente rinviate, finora) non si candidino i due rivali del golpe del 2009. André ha accettato di buon grado, inserendo un suo prestanome alle elezioni, l’attuale sindaco della capitale. Del resto è giovanissimo, può aspettare tranquillamente cinque anni fino al 2018 per un secondo mandato.

E poi, quando la massoneria Disney ti ha citato ed appoggiato in un suo film (2005), cos’altro vuoi dalla vita?

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