De Astrologia



LORENZO BARBERIS.

Di Papa Francesco, Primo del Nome (2013) ho già scritto su questo blog.
Torno a parlarne per una interessante mossa, almeno per chi, come me, è affascinato dal mondo esoterico.
Il "Papa Angelico" ha infatti di recente tuonato contro oroscopi e tarocchi; e fin qui è il suo mestiere, potremmo dire. Ma egli si è spinto dove nemmeno Ratzinger aveva osato: vietando la pubblicazione del celebre oroscopo cristiano, quello di Frate Indovino (vedi la notizia sulla Stampa, e un po' ovunque).

E sì che Ratzinger non si era trattenuto, attaccando ad esempio Harry Potter per la cultura magica che diffondeva.

Inoltre, ricordo bene come, da bambino, sul "Giornalino" dei Paolini vi fosse la presenza dell'oroscopo, finché, verso la fine degli '80, venne rimosso probabilmente per un analogo diktat papale, regnante Karol Woytila, con Ratzinger prefetto del Sant'Uffizio.

Ma l'oroscopo di Frate Indovino resisteva: nato nel lontano 1945, la sua presenza settantennale lo metteva al riparo da interventi censori. Fino ad ora.

Ovviamente, gli estensori del calendario si affrettano a sottolineare come i loro oroscopi erano "ironici", quasi una parodia di quelli delle altre pubblicazioni, una critica insomma più che un'adesione. Ma mi pare una giustificazione a posteriori.

Forse non c'entra nulla, ma un mese fa il Papa era stato al centro di un inquietante presagio: liberate due colombe, esse erano state attaccate e uccise da un Gabbiano e da un Corvo.

Come ricordato in rete, un Gabbiano aveva connotato anche l'attesa della proclamazione del Papa, mentre il Corvo era l'infiltrato di potenze ostili al Papa in Vaticano (identificato poi col suo cameriere personale, quello col compito anche di assaggiatore del papa, con quindi la possibilità di condizionarne anche un eventuale avvelenamento, quali quelli che si sospetta avvenuti in un passato più o meno recente). Il Gabbiano è simbolo di libertà, a livello più superficiale (Il gabbiano Jonathan Livingstone, o la gabbianella di Sepulveda), ma in una chiave religiosa di "falsa libertà", proprio per la sua solo apparente somiglianza con la Colomba, simbolo dello Spirito. E lo stesso Crowley, il massimo esoterista del Novecento, si identificava con un Corvo Nero, che avrebbe portato alla distruzione della chiesa, riportando invece in auge i culti degli dei egizi.

La profezia, a interpretarla in chiave simbolica, sarebbe dunque evidentemente di tipo estremamente negativo. Una singolare connessione coi Tarocchi il papa l'ha istituita in questi giorni, modificando il suo simbolo pontificio da questo: 



A questo:


La stella a cinque punte è stata cambiata con una stella ad otto punte, templare, che rimanda a questo:


Una figurazione che ritroviamo, casualmente, nell'Etoile dei Tarocchi (e che rimanda la stella isiadica, simbolo del suo culto). 

Ad ogni modo, la recente proibizione papale, riecheggiata (anzi, anticipata) anche dalle testate giornalistiche locali qui da noi, mi ha stimolato una riflessione, ancora molto in divenire, sull'astrologia e sul suo significato.

De Astrologia

Lo studio degli astri è da molti attribuito a superstizione, e indubbiamente le credenze più ingenue e semplicistiche ricadono in questo versante.

“Astra inclinant, non necessitant”, come ricorda, ad esempio, San Tommaso d'Aquino nel '200: gli astri hanno un influsso, ma non determinano il corso delle nostre vite.

Ovviamente, lo scienziato e lo scientista moderno, dal '700 in poi, deridono anche tale più limitata credenza, basandosi innanzitutto sulla rivoluzione copernicana: se è la Terra a ruotare intorno al Sole, le credenze basate su un sistema geocentrico sono prive di fondamento. Il fatto che Galilei, mentre compiva la rivoluzione scientifica, continuasse a calcolare temi astrali, è ignorato, o frettolosamente ritenuto un fatto puramente economico da chi ne è a conoscenza.

I positivisti, dall'800 in poi, affiancano all'iniziale argomento “galileiano” tutte le successive riprove della scienza, che naturalmente dimostrano come non vi sia alcun tipo di influsso fisico degli astri su noi, sotto l'unico profilo osservabile, quello dell'influsso elettromagnetico e gravitazionale. E fondamentalmente sono concorde con tale osservazione.

Ma, dopo il declino ottocentesco del sapere astrologico, relegato nel milieu occultistico, vivace ma ghettizzato, il Novecento recupererà l'astrologia in una nuova prospettiva, quella della psicologia di Carl Gustav Jung, l'eretico erede di Freud.

Per Jung, il nostro “immaginario collettivo” è pervaso di archetipi in grado di esercitare una influenza fattuale sulla nostra psiche. La Madre, anzi la dea madre, è il primo di tali archetipi, seguito da quello del Padre, e quindi del Figlio, una triade già freudiana che egli collega alla sua valenza religiosa storicamente attestata, unendolo anche, ad esempio, all'archetipo del Diavolo, simbolo di un principio vitalistico e distruttivo.

La mappa più precisa di tali archetipi, nel pensiero junghiano, è fornita dai 22 Arcani Maggiori dei tarocchi; ma anche l'astrologia sarà ritenuta da Jung portatrice di tali valori archetipi. La magia nelle sue varie forme, per Jung, era stata un'antesignana della psicanalisi più “scientifica” (Jung non raggiunge il positivismo di Freud, cosa che lo espone anche meno alle critiche epistemologiche di Popper, ad esempio, che vede come false le pretese di scienza della psicanalisi).

Tramite l'estrazione di elementi “casuali”, ma spesso guidati dal suo inconscio, il Mago portava il soggetto che si rivolgeva al suo giudizio a far parlare a sua volta il suo stesso Inconscio, facendo emergere alla coscienza conflitti irrisolti e ragioni del turbamento.

Insomma, la cartomanzia come un grande Test di Rorschach (le stesse “carte” di Rorschach, come ho mostrato in un articolo del mio blog, derivano da esperimenti artistici di tipo occultistico). Nel caso di R., il vantaggio sarebbe dato dal fatto che l'archetipo presentato è dissimulato, sosterrebbe uno psicologo più tradizionalista: ma come ben sa chiunque abbia un interesse pur vago sull'ambito tarologico, ciò vale perfettamente anche per i tarocchi.

La differenza, certo, è che le “macchie” sono, al primo livello interpretativo, pura assenza di senso (e anche al livello più profondo, come sostiene Alan Moore nel suo magistrale Watchmen), mentre i tarocchi mettono di fronte a un primo livello di archetipo molto potente: la Morte, il Diavolo, il Papa. Va però detto che i Tarocchi operano per certi versi in modo simile: nei Rorscharch, infatti, al “primo livello” di non-senso (che rassicura il “lettore”) c'è un “secondo livello” in cui la carta mostra invece un archetipo ben preciso. Nel Tarocco, similmente, dietro a un archetipo di primo livello, molto connotato (“La Morte”) si cela un archetipo di secondo livello dissimulato (la Morte come energia trasformatrice).

Gli Arcani sono quindi più simili alle carte proiettive “di situazione” cui viene, ad esempio, sottoposto Alex sul finale di “A Clockwork Orange”, strumento psicanalitico che ha preceduto e affianca tuttora il Rorschach. Anch'essi hanno ovviamente un doppio livello di lettura, basato su simbolismi freudiani talvolta, ai nostri occhi, anche abbastanza evidenti.

L'unica differenza, in questo caso, è quindi dato dall'estratto casuale da parte del mago, a differenza di quello razionalizzato operato dal terapeuta. Il Mago concede più fiducia al suo inconscio, l'Analista alla sua parte razionale: ma il processo è, in punto di principio, totalmente simile. La “casualità” delle estrazione del Mago, poi, è sempre stata storicamente pilotata, e in un certo senso è uno schermo per tranquillizzare l'inconscio del consultante, e farlo emergere. Dire “questa carta è stata estratta per volere del Fato” è a volte come dire “è solo una macchia”: negando un intervento intenzionale, si rimuovono le difese che scattano se diciamo, invece, “mi parli di suo padre”.

Questa è la lettura più razionale, fra l'altro, della posizione di Jung, che verso la fine della sua vita non esitò ad assumere posizioni ben più misticheggianti, problema di cui deve tenere conto “l'altra metà del cielo” della psicanalisi “scientifica”, abbastanza equamente divisa tra devoti di Freud e fedeli di Jung.

Ovviamente, nulla toglie che nella tradizione dei maghi si siano celati impostori e truffatori, solitamente assenti, come ognuno sa, nelle tradizioni religiose e in quelli della scienza medica moderna.

La posizione dell'astrologo, rispetto il cartomante, ha ancora una posizione diversa. L'estrazione di una data combinazione non è, nel suo caso, del tutto casuale, ma deriva da un complesso meccanismo cosmico e dal punto di vista da cui lo guardiamo.

Può essere che sia totalmente irrilevante, come ripete la voce dello scientismo alla Hack; ma i quattromila anni di storia che ci guardano dall'alto delle piramidi dicono invece una cosa differente. Magari errata: ma non dovete convincere il vostro Io, dovete convincere il vostro inconscio.

Quindi, di fatto, anche solo come “profezia che si auto-avvera”, l'astrologia è parte del nostro essere. “Siamo” Bilancia, Toro, Scorpione: anche se lo rifiutiamo. Per i meccanismi di ricezione dell'immaginario collettivo, sappiamo infatti cosa dev'essere un Bilancia, un Toro, uno Scorpione: anche perché la corrispondenza tra segno astrologico e le sue caratteristiche psicofisiche è di tipo simbolico, implicito quindi nell'archetipo stesso. Un Bilancia non può non capire che la Bilancia significa equilibrio (anche se poi, ovviamente, come per i Tarocchi, un'analisi più accurata rivela percezioni più complesse del simbolo iniziale).

Naturalmente, possiamo rifiutarlo. Può anche essere una scelta, quella di ignorare il più possibile la Profezia-Che-Si-Autoavvera sul nostro destino, contenuta nel nostro segno e nel presunto influsso che gli astri mobili hanno, di conseguenza, su di noi.

Personalmente sono affascinato più dal Segno, che non dalla previsione dell'Oroscopo nel Qui ed Ora. Il Segno ci condiziona, inconsciamente, come pure il Nome o la Religione “di partenza”: sarà pure un'associazione convenzionale operata alla nascita, ma questa associazione esercita su di noi un influsso, più o meno forte.

Studiare l'influsso degli astri mobili sul nostro segno ha un senso più limitato, a mio avviso: paragonabile all'estrazione di tre carte da un mazzo di tarocchi, per decifrare il nostro pensiero inconscio con questa selezione “casuale”. La differenza, come già detto, è quella che l'astrologia ci fornisce una combinazione “data” (e già prevedibile, in teoria, dalla notte dei tempi). Cosa che permette un responso casualizzato, sottratto al controllo del nostro inconscio (o a quello di un mago o terapeuta che scelga per noi, come nelle carte). In questa fissità del responso degli astri vi è, per me, l'elemento più affascinante dell'astrologia: se ci arriverò, l'astrologia già sa che nel 2066 incontrerò, magari, una bionda affascinante vestita di nero, e mi dovrò guardare da un uomo con la barba riccia a punta (per dire).

Il Positivismo muove qui un'altra critica: stando all'astrologia, tutti i nati il 4 ottobre 1976 (a una data ora, e in un dato posto) dovrebbero avere un destino perfettamente identico. Cosa che ovviamente non avviene.

La spiegazione comoda dell'astrologia è che ovviamente ci sono molteplici altri accidenti che modificano il corso degli eventi, oltre al fatto che l'influsso degli astri è sufficientemente debole da non poter ostacolare la volizione del soggetto; al limite rallentarla.

Ciò spiega dunque le divergenze tra me, ad esempio, ed Alicia Silverstone, o gli altri miei perfetti coetanei. Certo poi penso che uno studio sistematico al proposito non sia stato condotto, per verificare l'assurda esistenza di una sottotraccia comune, magari una sorta di “rumore di fondo” in grado di intrecciare vite differenti tra di loro in un algoritmo simile di successi amorosi e cadute lavorative.


Breve Storia dell'Astrologia.



Credo tutti sappiano che l'astrologia è una delle più antiche forme della sapienza umana, e che in varie forme essa esiste dalla notte dei tempi. L'influsso dei corpi mobili come i pianeti, del sole, della Luna, di eclissi e comete venne studiato fin dall'inizio della storia (3000 a.C.) dai popoli mesopotamici. Gli astri mobili, e quindi “vivi”, erano associati con divinità, il cui moto non poteva mancare di avere influsso sugli umani.

A codificare le costellazioni (gruppi di stelle) saranno per primi i babilonesi, verso il 700 a.C., dall'alto della loro ziggurath, la torre di Babele che anche il Margutte di Pulci voleva ritrovare. Dodici costellazioni saranno associate al Sole ed al suo corso, e diverranno appunto lo zodiaco, il “cerchio degli animali”, verso il 400 a.C.. La maggior parte sono infatti animali archetipi, considerando tale anche la Vergine, il Sagittario, l'Acquario che sono figure antropomorfe. L'unico oggetto astratto è la Bilancia.

Lo zodiaco e i conseguenti segni divennero da quel momento in poi il riferimento di fondo per l'influsso astrologico degli astri.

Saranno invece gli egizi, che primeggiavano nella medicina, a connettere gli astri alle parti del corpo. Diviso in dodici zone, ogni parte del corpo umano era associata a una costellazione, con presunti influssi fisiologici al transitare di astri benevoli od ostili.

Il mondo greco-romano






Il mondo greco-romano, che guardava al vicino oriente come alla patria di ogni sapienza, fu fatalmente affascinato dall'astrologia e la riprese nella propria cultura. Verso il 270 AC si colloca la diffusione dell'astrologia in Grecia, col sacerdote caldeo Beroso.

I filosofi naturalisti greci, nel loro studio del principio, dell'Arché, avevano codificato i quattro elementi di Terra, Acqua, Aria e Fuoco, corrispondenti anch'essi a quattro umori differenti del corpo umano. Tali elementi costitutivi vennero associati ai segni zodiacali, costituendo la definitiva formazione della dottrina astrologica come è intesa ancor oggi.

I Romani, dal 146 a.C., con la conquista della Grecia ne ripresero con più forza la cultura, codificandola e diffondendola. Nel I secolo DC Manilio dedica all'arte il suo poema “Astronomica”. Tolomeo (100-178 DC), nel classificare l'Astrologia, la connette inscindibilmente alla comprensione del fatto astrologico (fino alla rivoluzione copernicana, pur essendo i due aspetti studiabili in modo indipendente, la loro interconnessione era indiscussa).

La codificazione dell'astrologia operata da Tolomeo, tuttavia, oltre a cementare il geocentrismo sulla scorta di Aristotele, contribuì a migliorare e uniformare l'osservazione astrologica.

Il fatalismo classico darà grande rilievo al fato scritto negli astri: “Astra volentem ducunt, nolentem trahunt”. Gli astri guidano chi vuole, trascinano chi non vuole. Appare qui una idea quasi deterministica dell'azione astrale, in seguito ridimensionata.

Una visione che entrerà in crisi, in parte, con la diffusione del cristianesimo, prima perseguitato, poi tollerato (313 DC) e infine religione unica dal 390 in poi.

L'astrologia rimaneva subordinata al disegno divino, e quindi si passava a una concezione meno vincolante: “Astra inclinant, non necessitant”, come afferma ancora San Tommaso d'Aquino, autorevole fondatore della tomistica, nel 1200.

0. L'età Cristiana



L'apprezzamento dell'astrologia rimase nel nuovo culto cristiano, molto più che altri elementi del paganesimo classico che venne rimosso. La stessa nascita di Cristo, infatti, era stata prevista dai Re Magi, astronomi mesopotamici, a simboleggiare che anche la sapienza astrologica riconosceva l'evento costituito dall'arrivo di Cristo, segnato dal passaggio della Cometa di Haley. Simile peso venne dato alle profezie della IV Ecloga di Virgilio, che nell'annunciare la nascita del Puer Cosmicus e del Novo Ordo Saeclorum forse pensava piuttosto all'impero di Augusto che alla nascita di Gesù di Nazareth: ma tale coincidenza venne ritenuta carica di significato, specie perché utile, del resto, a diffondere il nuovo culto presso i romani.

Similmente, i 12 apostoli che contornano Cristo sono visti da molti come i dodici segni zodiacali che circondano il Sole; tesi rafforzata dal fatto che i 4 evangelisti sono associati tradizionalmente ai 4 elementi e ai quattro umori, sanguigno (rosso), bilioso (giallo), flegmatico (bianco), melanconico (nero).

Gli astri hanno dunque nel primo pensiero cristiano una riconosciuta influenza, come tutti gli elementi naturali, ma essa non è determinante, perché su tutto prevale il libero arbitrio dell'Anima, la scintilla vitale infusa da Dio nell'uomo.

Posto questo distinguo, in realtà, l'arte astrologica venne non solo tollerata, ma integrata nella sapienza cristiana, e i simboli zodiacali vennero integrati spesso nella simbologia cristiana.

Il dodici, numero sacro del sistema “a base sei” proprio dei popoli mesopotamici, tornava del resto nella cultura ebraica e quindi nella cultura cristiana: alle dodici tribù d'Israele corrispondevano dodici apostoli, che attorniano il Signore come i dodici Segni attorniano il Sole. I quattro evangelisti sono fatti corrispondere ai quattro elementi, i quattro pilastri del cosmo e della sua comprensione.

All'inizio, ovviamente, ci fu pure un certo grado di opposizione verso la sapienza astrologica, rappresentata dalla posizione rigorista di Sant'Agostino (354-430 DC). Il rifiuto di Agostino era legato al determinismo della astrologia classica, che verrà in seguito smussato in quella cristiana. Il suo parere porterà, secondo alcuni, a un declino dell'arte astrologica che, tuttavia, si collega anche alla generale decadenza dell'Occidente.

Inoltre, Agostino valuta positivamente invece lo studio della cultura classica, il trivio umanistico e il quadrivio delle arti scientifiche, il cui punto più alto è l'astronomia, indistinta allora dal sapere astrologico. Il rifiuto è quindi più verso il determinismo che verso l'influsso degli astri, purché non vincolante. Su posizioni simili anche Isidoro di Siviglia (570-636), che nelle sue opere manifesta un analogo favore allo studio astronomico.

1000-1300. Il Medioevo



Cristo circondato dai segni zodiacali.

Con la ripresa dell'anno Mille, dunque, si avrà anche una ripresa degli studi astrologici. La sapienza dei greci, anche in questo caso, sarà conservata dalla civiltà araba, e riportata in occidente, tramite traduzioni, dal 1000-1100 in poi.

Oltre al già citato Tommaso d'Aquino (1200), anche il di lui maestro Alberto Magno mostrerà grande interesse per l'arte astrologica, e in generale nelle nascenti Università la dottrina astrologica sarà apprezzata, come già presso gli antichi, in connessione all'arte medica.

Da qui l'astrologia dilagherà nelle corti, fino a quella imperiale di Federico II di Svevia, il più grande sacro romano imperatore, che teneva gran conto delle indicazioni astrologiche nel prendere le sue decisioni politiche. Alla sua corte Michele Scoto preciserà la dottrina poi dominante, che vedrà il moto degli astri come codificato dal volere divino. Un libro della Natura celeste parallelo ai libri della tradizione biblica, scritto direttamente dalla mano di Dio. Scoto inoltre semplifica i calcoli necessari ad effettuare le previsioni astrologiche, forse venendo incontro, per alcuni, alla richiesta di chiarezza dovuto all'allargamento dell'attività astrologica stessa.

Lo stesso Dante Alighieri (1313), nel creare la sua ciclopica “cattedrale di carta”, pone la discussione dell'astrologia con Marco Lombardo quale pietra angolare del suo viaggio nel cosmo, nell'incontro nel canto XVI del Purgatorio, il centro esatto della Divina Commedia, dove viene precisato di nuovo il concetto che gli astri influenzano, ma non determinano, codificato come detto nella tomistica. Va detto che Dante condanna anche, al XX dell'Inferno, gli Astrologi, ma solo coloro che, secondo la tradizione classica, pretendono di dare un giudizio definitivo tramite gli astri stessi: o mentono, o dissimulano il ricorso ad arti occulte, di evocazione demoniaca. Nel Purgatorio, invece, mostra in più punti la conciliazione di una astrologia moderata con il libero arbitrio dell'anima; e già nel “Convivio”, inoltre, aveva espresso con chiarezza la convinzione che la disposizione delle stelle al momento della nascita lascia un'impressione indelebile sull'anima stessa, nell'atto di incarnarsi in un corpo.

1500-1700. L'Eliocentrismo, da Copernico al Newtonianesimo.



Teoria eliocentrica, ancora associata ai segni zodiacali.

Il Rinascimento riprenderà in modo ancor meno timido il culto per l'astrologia del basso medioevo, nella generale rinascita del culto dei classici. A Firenze, alla corte dei Medici, la diffusione dell'astronomia rinascimentale si lega a Marsilio Ficino e alla sua cerchia, verso la metà del Quattrocento; e in altre corti italiane ed europee sia una simile diffusione nello stesso periodo.

Vero è che Pico della Mirandola si scagliò, nel 1496, “Contra Astrologos”, nonostante la sua simpatia per altre arti magiche; ma invece ancora i padri della scienza moderna, quali Galileo e Keplero, non disdegnavano di calcolare temi astrali – per denaro, come viene sottolineato, quasi a dire: sicuramente solo per denaro.

Certo la rivoluzione eliocentrica, iniziata nei primi del '500 a Roma da Copernico, completata da Galilei ai primi del '600 e codificata compiutamente da Newton sul finire del secolo (1685), mina le basi dell'astrologia geocentrica anche se, come già detto, Galilei e la sua cerchia fossero ancora intrisi di un pensiero magico rinascimentale, e anche l'eliocentrismo viene visto, sia pure forse in modo letterario, come una “restaurazione” dei culti del dio Sole egizio.

Il '700 dell'Illuminismo – nato inizialmente come “Newtonianesimo” metterà in crisi l'astrologia: almeno nel suo volto palese e ufficiale, poiché molti “illuminati” non disdegnavano le arti magiche, ma praticandole più al segreto delle nascenti logge massoniche ed esoteriche.

Nel 1705 Halley scopre la ciclicità (76 anni) della cometa che porta il suo nome, e che tornerà nel 1758. L'astronomo sarà illuministicamente scettico sull'astrologia: ma Newton, invece, lo contrasterà sprezzante: "Io l'ho studiata. Voi no.". In verità, questo aneddoto non trova conferma in un reale culto astrologico dello scienziato: egli però praticherà l'alchimia operativa, usando i segni dei pianeti per indicare i metalli corrispondenti (Marte per il Ferro, Marcurio per l'omonimo metallo, e così via). Inoltre, studierà l'Apocalisse, cercando di rinvenirne i simbolismi astronomici, per cercare di calcolare una possibile data.
Quindi egli non era ancora totalmente privo di suggestioni dal pensiero magico-ermetico.

Il discorso ufficiale andava però nel senso di una battaglia della scienza contro la superstizione, quella dell'oscurantismo clericale ma non solo. La scoperta di Urano nel 1781, e di Nettuno nel 1846, furono una crepa ancor più profonda nella sapienza astrologica. Infatti, se il cambiamento eliocentrico poteva essere, volendo, ignorato, dicendo che ciò che contava era la percezione del sistema dal punto di vista della terra, la presenza di nuovi astri mutava l'equilibrio stabilito.  Alcuni addirittura proposero di elidere Sole e Luna, non pianeti, per tener fisso il numero sette degli astri mobili considerati. Prevalse la spinta conservativa di tenere validi gli astri visibili.

L'Ottocento occultistico



I “Promessi Sposi” (1820-1840) di Manzoni, nel loro spirito illuministico-cattolico, condannano l'astrologia nel personaggio secentesco di Don Ferrante, l'erudito incapace della rivoluzione galileiana, fermamente convinto, fino a morirne, che la vera causa della pestilenza è la congiunzione astrale, non un morbo invisibile o l'attività degli untori.

"- La c'è pur troppo la vera cagione, - diceva; - e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell'altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con Giove. E quando mai s'è sentito dire che l'influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l'influenze? Mi negheranno che ci sian degli astri? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori medici; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de' corpi terreni, potesse impedir l'effetto virtuale de' corpi celesti! E tanto affannarsi a bruciar de' cenci! Povera gente! brucerete Giove? brucerete Saturno?"

Il discorso di Ferrante ha quindi, come vediamo, una sua grandezza, ma è il discorso del fatalismo classico, che Manzoni rifiuta.

“L'astrologia è una scienza immensa che ha regnato sulle più grandi intelligenze.” sostiene invece Honoré de Balzac, mostrando un certo innegabile grado di ammirazione.

Col secondo Ottocento, col decadentismo, con un certo primo rifiuto del razionalismo illuministico e positivistico, l'Astrologia ebbe una sua rinascita all'interno del fenomeno dell'Occultismo (1850 c.), l'esoterismo “degenerato” dell'età decadente.

L'influsso dello spirito positivistico, che si risente ancor oggi in alcune difese dell'astrologia, porterà a tentare una dimostrazione empirica del fenomeno, tramite lo studio della sua ipotetica evidenza statistica: dimostrando, per dire, una propensione all'arte più alta della media negli individui nati sotto il segno della Bilancia.

Il Novecento Junghiano.



Con il '900, l'Astrologia rientra dalla finestra nel discorso del sapere "alto" per tramite della psicologia junghiana, che vede i dodici segni come dodici archetipi della psicologia umana, in cui siamo chiamati, volenti o nolenti, a riconoscerci. Più avanti egli si spinge a identificare delle Sincronicità, delle corrispondenze fattuali, realmente operanti nel nostro segno, e addirittura dirà, verso la fine della sua vita: "Se avessi ancora dieci anni, li userei per studiare l'astrologia".

A loro volta i surrealisti (1920-1930s), ispirandosi a Freud e a Jung nel riformare l'arte nel segno della psicanalisi e dell'inconscio, daranno spazio anche alla sapienza astrologica.

“L'astrologia, secondo me, è una grande signora, molto bella e venuta così da lontano che non posso fare a meno di sottomettermi al suo fascino”, dichiara ad esempio André Breton, il “papa del surrealismo”.  In fondo, un'altra chiave per giungere all'inconscio, come la scrittura automatica o altre prassi introdotte in arte dal surrealismo.

Nel secondo dopoguerra, comunque, Jung radicalizza le sue tesi astrologiche ed esoteriche in generale, sconfinando nell'esplicito ermetismo, fino alla morte sopravvenuta nel 1961.

Egli giunge così alle soglie della New Age, che egli aveva già proclamato per il 1933, e che viene riproposta dai circoli ermetici di Los Angeles per il 1966. L'Aquarium, l'età dell'Acquario, con un superamento del culto cristiano (i Pesci) annunciato a suo tempo da Virgilio nel nuovo Eone cosmico.

Una nuova religiosità, in grado di recuperare sincretisticamente, oltre alle spinte da oriente, la sapienza celata nelle remote radici romane.

Ed ecco quindi che dagli anni '70 in poi si ha una rinascita colta del tema astrologico, che negli anni '80 diviene consumismo di massa come, sostanzialmente, è tutt'ora, per la maggior parte dei casi.

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