Intervista A Stefania Fersini


Opera di Stefania Fersini, particolare.

LORENZO BARBERIS

1) Il tuo percorso creativo parte dal design. C'è una continuità tra questa esperienza e la tua attuale attività artistica, oppure piuttosto uno stacco netto, un cambiamento radicale?

“Sono stanca di andare veloce,
stufa dell'Eccesso e della Superficialità.
Dipingo, e così facendo rallento.
Mi do tempo,
per meditare, per digiunare dal Troppo, per contemplare il Bello laddove c'è.
Copio, perché la soluzione all'eccesso non è creare il Nuovo.
Copio come uno specchio, perché riflettere è la mia scelta.”

Questa è una parte della mia dichiarazione d’artista fatta in occasione del Salon Art Prize a Londra nell’ottobre del 2012.
Praticamente la mia prima uscita pubblica.
Come si legge tra le righe, la mia era una necessità di cambiare, uno stop alla mia vita precedente, fatta di continua ricerca e creazione artistica.
La bulimia di input (blog, mostre, fiere..) e la schiavitù della mia creatività per doveri lavorativi, ha fatto nascere questa necessità.




2) Nella tua ricerca, vi è una rielaborazione di immagini femminili tratte da rotocalchi di moda, riprodotte fedelmente in dipinti di grandi dimensioni.

Che criteri usi per scegliere l'immagine di partenza?


Per me sono come degli specchi.
Ricerco me.

Nei primi quadri,





barbie messe in posa in un apparente equilibrio tranquillo e rassicurante, ma con un elemento che “stride”, come un segnale di costruzione, le barbie fissano lo spettatore.. come in cerca d’aiuto.
Ultimamente invece,







lo sguardo è negato dalla volontà della modella, fino ad arrivare all’ultimo in cui tutto il volto è coperto da una maschera, anche le sue braccia sono coperte quasi a negarne la possibilità di azione.

3) La bellezza delle donne delle tue opere viene in certo modo spezzata dai tagli delle spiegazzature imposte alla pagina prima di dipingerla fedelmente. Qual è il significato di questa ulteriore operazione?

È un pezzo di carta preso dalla spazzatura.
Ma riportando la modella in dimensione umana, e così in scala 1:1 anche la scena in primo piano, è molto forte l’effetto “specchio”

“Le deformazioni e i riflessi della carta, insieme alle dettagliate didascalie dei prodotti, rappresentano in modo surreale il consumismo, l'apparenza, valori sui quali si basano i miti della società dell’immagine.”
Le distorsioni bidimensionali dei tratti umani rappresentano molto bene la superficialità dell’oggi e la sua fragilità.
Dal mio statement:
“La profondità della scena e la superficie della carta si alternano quindi in un continuo passaggio percettivo.
Questa costante oscillazione ha un effetto ipnotico che fa rimbalzare l'osservatore tra il conscio e il subconscio, stimolando così una riflessione sulla pervasività nell'Io di questi stessi modelli e valori.”


4) Il tipo di operazione artistica compiuta potrebbe far pensare, a un primo livello, a un lavoro di ricontestualizzazione di prodotti culturali di massa tipico della Pop Art - penso a Lichtenstein sul fumetto - oppure, per la modalità esecutiva, all'Iperrealismo. C'è un rapporto con questi movimenti oppure è solo un elemento esteriore?

Credo che questo non stia a me dirlo.
Sono sicura che ciò che faccio è figlio di un malessere odierno,
è contemporaneo.
Come la pop arte era contemporanea negli anni 60
Warhol è figlio di Duchamp
Come io sono nipote di Warhol, figlia di Mike Bidlo..

La scelta esecutiva è concettuale, come il resto:
“Copio, perché la soluzione all'eccesso non è creare il Nuovo.
Copio come uno specchio, perché riflettere è la mia scelta. (…)
La mano sparisce dietro le pennellate didascaliche, volutamente impersonale la mia presenza conferma la volontà da parte mia di essere il "mezzo", uno specchio, ovunque e da nessuna parte al tempo stesso.”


5) Nell'immediato futuro prevedi delle evoluzioni nella tua produzione, o pensi di continuare ad esplorare questa ricerca artistica già avviata?


Sono due anni esatti che ho iniziato questo percorso.
Digiuno dall’eccesso, meditazione e contemplazione.
Alla ricerca di me.

E non pensavo mi sarebbe davvero servito.
La sua potenza è stata incredibilmente violenta.
Artisticamente sono un'altra, niente a che fare con la donna che ha iniziato 2 anni fa.

L’ultimo quadro è quello della maschera.
All’inaugurazione dei collezionisti mi hanno chiesto se lei era morta, altri erano convinti fosse un manichino.

Credo di essere pronta, ...a qualcos’altro,
...forse a una rinascita?

Post più popolari