Oltre al tempo


LORENZO BARBERIS.

Di recente, nella giornata della cultura ebraica, il 29 settembre, ho avuto modo di esaminare con cura la Cappella della Santa Croce di Mondovì Piazza, di cui ho scritto ampiamente. Con questo ottobre 2013 una nuova occasione ci porta nuovamente a riflettere sul simbolo per eccellenza, precedente lo stesso cristianesimo e da esso portato a massimo splendore: la Croce.


La Croce oltre il tempo, intitola la bella mostra di ottobre (4-30) presso il Vescovado di Mondovì. La croce come assoluto a-temporale, celebrata in parallelo ad Alba e Cuneo, ovviamente in onore della ricorrenza dei millesettecento anni dal 313 d.C., il palindromo anno dell'Editto di Costantino, con cui il cristianesimo diviene culto tollerato, e la croce una figurazione diffusa e possibile.





Nella cornice dell'antica Sala delle Lauree dell'università monregalese, tre crocifissi tra '700 e '800 fanno bella mostra di sé, mentre sullo sfondo un proiettore fa ruotare altre immagini del crocifisso nelle principali chiese della Diocesi. Mentre le immagini ruotano lentamente, inesorabilmente, non posso fare a meno di riflettere su quanto mai un singolo tema artistico sia mai stato trattato, indagato, esplorato in ogni simile dettaglio.





Altre tre croci nella sala successiva, ognuna delle quali estremamente significativa: il messale di Jean Le Tavernier ci mostra una preziosa e minuta crocifissione nella miniatura borgognona (1450 c.); la sobria croce greca ornata di decori circolari è invece quella di Michele Ghislieri, vescovo del Mondovì e futuro papa Pio V (1566 c.). Le fa specchio, ben più ornata e di tre secoli dopo, la croce pettorale di monsignor Ghilardi, altro domenicano, gran devoto del suo illustre antecessore.


Ma la croce trionfa anche nei delicati soffitti settecenteschi, dove ad esempio è mostrata a una Fede che porta con sé un'ancora, simbolo di fermezza nel proprio credo, ma anche antica mascheratura della croce stessa nei graffiti paleocristiani.



L'ultima sala è di gran lunga la più prestigiosa: qui troviamo infatti, alle pareti, i pregiati arazzi intessuti sul progetto del Rubens, acquisiti a Parigi nel 1805 dal vescovo Pio Vitale, ivi recatosi per assistere all'incoronazione di Napoleone (il corso fatale che, nemmeno dieci anni prima, aveva vinto la sua battaglia decisiva a Mondovì). Il ciclo mostra Decio Mure che si consacra agli dei infernali per vincere una battaglia; un tema in qualche modo connesso con la potenza e l'ambizione militare del Grande Corso.




Ma il pezzo forte della mostra è l'altro acquisto del vescovo Vitale (il diretto predecessore del Ghilardi, tra l'altro): un crocifisso in avorio attribuito al Bernini, un pezzo contraddistinto dall'inusuale posa delle braccia, derivante dall'intento virtuosistico di intagliare il pezzo in un blocco unico. L'attribuzione al Bernini è ambiziosa, ma in effetti l'intaglio è sottile, raffinato, ricco di espressione psicologica appropriata, lontana sia dal rischio di fissità che da un'eccessiva esasperazione. Se non è Bernini, siamo comunque di fronte al lavoro di un grande artista.

A Mondovì, tra l'altro, di un presunto Bernini vi è anche un'altra opera, meno singolare, ma ugualmente prestigiosa: un busto marmoreo del Cardinale Bona, originario di Mondovì e figura eminentissima della curia romana di metà Seicento. Ma indubbiamente è più seducente questo crocifisso così irregolare, certo solo per virtuosismo, ma che fa pensare ad altre croci dissonanti dal canone, ma ben più antiche, come quelle quattrocentesche di San Bernardo delle Forche, o appunto di Santa Croce.

Insomma, un'occasione preziosa per i monregalesi di rispolverare i gioielli di famiglia, uno squarcio per il visitatore occasionale per gettare uno sguardo sui tesori nascosti della città di Mondovì.

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La mostra è aperta dal 4 al 30 ottobre 2013,
Vescovado, Via Francesco Gallo 7, Mondovì (CN).
Orario: sabato-domenica 15-18.
Ingresso Libero.



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