The Age Of Christ



E così sono 37.




L’età di Cristo, stando al vescovo di Mondovì, che lo vuole sì nato nel 4 avanti sé stesso, ma lo vuole morto nel 33 dopo di sé. Il che lo renderebbe, appunto, non di 33 ma di 37 anni. Così, almeno, nel suo eloquente libro “I trentasette anni che cambiarono la storia” (1996).

Un evento esoterico di portata enorme: l’intera Divina Commedia è da riscrivere. Che poi, passi aggiungere 4 canti a cantica (anche se non viene più cifra tonda), ma come sostituire la terzina incatenata di endecasillabi?

Insomma, una modifica ermetica non da poco. Che però il vescovo di Mondovì ha compiuto in linea con un recente saggio ermetico, intitolato appunto “Trentasette. Il mistero del genio adolescente” (1996), del rinomato critico d’arte Flavio Caroli, serio docente universitario: un'opera perfettamente coeva di quella di Pacomio, tra l'altro.

Caroli pone nel 37 l’età di svolta, analizzando i casi di numerosi artisti scomparsi in tale data.

Tra quelli citati nel libro Raffaello Sanzio (1483 – 1520), Parmigianino (1503 – 1540), Antoine Watteau (1684-1721), Vincent Van Gogh (1853-1890), Henri de Toulouse-Lautrec (1864 – 1901) e Vladimir Majakovskij (1893 – 1930).

Secondo un'ipotesi, dato che molti dei trentasettenni d'oro erano figli d'arte, potrebbe esser dipeso dall'uso precoce dei pigmenti tossici usati in pittura, che essi avrebbero assorbito prima di apprendisti non di nascita, giungendo prima a morire di saturnismo, l'avvelenamento professionale da piombo tipico dei pittori. Ma l'ipotesi non vale per i moderni, ovviamente.



Credo che il gioco si potrebbe fare anche con altre età, probabilmente, ma in effetti i nomi catalizzati a 37 sono significativi: con Raffaello si compie la sintesi del rinascimento tra il non-finito leonardesco e il troppo-finito michelangiolesco, realizzando poi tra l'altro la massima sintesi del pensiero rinascimentale nella magnifica Scuola d'Atene.



Con Parmigianino si avvia il manierismo: la sua Madonna dal Collo Lungo è il simbolo stesso della nervosa tensione manieristica, che nel dipingere "alla maniera" dei maestri ne reinterpreta il senso, sostituendo alla classicità una tensione serpentina moderna.




Altro manierista è Taddeo Zuccari (1529 - 1566), fratello maggiore del più noto Federico Zuccari, già secentista (morirà nel 1609), che tra l'altro sarà anche a Mondovì, sotto i Savoia, per ispezionare il cantiere del Santuario di Mondovì a Vico, su cui scriverà una sua celebre Relazione nel 1606. Se i colli allungati e tortili di Parmigianino sono il simbolo pittorico della Maniera, Palazzo Zuccari ne è il vistoso simbolo architettonico, in Roma.


Per il Barocco c'è il più grande degli irregolari, Caravaggio (1571 - 1610), morto a 38 anni in circostanze misteriose, in un naufragio. Caravaggio è l'unica delle eccezioni che merita citare, per l'eccezionalità della figura.



 Watteau segna la transizione dal primato dell’arte italica al predominio della scena francese, con l'avvio del Settecento che vedrà il fiorire, poi, del Secolo dei Lumi.




Toulouse Lautrec rappresenta l'Ottocento, e il punto apicale del movimento impressionista, la prima avanguardia moderna di cui il nano marguttiano simboleggia la riuscita più vivace e vitale.




Van Gogh, nume tutelare dell’arte contemporanea a cavallo tra due secoli, segna l'avvio dell'espressionismo, e con esso del superamento del piano figurativo per inabissarsi nelle vertigini dell'astratto col procedere del Novecento.




Infine con Majakovskij abbiamo l’avanguardia e il futurismo, in cui la distinzione tra pittura e poesia viene a perdere di significato nella poesia visiva.

Ovviamente poi Caroli aggiunge altri nomi, morti “attorno” alla cifra cardine, e artisti che nella cifra chiave hanno avuto una svolta determinante ma non mortale (anche per essere un po’ meno iettatorio).

Certo il gioco così è più facile, e si potrebbe estendere ancor di più. Curioso è il nome ad esempio di Modigliani, morto a 35 anni: l'irregolare dell'astrazione che condivideva, con un altro nome regolare della lista, il Parmigianino, la tendenza ai colli allungati delle sue figure.

Ma c'è anche un elemento rassicurante, in modo da vedere i 37 non come fine ma come svolta. Morte, e Resurrezione appunto. Un salto in Daath da cui si può fallire o riuscire. Beh, non meno inquietante, alla fine, dato che pone su di noi la responsabilità del Salto (e un paio dei nomi citati, i due più recenti, hanno infatti compiuto suicidio, rafforzando l’idea di una morte non casuale).

Dopo Majakovskij, nel secondo dopoguerra le regole paiono cambiare e accelerare. Ai pittori maledetti si sostituiscono i musicisti maledetti del rock, che muoiono come mosche ma dieci anni prima, a 27 anni. Io per fortuna sono negato per suonare, e ormai a distanza da sicurezza almeno da questa scadenza.

I due numeri comunque sono in stretto rapporto pitagorico tra loro, dato che

1/37 = 0,027027027... e 1/27 = 0,037037037...

Per me comunque questi 37 coincidono con una svolta, il ritorno all’insegnamento come docente di ruolo di lettere presso un vicino ITIS informatico. Cosa che comporta, ovviamente, un nuovo Anno di Prova. Quindi un anno di svolta iniziatica nel vero senso della parola. Vedremo tra un anno come sarà andato.

Per intanto, e per chiudere con un segno esoterico, non posso che notare che compio 37 anni nel 2013, ovvero il primo anno dell’Età dell’Acquario. L’età di Cristo, dunque, appena finita l’Età di Cristo in senso macrocosmico. Qualunque cosa voglia significare.

Tra l'altro, il giorno dopo questo 4 ottobre la mia diocesi inaugura due eventi culturali di alto profilo, di cui parlerò altrove in modo più istituzionale: un percorso sull'elevata arte sacra locale (Bernini e Rubens in primis), e soprattutto un evento giovanile che mira a riavvicinare i giovani a Cristo:



(Notevole il  lavoro sul piano simbolico: il sole gesuita diventa il simbolo convenzionale del caricamento online come indizio del rinnovamento della chiesa, il Cristo di Rio allusione all'origine e ai viaggi sudamericani del Nuovo Papa, anche se la silhouette ricorda un po' un massonico Macchia Nera).

Quasi quasi sono tentato di andare.


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