Dylan Dog 330 - La Magnifica creatura


LORENZO BARBERIS

(Spoiler alert, as usual).

"La magnifica creatura", sesto albo del "rinascimento dilaniato", si distingue soprattutto per la cover totalmente in bianco e nero, salvo per la macchia rossa formata dalla camicia di Dylan (il titolo, descrittivo del contenuto, evoca volente o nolente una canzone della Nannini).

Una scelta che rimanda nell'immaginario collettivo a Schinder's List di Spielberg (1993), dove in rosso appariva il cappottino della bambina, o ancor più, fumettisticamente, alla saga fumettistica di Sin City di Frank Miller (1991), che questa soluzione visiva aveva anticipato dando risalto, solitamente, alle labbra o alle unghie di qualche dark lady.

Nel caso di questo Dylan Dog, il bianco e nero serve a sottolineare il patetismo della storia, unita alla qualità incredibile delle tavole di Marco Nizzoli, che ci precipita fin da subito nel laboratorio alchemico evocato in cover.

Una curiosità è costituita dall'ombelico della fanciulla, presente in copertina, ma assente nella storia, in quanto ella è stata generata artificialmente, e non partorita.


A pagina 7, terza tavola, l'albo poteva essere il primo di Dylan con un nudo integrale femminile (di cui qui sopra vediamo la vignetta non censurata), ma in seguito è  stato deciso per nascondere il "puntino" che segna il sesso della fanciulla. Tuttavia non mancano invece scene di quel soffuso erotismo che aveva segnato il Dylan delle origini, giustificato dalla nudità della protagonista femminile.

Su tutto l'albo aleggia lo spirito un po' melenso, ma indubbiamente dylaniato, di Johnny Freak, mitico albo della serie. Una sorta di Freak al femminile è la sventurata fanciulla protagonista, nominata Neve per il suo fascino per le nevicate nonché per il suo niveo candore, di pelle e di spirito (e, in seguito, si scoprirà, per la sua caducità). Come Johnny, non parla, e come Johnny è perseguita da una oscura minaccia.

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Giancarlo Marzano, lo sceneggiatore, è uno dei nuovi nuovi nomi emersi sulla serie regolare nel corso della "Decadenza Dylaniata", dopo il 250 canto del cigno di Sclavi.

Ha iniziato - come la maggior parte degli autori di quest'epoca, a collaborare sui vari numeri speciali, come l'Almanacco 2004, poi il maxi 8 nel 2005 e il 9 nel 2006, l'Almanacco 2007. Personalmente però non ho mai seguito in modo sistematico tali testate, e quindi non ho presente tale sua produzione.



L'esordio sulla serie regolare è del 2008, con "Il Custode", al n. 257, disegnato da Piccatto: numero che non ho letto (siamo nel periodo immediatamente post 250, con l'abbandono definitivo di Sclavi che mi aveva spinto ad abbandonare), ma che conto, prima o poi, di recuperare.

Di poco successivo è Liam Il Bugiardo (264), albo sempre del 2008 che ho trovato particolarmente riuscito nella costruzione della psicologia del personaggio, di nuovo supportato dai disegni di Piccatto perfetto per queste storie surreali, di umorismo amaro.

Il 295, "Tra moglie e marito", con Saudelli, non mi è dispiaciuto, virato nella giusta chiave comica e con il giusto grado di erotismo feticista saudelliano; e il 299, "Una affezionata clientela", in cui l'autore usa il registro patetico-dylaniano in una storia che, pur funzionando da un punto di vista delle meccaniche narrative, è in effetti un po' piatta nello svolgimento.

In questo albo la ripresa del registro patetico non mi entusiasmava, inizialmente, ma invece alla fine Marzano se l'è cavata decisamente bene, sposandosi al meglio al segno minuzioso di Nizzoli, che a un vecchio appassionato come me ricorda in qualcosa quello di Cossu (pur nell'autonomia del tratto).



Se la censura sull'erotismo si è attenuata nell'Era Recchioni, il perdurare di una certa censura su scene splatter è però poco rassicurante, come in questa vignetta del primo tentato rapimento di Neve, dove viene eliminato un primo piano dell'agente ucciso, tutto sommato non così forte per un fumetto dell'orrore. La "Caccia alle streghe" non è passata invano.


Il fumetto quindi, nel complesso, si sviluppa in modo piuttosto efficace; il rimando all'alchimia finale, facilmente capibile fin dalla copertina, è interessante nella sua cornice storica, ebrei e ugonotti perseguiti che fanno i loro esperimenti di nascosto dai "nemici della conoscenza", con un'illustrazione dell'homunculus abbastanza filologica (e simile per impostazione a quella sovrastante, del Mutus Liber del 1677, anche se di fonte diversa).

Un tema, quello alchemico, che fa parte in fondo delle origini xabarasiane del personaggio, e che spero di rivedere in futuro nel nuovo corso dylaniato.

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