Manzoni Reloaded



LORENZO BARBERIS.
Ho ricominciato a insegnare, con tutti i pro e i contro del caso.

Fare lettere ad un Itis Informatico mi offre almeno spazio per qualche bella lezione sull'ambito della fantascienza.  Per contro, insegnare in un istituto ipertecnologico porta al massimo grado la sfida didattica per eccellenza: insegnare i Promessi Sposi del Manzoni.

La cosa è aggravata dal fatto che ormai, per ragioni di costi, non viene nemmeno più imposta una versione unica: quindi, sotto questo risparmio, si unisce il fatto che si affronta il "testo puro", senza poter usare ausili didattici (non ci sono, essendo il libro diverso per ogni allievo). Se quindi è noioisissimo fare Manzoni qui (come ammettono tutti i colleghi) è anche la sfida didattica più difficile, e quindi più avvincente.


Quer Pasticciaccio Brutto di Quer Ramo Der Lago De Como
Manzoni poliziesco

A me Manzoni appassiona per il giallo letterario che costituisce. La formazione illuminista, l'improvvisa conversione nel 1810 (in parte spiegabile, in parte no), il lavoro matto e disperatissimo dal 1820 al 1840 per creare, in un ventennio, il grande capolavoro della letteratura italiana dell'Ottocento, e il dubbio su quanto reale sia stata l'adesione al cattolicesimo, pur venato da uno spirito risorgimentale, liberale e in fondo illuminista.

Aldo Spranzi ha scritto la parola definitiva, a mio avviso, su questa detective story, e fa di Manzoni quasi un antesignano di Leo Taxil. Un Taxil che non svela l'inganno contenuto nella sua vicenda, e quindi propaga il Grande Gioco nella dimensione immortale della storia.

In fondo, tutte le figure religiose che appaiono nella vicenda non sono prive di ombre profonde: Don Abbondio è il primo grande Inetto novecentesco, Fra Cristoforo è alla fine un omicida che si è fatto frate per sfuggire alla pena per il suo delitto (come Don Rodrigo, non senza qualche ragione, continua a ricordare ai potenti cui si rivolge), e anche la Monaca di Monza, ripresa pari pari dalla Religiosa di Diderot, romanzo anticlericale ed erotico del padre dei Lumi, commette un omicidio di una consorella per dissimulare le proprie notturne digressioni amorose con Egidio. E, in virtù di questo, consegna Lucia nelle grinfie dei bravi dell'Innominato, perché la consegnino a Don Rodrigo.

Non si salva del tutto nemmeno la figura storica del Cardinal Borromeo, che Manzoni ci dice, sia pure tra le righe, convinto dell'esistenza della stregoneria e degli untori, che perseguitò (innocenti) in gran numero.

Ma lo stesso concetto di Provvida Sventura che aleggia sull'opera ad essere un ossimoro fantastico e inquietante. Certo, la Peste spazza via Don Rodrigo e i suoi simili, in un trionfo della Morte che aveva affascinato Edgar Allan Poe, che vi aveva rispecchiato la sua Ballata della Morte Rossa. Ma fa anche centinaia di migliaia di morte tra gli innocenti, sacrificati ad un ironico happy ending.

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Comunque, Manzoni può essere giallistico in senso anche letterale: è la rilettura più facile, che avevo già fatto. Ovviamente si deve iniziare alla rovescia: c'è un morto, Don Rodrigo, apparentemente scomparso di peste, che tuttavia potrebbe essere tutta una copertura, molti loschi figuri lo volevano morto... l'Azzecca-Garbugli, onesto avvocato di provincia suo amico, indaga sulla sua scomparsa dietro ordine del Podestà.

Ma in fondo questa è una rilettura facile, e in fondo dà ragione al Manzoni e al suo rifiuto del fantastico.

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The Fearless Madonnina Infilzata
Manzoni horror picture show

Una attualizzazione recente dell'opera, per cavalcare la rinascita del mito vampirico e la sua connessione a figure storiche, come Lincoln, è "I Promessi Morsi".

In effetti, la matrice gotica dell'opera romantica si presta ad essere tinta con quel fantastico dark che Manzoni detestava. Non ho mai letto il romanzo, ma provo a immaginarne una versione mia.

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Don Rodrigo è un vampiro, intenzionato a nutrirsi del sangue della virginale Lucia; Fra Cristoforo sarà un fearless vampire killer (vendicatore umano, dopo aver ucciso un signorotto milanese tramutatosi in vampiro, si rifugia in convento e continua il suo lavoro in chiave religiosa). Il dialogo si trasforma in azione, il padre nel castello cerca di uccidere il vampiro, ma fallisce.

Taglierei la notte degli imbrogli (troppo burocratica come soluzione) e diamo invece spazio al Griso e ai bravi - qui cultisti accoliti umani del vampiro - nel loro tentativo di catturare i due che fuggono, dividendosi, per rifugiarsi in un monastero (unico luogo sicuro dall'azione vampirica).

La Monaca di Monza è lei stessa, però, parte della scena vampirica (direi che non c'è spazio per le mezzetinte nell'horror, facciamola cattiva e basta) e consegna Lucia all'Innominato.

Renzo, a Milano, cerca di raggiungere il convento, ma è bloccato dalla rivolta popolare che mira a rovesciare il Vicario. Il Gran Cancelliere Ferrer non lo salva con le lusinghe, ma con superpoteri demoniaci. Renzo apprende da alcuni rivoltosi che tutta l'élite spagnola è ormai formata da vampiri. Il giorno dopo i vampiri milanesi lo mandano a prendere dalle guardie, lui fugge a Venezia, e questa parte va bene così com'è.

Intanto Lucia è catturata dall'Innominato, il quale non la vampirizza solo perché destinata all'amico Rodrigo (anche qui, niente tormenti, il male è assoluto e senza redenzione). Tuttavia ormai le cose si sono fatte gravi, e interviene il Cardinal Borromeo, che è il supreme vampire killer. Dopo uno scontro epico, l'Innominato è sconfitto, e Lucia liberata. Ma ora che la chiesa ha iniziato a reagire, lo scontro si farà più estremo.

Borromeo porta Lucia a casa di Don Ferrante, che qui diviene figura positiva (è un occultista). I vampiri si sono scatenati per una congiunzione astrale sfavorevole che sta per giungere al suo apice.

I Vampiri, vistisi minacciati, diffondono il contagio per stregoneria, con gli Untori e i Monatti al loro servizio (i secondi solo falsamente cercano di bloccare il contagio).

La città inizia a essere completamente devastata dalla pestilenza, ma Don Ferrante ha un piano: la peste si può usare contro gli stessi vampiri, modificandola in modo che si estenda anche a loro. Borromeo sacrifica la virginale Cecilia ai demoni infernali, i quali sono in effetti irritati del crescere del potere vampirico sulla terra, che modifica l'equilibrio delle forze del male. Essi modificano così il bacillo presente nella fanciulla, rendendolo contagioso anche per i vampiri stessi.

Don Rodrigo, nella sua casa milanese, si accorge a sorpresa di aver appena contratto il morbo. Viene così ridotto a un vampiro zombie: i Monatti fanno per catturarlo, ma egli li uccide e si reca nel Lazzareto, dove si trova Lucia. Viene fermato in extremis da Renzo, con l'aiuto di Fra Cristoforo.

Come il Joyss.
Manzoni Modernista



Altra curiosa riscrittura è quella di Eco, che nei Diari Minimi finge di rileggere il Manzoni come fosse estrema avanguardia, scritta da Joyce. Il gioco letterario è già perfetto, quindi è inutile tornarci.

Possiamo aggiungere che Manzoni è del resto l'antenato di Piero Manzoni, quello della Merde d'Artiste. Allievo di Lucio Fontana, quello dei tagli, Manzoni 2 nel 1961 crea l'opera d'arte dell'Italia del Boom, inscatolando i suoi stessi escrementi. Diventa così l'archetipo della degenerazione artistica agli occhi dei benpensanti, tanto quanto il suo avo (scomparso meno di un secolo prima) era il simbolo del poema clericale allo stesso sguardo superficiale. Qui sotto, una gallery manzoniana, con Piero nell'atto di autografare le sue modelle desnude come opere d'arte.










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Appare curioso notare, tra l'altro, che la più famosa delle incisioni di Francesco Gonin, quella con Don Abbondio fermato dai bravi, presenti un aspetto meta-pittorico (come tutta l'opera è meta-letteraria, il manoscritto ritrovato etc.). Nell'incisione appare infatti il Pilone con le Anime Purganti che il Gonin, nel renderlo con tratto estremamente sintetico, presenta come un quadro involontariamente astratto, che ricorda singolarmente l'Urlo di Munch. La prima versione è del 1893, a vent'anni dalla morte di Manzoni: lontano, quindi, ma non così lontano in fondo. 

Ecco, un Manzoni (post?)modernista alternativo ad Eco potremmo trovarlo nelle incisioni di corredo all'opera, rilette come fossero dettagli di un poema visuale di Max Ernst. Come nell'Hypnerotomachia Poliphili (non a caso, anche qui una storia d'amore contrastata) abbiamo una serie di incisioni accostate a un testo che può essere depistante. Isoliamo le incisioni, leggiamole in modo bizzarro, e la vera storia verrà.

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L'Urania del Manzoni.
Manzoni fantascientifico


La vera sfida, però, richiamata dall'immagine di copertina, sarebbe sviluppare il Manzoni Illuminista in un Manzoni fantascientifico. Nel 1809, a un anno dalla conversione, Manzoni compone l'Urania, dove la dea dell'astronomia rivela ad un poeta classico che lo scopo dell'arte è la diffusione della scienza tramite la bellezza. Una apparizione aliena, dunque, volta a far progredire l'umanità verso il dominio del cosmo.

In fondo anche nel Manzoni dei Promessi resta lo spirito dell'illuminismo: a causare disastri è sempre la stupidità e ignoranza umana, sia che si scagli contro l'errata causa della carestia, aggravandola, sia che creda alla superstizione dell'astrologia e degli untori, non riuscendo a fermare la pestilenza.


Basterebbe evolvere l'idea dei vampiri in qualcosa di ostile ma fantascientifico.
A questo punto, va valutato se spostare tutto nel futuro oppure mantenere lo scenario originale, che è, direi, l'ipotesi migliore. 

L'ipotesi più low cost è quella aliena: praticamente la trama è già fatta, basta sostituire la scienza
alla religione e il gioco è fatto. Oltretutto siamo negli stessi anni di Galilei, di Bruno, degli Infiniti Mondi, il contesto sembra fatto apposta.

Don Rodrigo non è più il solito, malvagio Don Rodrigo: un alieno si è impadronito di lui, come della maggior parte dei nobili spagnoli che dominano la penisola.

Per questo, lui e il conte Attilio decidono di procurarsi Lucia come perfetta ospite della progenie aliena. Inviano i bravi (a questo punto, bravi in armatura a volto coperto, che sono in realtà robot alieni) a minacciare Don Abbondio, i nostri compreso il pericolo si rivolgono a Fra Cristoforo, di formazione tecnico-scientifica (non a caso veniva definito "vile meccanico") che si è accorto di strane luci nel cielo (Don Ferrante è tornato un babbeo, e ritiene siano strane "congiunzioni astrali", mentre sono gli UFO che fanno le loro manovre).


Fra Cristoforo si reca da Don Rodrigo, e un primo scontro gliene rivela la natura aliena. Egli allora divide i due P.S., Renzo a Milano, Lucia a Monza dalla Monaca, anch'ella però vittima di abduction e controllata dall'Innominato (innominabile poiché alieno, ovviamente) tramite il classico microchip nel cervello. Così l'Innominato la porta nel suo castello e si prepara a trasformarla nella Madre della nuova progenie aliena (a questo punto, invece del castello di Dracula ci spostiamo in quello di Frankenstein, non a caso di questi anni). Ma il Cardinal Borromeo, avvertito di quanto sta succedendo, giunge con un qualche super-spingarda leonardesco-galileiano inventata da Don Ferrante (non è dei più brillanti, ma è l'unico pseudo-scienziato che abbiamo nella storia, dobbiamo tenerlo buono) con cui riesce a combattere contro gli alieni.

A Milano intanto è scoppiata una guerriglia urbana contro gli spagnoli-alieni, Ferrer rompe gli indugi e giunge a bordo di un disco volante e porta via il vicario di provvigione tra un tripudio di raggi laser. Egli decide che il progetto di infiltrazione è fallito, e di cancellare il tutto con l'avvio di un Plan 9 From Outer Space: apocalisse zombie con apposito contagio virale. 

Don Rodrigo, ancora convinto che "Si! Può! Fare!" giunge in una Milano apocalittica dominata dai Monatti-Robot che diffondono il contagio per recuperare Lucia da casa di Don Ferrante. La sconfigge dopo un rapido scontro con l'erudito, e la porta con sé al Lazzareto, la centrale cybernetica da cui si controllano i Monatti, teoricamente un laboratorio per combattere il contagio, in verità per diffonderlo. Anche il Don Rodrigo-alieno sta decadendo, l'atmosfera terrestre lo sta facendo dissolvere, ormai manca poco per generare la Progenie (Ferrer e gli altri se ne sono già andati, lasciando solo i Bravi-Robot, tramutati in Monatti-Robot, per distruggere la popolazione e cancellare ogni traccia).

Renzo allora ritorna in città armato di tutto punto e si consuma lo scontro finale con l'Alien. Distrutto Don Rodriguez, Renzo disattiva la centrale dei Monatti e ferma la diffusione del contagio. Il piano alieno è sventato... per ora. Gli Uomini In Nero del Cardinal Borromeo, comunque, provvederanno a cancellare ogni ricordo.




































Anche se, forse, a dire il vero, un Manzoni steampunk come quello sopra tratteggiato è troppo perfino per me.

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