Il Sogno del Guerriero


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LORENZO BARBERIS.

Ho parlato di recente con un allievo che mi chiedeva consiglio per la sua tesi di maturità, incentrata sulla figura del soldato (soprattutto italiano) nella prima guerra mondiale. Un argomento interessante, anche perché esplorabile attraverso la propaganda bellica, tema che mi ha sempre affascinato.

A grandi linee, direi che la figura del soldato così come giungeva all'Italia dal mito risorgimentale aveva una forte componente cavalleresca. Il cavalleresco rinascimentale più ancora che quello alto-medioevale, come denota il termine stesso Risorgimento che richiama l'altra grande, precedente Rinascita nazionale, quella scaturita dall'umanesimo.

Il soldato della Grande Guerra, pur essendo in verità soldato ormai moderno, tecnologico, vede l'esaltazione dei suoi aspetti più simbolico-medioevali (il ripristino del mito di Roma classica, che sarà del fascismo, non è ancora pienamente operante): stringe in pugno la spada, l'elmetto come un lucente cimiero medioevale, l'asta della bandiera, addirittura, fornita di simboliche rose bianche e rosse, che esaltano i colori della bandiera ricorrenti, ovviamente, nell'immagine.



Un riferimento plausibile per questa medioevalizzazione del guerriero può riandare al modello alto di Hayez e del suo "Il Bacio" (1859), in cui il soldato risorgimentale è simboleggiato in un combattente medioevale, più vicino a Robin Hood che a un cavaliere in armatura (il cappello con la piuma, tipicamente medioevale, è molto simile a quello poi degli alpini).



A sua volta, Hayez riprendeva in questa scena la sua immagine del bacio tra Giulietta e Romeo, elemento che sottolinea ulteriormente la matrice romantico-rinascimentale.


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In modo simile, viene sottolineato molto, nella propaganda della grande guerra, l'assalto alla baionetta, che diviene quasi una picca o un'alabarda di tradizione medioevaleggiante.



Una idealizzazione che contrasta con la realtà di una guerra, per la prima volta, altamente tecnologica, segnata dalla spersonalizzazione e disumanizzazione del volto dei soldati tramite la maschera antigas.

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L'austriaco come una sorta di adunco, gigantesco troll nordico, combattuto dall'eroico fante a colpi di scure da guerra. Anche il vestito verde della fanteria italiana ha un qualcosa di medioevaleggiante, quasi un rimando a Robin Hood e ai suoi arcieri, mito caro del resto ai romantici risorgimentali.

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Corollario inestricabile, è il ruolo di "Italiani brava gente", concetto insistito nel mostrare sempre la popolazione locale compiaciuta e felice dell'arrivo dei nostri. Anche qui, i greci dell'Epiro sono tutti rigorosamente in costume tipico, con un gusto anche qui arcaicizzante.

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Al di là dell'aspetto eroico, tuttavia, si pare sottolineare della guerra gli aspetti quasi piacevoli, cioccolata, e Cinzano, Campari e caffè, meglio ancora se servito da servizievoli crocerossine volte a rendere più agevole il riposo del guerriero. In questo immaginario, la propaganda bellica si mescola inestricabilmente con la nascente réclame pubblicitaria. Sembra quasi di vedere alcune pubblicità "per veri uomini" come quelle avventurose dell'Amaro Montenegro, dal "sapore vero".

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Questa componente è ovviamente irrinunciabile, esaltando gli spettacoli di varietà offerti ai soldati al fronte, o richiamando in modo ancor più esplicito il loro fascino guerresco sulle belle fanciulle italiche.

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Per quanto quella del soldato sia invenzione maschile, non manca l'invenzione femminile di una figura allegorica di Italia Guerresca, che deve stimolare parimenti il soldato a combattere. Non manca, ovviamente, ed è anzi prevalente, l'immagine della donna come essere indifeso da proteggere, e in questo la donna reale appare usualmente come anti-militaresca, sia essa la madre, la moglie, la figlia a casa, in trepidante attesa del ritorno dell'eroe, nel timore della vittoria del nemico. Ma solitamente in questo caso la caratterizzazione erotica è bassa.

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La Donna-Guerriera, invece, è associata alla figura allegorica della Patria (ossimoro di concetto femminile etimologicamente maschile) o, meglio ancora, della Madre Patria. In questo caso, ha una caratterizzazione anche sensuale, solitamente come prorompente donna mediterranea, un'immagine vicina quasi alle moderne eroine del fantasy, o quelle antiche dei poemi cavallereschi, Clorinda, Bradamante e giù di lì. Anche qui, un elemento che rimanda al medioevo fantastico dell'Ariosto e del Tasso. Solitamente la Patria è più veracemente popolana, ma ugualmente battagliera e distruttiva nei confronti del nemico.

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Tale creazione del mito della Dea Madre-Patria assurge addirittura all'appropriazione dei simboli religiosi femminili, quale la Madonnina del Duomo di Milano che viene arruolata come algida Volontaria nel massacro degli altri popoli cristiani, mentre il papa Benedetto XV chiede, per la prima volta, di evitare una guerra, "inutile strage" tra correligionari.



L'Italia si viene così ad avvicinare all'alleata Francia, dove la bella Marianne è, dal 1830, il simbolo femminile in armi della nazione.



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Nella propaganda germanica, l'elemento medioevaleggiante diviene ancora più evidente, come l'importanza del simbolismo della patria come donna-guerriera.

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La propaganda tedesca però ha anche manifesti più moderni, nel contenuto e nella forma, in quanto può vantare la propria superiorità tecnologica, come nel moderno sommergibile. In Italia, un simile elemento non appare nella retorica ufficiale, ma invece nell'arte dei Futuristi.

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La propaganda inglese ricorre a San Giorgio, sfruttato anche dalla Russia zarista: il prototipo del Cavaliere medioevale.

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Anche nella propaganda inglese la Patria è effigiata quasi come un demone marino della vendetta, in grado di brandire la Spada della Giustizia. Però è qui, curiosamente, una divinità più classicheggiante, meno medioevale.

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La donna irlandese è battagliera anche nella figurazione realistica. A differenza di altre, è mostrata imbracciare ella stessa il fucile, vogliosa quasi di partecipare al confronto bellico al posto dell'uomo, secondo un radicato cliché alla Moll Flanders, che voleva le donne d'Irlanda eccezionalmente combattive.



Il soldato nemico, ovviamente, è invece sempre un Mostro: nel caso inglese, la Demonizzazione è ancor più accentuato, forse sull'influsso dei Delitti della Rue Morgue di Poe.

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La propaganda USA appare come la più laica nella figura del soldato, anche per la maggiore modernità della nazione. Quella russa zarista, invece, è la meno diffusa, legata alla nazione più arretrata: e anch'essa usa abbondantemente un cliché medioevaleggiante.

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In Russia, anche la propaganda interna sovietica, che contrasta lo zarismo e il capitalismo, ricorre a simbologie medioevaleggianti nell'effigiare il Comunista come San Giorgio, il Cavaliere per eccellenza.

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A conclusione del conflitto, la costruzione del mito del soldato passa per la creazione del mito del Milite Ignoto (1921), simbolo anonimo di migliaia e migliaia di anonimi caduti (oltre seicentomila, per l'esattezza). Il Soldato impersonale dell'era della tecnica diventa definitivamente un archetipo fondante del futuro immaginario fascista, che lo reinterpreterà ulteriormente.

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Perfino il fascismo, però, accanto a una retorica classicheggiante (D'Annunzio) e a una retorica tecnologica (Marinetti), manterrà quest'ideale medievaleggiante in alcune delle sue immagini propagandistiche, pur accentuando la spinta retorica come in questo corrusco guerriero che si tramuta egli stesso in roccia.

Ma ormai la nuova propaganda, più efficace, moderna ed essenziale è quella del futurismo, nato dalle trincee (forse più retoriche che reali) della grande guerra, e ormai emancipato dalla paternità marinettiana.



(Immagini tratte in prevalenza da qui).

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