Piuttosto Anzi Queneau


LORENZO BARBERIS.

Queneau

Raymond Queneau è forse l'autore fondante del postmoderno. Nato nel 1903, muore nel 1976 (il mio anno di nascita, tra l'altro: il 25 ottobre. Per un brevissimo periodo, siamo stati contemporanei).

Scrive diari, liste e poesie fin dall'infanzia; oltre ai fondamentali francesi (Rimbaud, Verlaine...) in giovinezza legge anche Conan Doyle, e Poe. Si avvicina al Surrealismo nel 1921, e legge per quattro volte i 32 romanzi di Fantomas, idolo del movimento, nel 1923.

Dal surrealismo si distacca, ma conserva il gusto per il gioco letterario, dandogli maggior rigore letterario e sistematico.

Nel 1947 fonda il postmoderno letterario con i suoi "Esercizi di Stile" (in parallelo alle Finzioni borghesiane, altro pilastro del post-mod).

Si tratta dell'opera della vita: li rielaborerà e amplierà più volte, fino alla definitiva edizione del 1969, ormai anziano. Sulla base di quest'opera fonderà nel 1960 l'OULIPO, il Laboratorio di Letteratura Potenziale, opere create secondo schemi combinatori: un dipartimento dell'Accademia di Patafisica, fondata nel 1948, a cui aderisce negli anni '50.

Nei 99 esercizi di stile, Queneau varia per altrettante volte il modo di raccontare un banalissimo episodio esposto in tono neutro nel testo di partenza.

All'apparenza, un puro gioco combinatorio per dimostrare il non-senso della letteratura, ricondotta a un mero gioco meccanico, arte dell'età della macchina.

E tuttavia ci sono fondati elementi per credere che sotto il brano iniziale, ripetuto cento volte, si celi qualcosa di più che un semplice gioco letterario.

Innanzitutto, la Patafisica. Jarry la presenta in un'opera del 1898, " Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico", in cui rimanda al mito di Faust. Contrazione di Epi-metafisica (ciò che è contiguo alla metafisica), si tratta della scienza studia le eccezioni e si concentra sui dettagli all'apparenza insignificanti, per ricavarne il vero senso dell'universo.



Ancor prima, è Padre Ubu, il principale e mostruoso eroe di Jarry, a dichiarare di aver creato la Patafisica (1893): "La 'patafisica è una scienza che abbiamo inventato, perché se ne sentiva generalmente il bisogno". L'aspetto di Ubu, un viscido complottista che riesce a rovesciare il re di Polonia con una untuosa congiura, ricorda nell'aspetto della testa deforme un incappucciato massonico.

Gli esercizi sono dunque eminentemente patafisici, nel loro amplificare indefinitamente un episodio irrilevante (e sorgono nel 1947, un anno prima della fondazione del Collegio Patafisico, cui poi l'autore aderirà, creandone addirittura nel 1960 la divisione, come detto, dell'Oulipo).

Il numero di cento, tuttavia, fa pensare ai cento canti danteschi, ricalcate già nelle cento novelle boccaccesche: oltretutto, la struttura di una narrazione proemiale e 99 variazione rimanda dichiaratamente al modello dantesco (1 canto proemiale, 33, 33 e 33 per cantica).

L'attenzione della critica si è incentrata sulle variazioni, ritenendo l'episodio insignificante.
Tuttavia, a una occhiata più attenta, il brano può celare significati occulti a una prima lettura.

Sulla S, in un’ora di traffico. Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. La gente scende. Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno. Tono lamentoso, con pretese di cattiveria. Non appena vede un posto libero, vi si butta. Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in piú al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

L'incipit è dichiaratamente dantesco. Vediamo le corrispondenze:

Sulla S, in un'ora di traffico

è trascrizione di

Nel mezzo del cammin di nostra vita, 
mi ritrovai in una selva oscura,
che la diritta via era smarrita.

La S è simbolo grafico del fatto che la via diritta è smarrita, sostituita dalla tortuosa "S".
"L'ora di traffico" rimanda all'essere nel "mezzo del cammino", in una "selva oscura", quella del traffico urbano.

Un tipo di circa ventisei anni, cappello floscio con una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato. 

Il rimando all'età è dantesco, in doppio senso. A un primo livello, rimanda a quei 35 anni che sono richiamati, per i critici superficiale, dal "mezzo del cammin" (data la vita media normale di 70 anni).

In verità, la critica concorda che il "mezzo del cammino" è quello dell'umanità dopo la venuta di Cristo: l'opera infatti è ambientata nel 1300 d.C., a metà di un percorso che si chiuderà nel 2600 con la probabile apocalisse. In questo modo, Cristo si trova a essere punto mediano tra un inizio della storia collocato nel 2600 a.C. con la creazione delle prime piramidi, e proseguito nel 1300 a.C. con il monoteismo egizio (e poi ebraico).

Molto significativo "una cordicella al posto del nastro, collo troppo lungo, come se glielo avessero tirato." Un doppio rimando all'impiccagione (la corda, il collo tirato), notoria pena massonica, nonché in alcune tradizioni prova di iniziazione simbolica. Il protagonista ha superato tale prova, e ne porta i segni simbolici nel vestiario (la corda) e nel corpo (il collo). Anche Dante, tra l'altro, parla della sua corda da terziario templare, che gli consente di domare al suo servizio la bestia Gerione, e scendere così nel basso inferno.

Il tizio in questione si arrabbia con un vicino. Gli rimprovera di spingerlo ogni volta che passa qualcuno.

Il protagonista accusa una persecuzione. Forse, dati i presupposti, la persecuzione della chiesa d'Avignone. "Tenta di spingerlo" è da connettere, appunto, alla "cordicella al collo": rimanda all'impiccagione.

Non appena vede un posto libero, vi si butta.

L'ordine templare che sfugge alle persecuzioni riciclandosi nell'ordine dei muratori.

Due ore piú tardi lo incontro alla Cour de Rome, davanti alla Gare Saint-Lazare. 

Le due precedenti sono induzioni: qui tornano prove concrete. "Due ore più tardi" vale per "due secoli dopo", nel '500, quando inizia l'azione rosiscruciana nel campo protestante.

Il Cour de Rome indica che l'azione è ormai giunta al "cuore di Roma", che sarà minacciato dalle rivolte protestanti, tali da giungere al Sacco di Roma (1527). La stazione Saint Lazare rimanda al santo protettore della lebbra, santo iniziatico venerato dagli gnostici per l'eccezionalità del suo legame alla figura del Messia: come lui è resuscitato, gli è indirizzato il primo ordine templare.

È con un amico che gli dice: «Dovresti far mettere un bottone in piú al soprabito». Gli fa vedere dove (alla sciancratura) e perché.

L'amico-mentore, dato il superamento della prova, fa aggiungere un grado (un bottone) per premiare il superamento della prova.

Insomma, è abbastanza evidente il significato ermetico del meccanismo prova - avanzamento, contenuto in Dante e qui ampliato per i cento gradi della massoneria, palese ed occulta.

Credo di aver svelato ogni dubbio circa l'interpretazione.
Ma se non vi convince, considerate questo come un ennesimo, personale esercizio di stile:
la versione ermetica.

(PS: Tra l'altro, nel 1983 Umberto Eco tradusse gli Esercizi di Stile, pochi anni prima di formulare il Pendolo di Foucault).

Post più popolari